Secondo caso di suicidio assistito in Lombardia, il quattordicesimo in Italia. È avvenuto nella Bergamasca nell’autunno scorso e finora la notizia era rimasta riservata per volere della famiglia. L’associazione Luca Coscioni, che a gennaio 2025 aveva accompagnato in questo percorso “Serena”, ha diffuso la notizia. La 50enne di Milano affetta da sclerosi multipla progressiva era stata il primo caso lombardo. Nel caso di “Serena” l’ospedale Fatebenefratelli-Sacco aveva fornito il farmaco letale, ma per procedere la donna si era dovuta rivolgere a un dottore di fiducia. Nel suicidio assistito di ottobre invece l’ospedale non ha messo a disposizione solo il farmaco, ma anche un medico per assistere il paziente nella procedura. Il compito è stato affidato all’anestesista della commissione che ha valutato la richiesta.L’Associazione Coscioni ad oggi sta seguendo la situazione “di dieci persone in tutta Italia che hanno fatto richiesta di accesso all’aiuto alla morte volontaria”. In Lombardia sono tre ancora i pazienti che si sono affidati all’associazione per ottenere il fine vita tramite il Servizio Sanitario. Al momento non esiste una norma nazionale che regoli la questione. A fare da riferimento è la sentenza 242/2019 sul caso di dj Fabo che aveva stabilito i requisiti, che le Regioni seguono, necessari per ottenere il suicidio medicalmente assistito: irreversibilità della patologia, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, presenza di sofferenze fisiche o psicologiche considerate intollerabili, capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. In Senato è stata nuovamente rinviata la discussione sulla proposta di legge sul fine vita promossa dalla maggioranza. Per l’associazione Coscioni le modifiche contenute nella proposta cancellerebbero i diritti conquistati sino ad ora.Per questo Coscioni si sta muovendo per chiedere al Governo il ritiro definitivo del testo presentato nove mesi fa e da allora fermo senza avanzamenti. Nel 2024 la Coscioni aveva già presentato la proposta di legge regionale “Liberi subito” con oltre 8mila firme a supporto. Il Consiglio regionale però non si era espresso ritenendolo un tema di competenza nazionale. Per questo l’associazione ha annunciato una nuova raccolta firme fino al 19 aprile in Lombardia insieme a Lazio, Piemonte e Calabria “sulla proposta di legge regionale di iniziativa popolare ‘Liberi Subito’, per garantire l’applicazione delle sentenze della Corte costituzionale sul suicidio assistito”. La Coscioni ha anche annunciato 100 mobilitazioni in 80 città italiane. “Dopo l’ennesimo rinvio a data da destinarsi del dibattito in Senato, chiediamo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di fare un passo indietro e lasciare il Parlamento libero di discutere una legge che non cancelli i diritti già stabiliti dalla Corte Costituzionale”, hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, la Segretaria nazionale e il Tesoriere dell’associazione che si batte per il fine vita.L'articolo Secondo caso di suicidio assistito in Lombardia. L’associazione Coscioni: “Nuova raccolta firme per una legge” proviene da Il Fatto Quotidiano.