In Italia circa 300.000 persone – e 600.000 familiari – fanno i conti con la malattia di Parkinson, patologia che costa circa 8 miliardi e mezzo di euro l’anno. Si stima che entro il 2050 il numero di casi raddoppierà per l’invecchiamento della popolazione ma anche perché le cause sono essenzialmente ancora ignote e non sono quindi ancora disponibili strategie di prevenzione. Se ne parla in occasione della Giornata Mondiale del Parkinson che si celebra l’11 aprile, nel corso di un evento organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Confederazione Parkinson Italia.Fra le novità, il protocollo per l’avvio della più ampia indagine nazionale mai condotta in Italia sui bisogni delle persone con Parkinson e dei loro familiari. I risultati, dicono dall’Iss, saranno disponibili entro la fine dell’anno. Come ha spiegato il presidente Rocco Bellantone, l’Istituto sta lavorando anche all’aggiornamento delle Linee Guida sulla diagnosi e trattamento della malattia, che risalgono ormai al 2013. Ma non è tutto: fra gli obiettivi c’è anche la prevenzione.I fattori di rischio Parkinson“Oggi sappiamo che il Parkinson non è una malattia inevitabile né esclusivamente genetica. È il risultato di una serie di fattori che agiscono lungo il corso della vita, molti dei quali sono potenzialmente modificabili. Questo apre spazi concreti per una prevenzione più efficace”, dice Mario Zappia, presidente della Società Italiana di Neurologia. Tra i principali fattori di rischio rientrano l’età, alcune varianti genetiche, le esposizioni ambientali – a pesticidi, solventi industriali e inquinamento atmosferico – i traumi cranici, ma anche condizioni metaboliche quali diabete, ipertensione e sindrome metabolica, associate a una maggiore probabilità di sviluppare la malattia e a forme clinicamente più severe. Negli ultimi anni è cresciuta inoltre l’attenzione sul ruolo dell’infiammazione cronica e sul legame tra intestino e cervello.Attività fisica, alimentazione e 200 studi cliniciMa c’è di più. L’attività fisica regolare si conferma uno dei fattori protettivi più solidi, mentre un’alimentazione ispirata alla dieta mediterranea è associata a un rischio più basso e a un decorso più favorevole della malattia. Anche la qualità del sonno rappresenta un aspetto centrale nella tutela della salute cerebrale.“Agire sugli stili di vita significa intervenire prima che la malattia si manifesti pienamente” dice Zappia. La ricerca sul Parkinson sta attraversando una fase di grande fermento. A livello globale sono in corso circa 200 studi clinici interventistici, che affiancano lo sviluppo di nuove terapie sintomatiche più selettive e meglio tollerate a un crescente impegno verso trattamenti potenzialmente modificanti la malattia”.Le prospettive contro il ParkinsonIn questo ambito rientrano gli studi sugli anticorpi monoclonali diretti contro l’alfa‑sinucleina, sui farmaci mirati a specifici target molecolari come LRRK2, e le terapie cellulari, che hanno recentemente fornito risultati preliminari incoraggianti in termini di sicurezza e fattibilità.“Non siamo ancora di fronte a una cura definitiva, ma oggi disponiamo di una conoscenza molto più ampia dei meccanismi della malattia e di strategie concrete per rallentarne l’evoluzione. In attesa di terapie risolutive, la prevenzione resta lo strumento più solido per ridurre il numero di nuovi casi”, conclude.Questo articolo Parkinson: numeri e sfide per una malattia che costa 8 mld di euro l’anno proviene da LaPresse