CAPENA – Ucciso per un rimprovero: a processo i presunti assassini del giostraio

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Li aveva rimproverati perché alcuni ragazzi erano saliti sulla giostra senza pagare il gettone durante la Sagra dell’Uva di Capena.Una banale discussione degenerata in una aggressione a calci e pugni in testa, tanto violenti da provocarne la morte. Stefano Cena, il giostraio di 65 anni ucciso a Capena Il giostraio Stefano Cena, detto “Luigi”, aveva 65 anni, quando il suo cuore ha cessato di battere il 14 ottobre 2025 dopo 9 giorni di agonia all’ospedale Sant’Andrea di Roma (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO). Sopra e sotto, due fermo immagine del video dell’aggressione mortale a Stefano Cena Ora è giunto il momento del giudizio per i suoi presunti assassini, i 20enni Mohamed Azzeldin e Raul Gabriel Matei ed il 25enne Lorenzo Agueci, tutti e tre italiani residenti a Capena, dal 5 novembre 2025 detenuti presso il carcere di Rebibbia (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).Mercoledì scorso primo aprile il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Tivoli, Michele Cappai, ha firmato il decreto di giudizio immediato, fissando al prossimo 6 luglio l’inizio del processo davanti alla I Corte d’Assise di Roma.Lorenzo, Mohamed e Raul Gabriel sono accusati di omicidio volontario aggravato in concorso tra loro e con altre persone non identificate.  La brutale aggressione ai danni di Stefano Cena risale alle ore 20,20 del 5 ottobre 2025 in piazza Civitucola durante la Sagra dell’Uva di Capena.Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri della Compagnia di Monterotondo, sotto la direzione ed il coordinamento dalla Procura di Tivoli, dopo avergli detto “Ti ammazziamo oggi o la prossima volta”, i tre ragazzi si sarebbero avventati contro il giostraio capenate circondandolo, bloccandolo, trascinandolo a terra e colpendolo alla testa con pugni e calci, nonostante la presenza di altre persone tra cui alcuni bambini e la moglie di Stefano Cena.La donna avrebbe tentato disperatamente di arginare la violenza del branco urlando: “Fermatevi, ha 65 anni”.Fu tutto inutile, perché il gruppo di ragazzi raggiunse Stefano Cena al gabbiotto della sua giostra, lo spintonò nuovamente a terra e lo colpì fino a ridurgli il volto in una maschera di sangue. Un’immagine sorridente di Stefano Cena, il giostraio conosciuto a Capena come “Luigi” La scarica di calci, pugni e le cadute contro una superficie rigida procurarono al giostraio lesioni multiple a carico di almeno 12 parti della testa, undici delle quali nella zona cranio-encefalitico, a causa delle quali si spense in ospedale a distanza di nove giorni.Fin dalla sera dell’aggressione Lorenzo, Mohamed e Raul Gabriel erano finiti nel mirino degli investigatori della Compagnia Carabinieri di Monterotondo.I militari diretti al Capitano Carmine Rossi hanno inchiodato i tre ventenni attraverso l’acquisizione di video girati dai presenti con telefoni cellulari e delle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza, oltre alle testimonianze raccolte sul posto.Il Giudice per le Indagini Preliminari Michele Cappai ha condiviso l’esito dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Gabriele Iuzzolino, tanto da contestare ai tre imputati una serie di aggravanti.A cominciare da quella di avere approfittato di circostanze di tempo, luogo e persona, come aggredire in gruppo una vittima di 65 anni senza lasciargli scampo di difesa.Fino ai futili motivi consistiti in una banale discussione generate dal rimprovero di Stefano Cena ad alcuni ragazzi saliti sulla giostra senza pagare il gettone.“L’enorme sproporzione – scrive il Giudice – tra il motivo o causa psichica della condotta e le modalità brutali del pestaggio – per il numero soverchiante dei correi; per il numero, la direzione e intensità dei colpi; per il fatto di aver continuato a colpire la vittima alla testa anche dopo che era caduta a terra e non era in grado di apprestare alcuna difesa, né protezione – rivela un moto interiore del tutto ingiustificato rispetto allo stimolo esterno e tale da connotare quest’ultimo come un mero pretesto per lo sfogo di impulsi criminali violenti di cui sono portatori gli imputati”.Il giudice Michele Cappai ha individuato come persone offese dal reato la moglie di Stefano Cena, Daniela, le figlie Miriam e Vanessa, il figlio Manuel, le sorelle Sabrina e Guglielmina, il fratello Rudi e le nipote Aurora e Talisa.L'articolo CAPENA – Ucciso per un rimprovero: a processo i presunti assassini del giostraio proviene da Tiburno Tv.