Legge elettorale: una pdl per dare più stabilità e meno democrazia

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La democrazia non è solo votare. È contare davvero. E qui sta il problema. La nuova proposta di legge elettorale, presentata il 31 marzo scorso in Commissione Affari costituzionali della Camera, la AC (atto della Camera) 2822, promette stabilità, ma rischia di svuotare seriamente ed integralmente il voto dei cittadini. Come? Semplice.Se una coalizione supera circa il 40%, ottiene un premio che la porta al 60% dei seggi. Tradotto: non serve convincere la maggioranza. Basta arrivare “abbastanza avanti”. Nel 2022, con il 44% dei voti, il centrodestra ha già avuto quasi il 60% dei seggi.Ma con le regole attuali, questo risultato non era automatico:derivava dal fatto che, nei singoli territori, i suoi candidati arrivavano primi, anche di poco, nei collegi uninominali.Domani, se la proposta di legge venisse approvata, invece, il risultato sarebbe automatico. Il Parlamento diventerebbe meno rappresentativo e chi perde verrebbe ridotto al minimo in termini di parlamentari. Milioni di voti, così, finirebbero “schiacciati e inutilizzati”.E c’è di più. Con le liste bloccate, i cittadini non scelgono nemmeno i parlamentari. Li scelgono i partiti. Così il potere si sposta: dagli elettori ai vertici politici. Il risultato? Un sistema più stabile, certamente. Ma anche più rigido, meno libero, meno fedele.La domanda da porsi è semplice: vogliamo governi forti o una rappresentanza vera? Perché questa legge obbliga a scegliere. E non si tratta di una scelta tecnica. È una scelta di democrazia. (Pier Francesco Corso)