Mentre il governo è al lavoro per vietare l’accesso ai social network da parte dei minori di 15 anni, Giorgia Meloni punta l’indice sui doveri dei genitori, ma non dei colossi dal fatturato miliardario. La premier non nega i rischi della dipendenza tecnologica, per i più giovani e gli adulti. Ma la consapevolezza “impone un’assunzione di responsabilità, che ricade prima di tutto sulle spalle di chi dovrebbe avere maggiori strumenti e anticorpi per difendersi da quelle insidie. Cioè, noi adulti. E parlo di ‘noi’ perché, come mamma e come Presidente del Consiglio, mi sento la prima ad essere chiamata in causa. La prima a capire che il mondo degli adulti non sta facendo abbastanza per proteggere i bambini e i ragazzi”. La presidente del Consiglio ha lanciato l’appello con un messaggio registrato per il “Festival nazionale dell’Ascolto dei Minori”, l’evento romano del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in occasione della seconda Giornata nazionale dell’Ascolto dei Minori.Multe ai genitori senza il parental control: ma secondo l’Europa è incomprensibile per gran parte degli adultiEsortare i genitori alla vigilanza sui più giovani, dinanzi ai rischi dei social network, potrebbe non essere casuale. Secondo l’articolo del Messaggero pubblicato l’8 aprile, il testo del governo per la tutela dei minori prevede multe per i genitori, in caso di mancata attivazione del parental control, il sistema per limitare le funzioni “pericolose” e garantire la sorveglianza degli adulti. Se non attiveranno la funzione, i genitori “potranno essere soggetti a sanzioni amministrative”. Problema: il parental control sovente è un rebus incomprensibile per i meno esperti e metterlo in funzione non è alla portata di tutti. Anche perché non sempre le piattaforme offrono chiare indicazioni, anzi. Lo sostiene la Commissione Europea puntando il dito contro TikTok. Il 6 febbraio Bruxelles ha pubblicato le conclusioni preliminari dell’indagine sul social made in China, accusato di non aver tutelato adeguatamente la salute dei minori. Tra i capi d’imputazione dell’esecutivo europeo, l’eccessiva complessità del parental control, fuori dalla portata della gran parte degli adulti. Secondo molti esperti non è un’esclusiva di TikTok bensì un tratto comune a diverse piattaforme, le difficoltà di attivazione del controllo parentale. Intanto, tra non molto, arriveranno anche i risultati preliminari dell’indagine su Meta, ha annunciato la commissaria europea Henna Virkkunen il 26 marzo. Il fascicolo è stato aperto il 16 maggio 2024, per verificare la tutela dei più giovani da parte di Facebook e Instagram.Movimento genitori italiani: “La premier studi le carte della nostra class action contro Meta e TikTok”“Abbiamo raccolto una ingente mole documentale per provare le gravissime responsabilità delle piattaforme social, mentre non dimentichiamo che i genitori sono parte lesa – dice Antonio Affinita, direttore generale del Moige (Movimento genitori italiani) interpellato da ilfattoquotidiano.it – Auspichiamo che il governo studi il dossier della nostra class action contro Meta e TikTik“. Affinita cita l’iniziativa giudiziaria in corso presso il tribunale civile di Milano: udienza prevista il 14 maggio. L’azione collettive è sostenuto dall’avvocato Stefano Bertone dello studio legale torinese Ambrosio & Commodo. Secondo il legale, dopo le sentenze di condanna dei tribunali americani, “lo Stato rischia di dover pagare un risarcimento per non aver tutelato i minori dai rischi dei social network”. Mentre al Senato giace da quasi 6 mesi un disegno di legge pronto per l’approvazione – firmato da FdI e sostenuto dalle opposizioni – il governo è ripartito da zero con un nuovo testo, sull’onda dei drammatici casi di cronaca come la prof accoltellata a Trescore.Meloni: “I social media, il digitale, la tecnologia non sono problemi in sé”Nel suo videomessaggio, in occasione della Giornata nazionale dell’Ascolto dei Minori, Giorgia Meloni non sottovaluta i pericoli dei social network e del digitale per i minori: “Se gli adulti riescono ancora, pur a fatica, a cogliere la differenza tra vita online e vita offline, questo non vale per i più giovani”. La premier coglie i rischi per gli adulti e lo spettro della solitudine: “Le relazioni reali lasciano troppo spesso il passo a quelle virtuali. Tendiamo sempre di più a preferire la velocità e la comodità dello smartphone alla lentezza e alla fatica di un incontro fisico. E il capo chino sullo schermo per chattare o scorrere per ore la timeline di un social ci distrae dalla persona che abbiamo vicino e che potremmo guardare negli occhi. Questa nuova ‘normalità’ ci ha disabituato all’ascolto, alla relazione, al confronto”. “Nessuno è immune”, avvisa Meloni. Che tuttavia tende ad assolvere le piattaforme: “I social media, il digitale, la tecnologia non sono problemi in sé. Sono sintomi di problemi molto più vasti”. Dunque “l’obiettivo non è introdurre divieti facilmente aggirabili, ma offrire alternative di protezione e sicurezza e creare, quanto possibile, ecosistemi digitali sicuri”. Non una parola su possibili sanzioni contro le multinazionali che fatturano miliardi. Eppure, negli Usa, lo stato del Massachussetts discute un disegno di legge per imporre ai colossi una multa di 5.000 dollari per ogni account social non conforme alle normative.L'articolo Meloni: “Social network? Non non sono un problema in sé. Noi adulti non proteggiamo i minori, siamo i primi responsabili” proviene da Il Fatto Quotidiano.