Ali Yusuf Harshi è stato “eliminato”, nel gergo delle Israel Defense Forces, giovedì nel quartiere di Tallet Khayat a Beirut. Faceva parte della cerchia ristrettissima di Naim Qassem: del leader di Hezbollah era il consigliere personale, nonché nipote. Ciò significa che anche il capo è nel mirino: “Arriverà il suo turno“, ha detto senza giri di parole mercoledì il ministro della Difesa Israel Katz. La caccia all’uomo è aperta: l’esercito di Tel Aviv continua a decimare i vertici del partito di Dio e ora punta anche a quelli politici.Il lavoro era cominciato mettendo nel mirino il livello militare dopo il cessate il fuoco del 27 novembre 2024 seguito alla guerra iniziata con l’invasione israeliana di ottobre. Da allora “sono state effettuate 254 eliminazioni mirate“, si legge in un report del 6 febbraio di Alma Research and Education Center, think tank contiguo all’intelligence di Tel Aviv. Di questi, 187 – il 73,6% – erano “operativi” appartenenti ai ranghi inferiori; 58 (il 22,8%) facevano parte del “livello intermedio” e solo 9 (il 3,5%) erano “dirigenti di alto livello” ovvero “comandanti equivalenti a comandanti di brigata e superiori”. Ma “indebolire il livello inferiore” non basta, è l’analisi di Alma. Occorre “aumentare in modo significativo, sistematico e continuo gli attacchi alla leadership di alto livello e ai ranghi di medio livello, con particolare attenzione ai titolari di posizioni chiave e alle unità che fungono da motori fondamentali per la riorganizzazione di Hezbollah”.Il 5 aprile, la nuova valutazione. Non basta colpire i ranghi militari: “Per indebolire ulteriormente lo ‘stato di Hezbollah’, dovrebbe essere condotta un’azione di eliminazione combinata e parallela anche contro la leadership politica“. Lo scopo: spezzare l’equilibrio tra dimensione militare, istituzionale e sociale del Partito di Dio. Al vertice della mappa che circola tra analisti e apparati di sicurezza c’è Qassem, successore di Hassan Nasrallah. Figura prevalentemente ideologica e politico-religiosa, Qassem è parte dei canali di collegamento con Teheran. La sua eliminazione avrebbe un impatto soprattutto simbolico: difficilmente ne comporterebbe il collasso, ma per Hezbollah rappresenterebbe una scossa significativa e lo costringerebbe a individuare rapidamente un successore.Subito sotto, ma tra le figure politiche più influenti, c’è Mohammad Raad, capo del blocco parlamentare. È uno dei principali punti di raccordo tra Hezbollah e lo Stato: negozia, blocca, costruisce alleanze. Legato all’Iran sul piano politico-strategico, contribuisce a tradurre la linea di Teheran in decisioni istituzionali. Dato per morto a marzo, notizia poi smentita, la sua eliminazione aprirebbe un vuoto in termini di coordinamento interno e comporterebbe un indebolimento della copertura politica.Terza figura chiave è Mohammad Fneish, figura di vertice del Consiglio esecutivo. Gestisce welfare, scuole, servizi: il volto “sociale” che garantisce consenso nelle roccaforti sciite grazia anche ai fondi che arrivano da Teheran. Colpire lui significa puntare a erodere la base popolare: il risultato sarebbe poco spendibile dal punto di vista mediatico, ma strategicamente profondo. Accanto a Raad opera, poi, Ibrahim Amin al-Sayyed, architetto della linea politica interna. Figura meno visibile ma centrale nel coordinamento tra partito e apparato, la sua perdita creerebbe confusione nel sistema senza però arrivare a paralizzarlo.Sul piano religioso pesa Mohammad Yazbek, figura di riferimento per l’ortodossia sciita e per il legame dottrinale con Iran. La sua funzione è principalmente legittimante: senza di lui, Hezbollah perderebbe un riferimento simbolico, ma non operativo. Più nell’ombra agisce Wafiq Safa, snodo tra sicurezza, politica e intelligence. È uno degli obiettivi più sensibili: la sua eliminazione provocherebbe un’interruzione nelle comunicazioni e nel coordinamento interno. Intorno a questo nucleo ruotano parlamentari e quadri intermedi: il centro studi fondato dal tenente colonnello Sarit Zehavi, che ha lavorato per 15 anni nel Corpo di intelligence delle Idf, ne enumera 12, appartenenti al blocco “Lealtà alla Resistenza” (Loyalty to the Resistance). Tra loro c’è Hussein al-Hajj Hassan è uno dei volti più rappresentativi dell’ala politica del Partito di Dio, già Ministro dell’Agricoltura tra il 2009 e il 2011 e poi Ministro dell’Industria fino al 2019.L'articolo Hezbollah, Israele dà la caccia ai politici: il primo obiettivo è il leader Qassem, poi 12 membri del parlamento di Beirut proviene da Il Fatto Quotidiano.