I Paesi in guerra perdono il 7% di Pil in cinque anni, con “gravi perdite” che “lasciano cicatrici durature“. Questo, in sintesi, il dato che emerge dalla nuova analisi del Fondo monetario internazionale (Fmi) contenuta nel World economic outlook.“I conflitti generano perdite di produzione ingenti e persistenti nelle economie in cui si svolgono i combattimenti, nonché ricadute non trascurabili su altri Paesi – viene spiegato – queste perdite superano quelle associate alle crisi finanziarie o alle gravi catastrofi naturali e danno origine a gravi compromessi macro-economici tra i settori monetario, fiscale ed estero, oltre a lasciare cicatrici durature“.Secondo l’outlook “in media la produzione nelle economie delle zone di conflitto subisce un forte calo all’inizio pari a circa il 3%, e continua a diminuire negli anni successivi, raggiungendo perdite cumulative di circa il 7% entro cinque anni”.“La ripresa economica dopo la guerra è lenta e irregolare e dipende in modo determinante dalla durata della pace – rileva l’Fmi – quando la pace è duratura, la produzione si riprende ma spesso rimane modesta rispetto alle perdite subite durante la guerra”. Al contrario “in contesti post-bellici fragili in cui il conflitto si riaccende, la ripresa spesso si arresta. Le modeste riprese sono guidate principalmente dal lavoro, mentre l’accumulazione di capitale e la produttività rimangono modeste”.Le prove empiriche e gli studi di caso mettono in evidenza “il ruolo centrale della stabilizzazione macro-economica precoce, della ristrutturazione decisiva del debito e del sostegno internazionale, compresi gli aiuti e lo sviluppo delle capacità, nel ripristinare la fiducia e creare spazio per la ripresa post-conflitto”.“Gli sforzi verso la ripresa sono più efficaci quando integrati da riforme interne volte a ricostruire le istituzioni e la capacità dello Stato, promuovere l’inclusione e la sicurezza e mitigare le perdite di capitale umano – prosegue l’Fmi – l’analisi basata su modelli suggerisce inoltre che pacchetti di politiche completi e ben coordinati diano risultati migliori rispetto ad approcci frammentari”.Le politiche che “riducono l’incertezza e ricostruiscono lo stock di capitale generano esternalità positive, rafforzando le aspettative, incoraggiando così gli afflussi di capitale e facilitando il ritorno delle popolazioni sfollate”. Nel complesso anche se “la ripresa post-conflitto sia intrinsecamente impegnativa e specifica al contesto, una pace sostenuta, una stabilizzazione credibile e un’azione politica coordinata sono essenziali per ottenere riprese più forti e durature”.Questo articolo I Paesi in guerra perdono il 7% del Pil in cinque anni proviene da LaPresse