Tra i maggiori rappresentanti del movimento romantico tedesco, Joseph von Eichendorff (Castello di Lubowitz in Slesia, 1788 – Neisse, 1857) ha dato vita a una vasta opera poetica caratterizzata da una musicalità e un’armonia capaci di esaltare la bellezza della lingua tedesca. Propongo una scelta di testi nei quali la spazialità riveste un ruolo fondamentale perché concepita sul doppio piano della natura (boschi, valli, altezze montane, lontananze) e dell’interiorità dell’essere umano, la quale si nutre dello slancio verso la vastità, la bellezza, l’inconosciuto.“Sehnsucht” è vocabolo profondamente romantico e intraducibile in italiano se non con una lunga serie di definizioni: Sehnsucht è nostalgia, desiderio (“desio”, direbbe Leopardi), struggimento, afflato, slancio verso l’ignoto e l’infinito…Il “fiore blu” è l’immagine-simbolo del Romanticismo tedesco, invenzione di Novalis per rappresentare il legame uomo-natura, l’aspirazione alla bellezza, il valore reale del sogno e dell’immaginazione, l’essenza profonda di un mondo che aspira a essere, finalmente, riconciliato con se stesso – Eichendorff riprende l’immagine trasformandola in una sorta di propria ars poetica: la poesia romantica è, appunto, ricerca, viaggio, desiderio, incessante nostalgia, spazi da percorrere instancabilmente.A.D.SehnsuchtSplendevano così dorate le stelle,stavo solo alla finestrae da lontano udivoil corno postale per la terra silenziosa.Il cuore mi ardeva dentro,poi nell’intimo pensai:oh, se soltanto potessi viaggiarenella magnifica notte d’estate!Due giovani compagni erano in camminooltre il pendio della montagna,li udivo cantare (vagavanoper la campagna silenziosa)di fenditure vertiginose nella rocciadove sì dolcemente frusciano i boschi,di sorgenti che sgorgano dai burroninella foresta notturna.Cantavano di statue di marmo,di giardini che inselvatichiscono sopra le roccein pergolati crepuscolari,di palazzi al chiaro di lunadove fanciulle stanno in ascolto alla finestraquando si risveglia il suono del liutoe le fontane mormorano sonnolentenella magnifica notte d’estate.*CongedoO vastità di valli, o altezze,o bella, verde foresta,tu, mia gioia e mio dolore,devoto rifugio!Là fuori – sempre ingannatoe affaccendato – il mondo scorre veloce –tu inàrcati ancora di nuovointorno a me, verde volta!Quando il giorno albeggiarilascia vapori la terra e brilla,gli uccelli cantano allegri,così che il tuo cuore consuona:allora può svanire, essere soffiato viail cupo dolore terreno,e così risorgeraiin giovanile slancio!Allora sta iscritta nella forestauna parola silenziosa e solennedel ben fare e dell’amare– e qual è il vero tesoro dell’uomo.Ho letto fedelmentele parole, semplici e vere,e attraverso tutto il mio esseres’è fatta inesprimibile chiarezza.Presto ti lascerò,andrò straniero in terra straniera,vedrò per strade affollateil teatro della vita;e nel mezzo della vita la tua solenne potenzaeleverà me solitarioe così il cuore non invecchierà.*Notte di lunaEra come se il cielo avessebaciato piano la terracosì che nello scintillio dei fioridovesse ora sognarlo.L’aria si muoveva attraverso i campi,le spighe ondeggiavano dolcemente,i boschi frusciavano lievi,così chiara di stelle era la notte.E la mia anima dispiegò le ali,volò attraverso le regioni silenziosecome stesse volando verso casa.*Notte d’invernoCoperto di neve giace all’intorno il mondo intero –nulla ho che mi dia gioia:abbandonato solitario sta l’albero nel campo,perse da tempo le foglie.Solo il vento attraversa la quieta nottee scuote l’albero –allora muove dolcemente le sue cimee parla come in sogno.Sogna la futura primavera,il mormorio del verde e delle sorgentiquando, nel suo nuovo abito fiorito,risuonerà in lode a Dio.*Il fiore azzurroCerco il fiore azzurro,lo cerco senza mai trovarlo –sogno che nel fiorefiorisca per me la buona fortuna.Vago con la mia arpaper terre, città e rivierese da qualche parte mi sia concessodi vedere il fiore azzurro.Vago da gran tempoavendo sperato e confidato a lungo,ma, ahimè, in nessun luogo ho scortoil fiore azzurro.*A DanzicaTimpani scuri, alte finestre,torri come sguardi dalla nebbia.Statue pallide come spettristanno in silenzio sotto le porte.Sognante vi risplende la lunache ama la cittàcome se – magicamente pietrificato –si stendesse là sotto un mondo favoloso.Tutt’intorno attraversando profondità in ascolto,vasto sopra tutti gli edifici,solo il mormorio lontano del mare.Meravigliosa solitudine!E il guardiano del faro, come anni fa,canta un’antichissima canzone:che Dio protegga il marinaiomentre naviga di notte.L'articolo Joseph von Eichendorff: il Romanticismo è vastità di spazi (Traduzione di Antonio Devicienti) proviene da Il Fatto Quotidiano.