di Guido Keller – Nel 39mo giorno di guerra in Medio Oriente, la crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran entra in una fase estremamente delicata. L’ultimatum lanciato dal presidente americano Donald Trump a Teheran è ormai vicino alla scadenza: entro la notte, secondo quanto dichiarato, l’Iran dovrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz per evitare un’escalation militare che Washington descrive come potenzialmente rapida e devastante.Trump, incalzato dai giornalisti, ha adottato toni durissimi, dichiarando di non essere preoccupato dalle possibili implicazioni legali di un intervento su larga scala. Ha inoltre ribadito la minaccia di colpire infrastrutture strategiche iraniane, tra cui ponti e centrali elettriche, qualora Teheran non si conformi alle richieste americane.Nel frattempo, la notte è stata segnata da nuovi attacchi su Teheran e nelle aree circostanti. Secondo fonti di stampa internazionale, almeno 15 persone avrebbero perso la vita nei raid. L’agenzia iraniana Mehr riferisce che la località di Pardis, a est della capitale, è stata colpita, con sei persone estratte vive dalle macerie. Altre nove vittime si registrano a Shahriar, nella zona occidentale. Testimonianze raccolte da media internazionali parlano di caccia in sorvolo costante e di forti esplosioni udite nella capitale.Sul piano militare, anche Israele intensifica la pressione. L’esercito ha lanciato un avvertimento diretto alla popolazione iraniana, invitando a evitare l’uso della rete ferroviaria nazionale. Il messaggio, diffuso in lingua persiana sui canali ufficiali, lascia intendere possibili attacchi imminenti alle infrastrutture di trasporto, aumentando i timori per la sicurezza dei civili.Parallelamente, la diplomazia internazionale tenta di contenere la crisi. Le Nazioni Unite si preparano a votare una risoluzione per la riapertura dello Stretto di Hormuz, nodo cruciale per il commercio energetico globale, escludendo però l’uso della forza. Dal Pakistan arriva un monito sulla gravità della situazione, definita “una fase critica” che potrebbe avere ripercussioni ben oltre la regione.Con lo scadere dell’ultimatum ormai imminente, lo scenario resta incerto e carico di tensione. Il rischio di un’escalation su larga scala appare concreto, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione gli sviluppi delle prossime ore.