“Non hanno tradotto l’ordinanza”. E il maliano stupratore viene scarcerato

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La storia è questa, viene da Pistoia e risale in parte al giugno scorso, in parte ad oggi: una donna anziana è stata stuprata da un 22enne del Mali che si era introdotto in casa sua, è stato fermato, processato e intanto scarcerato non perché innocente o per un errore giudiziario, ma perché l’ordinanza “non era stata tradotta” in lingua francese. Quindi ora è libero, e senza braccialetto elettronico, di girare per la città. E magari di riprovarci.Il racconto di quei drammatici minuti è stato fatto a Tgcom24 dalla figlia dell’anziana signora. Quel giorno il 22enne si è presentato alla porta della donna per chiedere del denaro: “Quando mia mamma ha aperto la porta lui l’ha spinta dentro l’androne del palazzo e lì ha subito la violenza sessuale”. L’uomo l’ha tenuta in ostaggio per un tempo interminabile, puntandole contro un coltello. La polizia ovviamente gli ha dato la caccia. E l’ha scovato, arrestato e portato in carcere. Il processo a suo carico è iniziato nei giorni scorsi. Piccolo problema: nella sentenza di scarcerazione si legge che l’ordinanza del Gip di Pistoia che il 10 luglio 2025 ha portato in carcere il maliano deve essere annullata “per mancata traduzione in lingua nota all’interessato, la cui mancata conoscenza della lingua italiana era già nota al momento dell’emissione della misura cautelare”. E così, venuti meno gli effetti provvisori dell’ordinanza cautelare emessa il giorno della sua cattura, il 22enne è tornato a bighellonare in giro. Almeno fino alla conclusione del processo.Ora, nessuno mette in dubbio il diritto di ogni imputato di conoscere nel dettaglio – e magari anche nella propria lingua madre – i dispositivi di una sentenza o una ordinanza. Ma ci sovvengono due o tre interrogativi. Primo: possibile che nessuno, all’ufficio del Gip, cioè quei signori giudici che tanto hanno difeso l’autonomia della magistratura e elogiato i suoi meriti per la tenuta della democrazia, non abbia pensato a tradurre (anche solo con ChatGPT) il provvedimento, evitando così che diventasse nullo? “Avevamo presentato richiesta di scarcerazione già alla fine dell’anno scorso – ha detto l’avvocato Marco Tafi, legale dell’imputato – La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo giudizio davanti al Tribunale del Riesame, avendo ravvisato la sussistenza di un vizio procedurale”. Va bene. Ma nella sentenza di scarcerazione sta scritto chiaramente che “neanche nel frattempo” (cioè dopo il ricorso dell’avvocato) “l’ordinanza applicativa della misura cautelare è stata tradotta”. Possibile che nessuno si adoperato per impedire che – per un cavillo burocratico – il lavoro della polizia venisse vanificato.“Toc toc: che risposta darà la magistratura associata a questa incredibile, palese ingiustizia, che ora costringerà una famiglia intera a vivere nel terrore che il loro aggressore possa provarci di nuovo? Siamo sconvolti e spaventati tutti – ha detto la figlia della vittima alla Nazione – è come se lui fosse tornato in libertà e in carcere avessero messo tutti noi, tutta la nostra famiglia. Non ci sentiamo più liberi di uscire di casa e temiamo una vendetta, anche perché quel giovane è una persona instabile, e non è la prima volta che aggredisce qualcuno. Sa dove viviamo. La nostra vita di fatto è bloccata. Mia madre ha testimoniato contro di lui e lo ha riconosciuto come il suo aggressore. Lei non può vivere segregata in casa anche perché è una persona molto attiva e impegnata. È una professionista e ogni giorno va a Firenze. Potrebbe ritrovarselo davanti su un treno, o per strada. Questo ragazzo non ha una casa, vive in strada, e non gli è stato applicato neanche un braccialetto elettronico. Possibile che nessuno ci abbia pensato?”.L'articolo “Non hanno tradotto l’ordinanza”. E il maliano stupratore viene scarcerato proviene da Nicolaporro.it.