Energia e Cina, il piano made in Italy per salvare le imprese

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Stringere le maglie e puntellare il sistema industriale per mettere al riparo le imprese dalla crisi energetica e la concorrenza spietata della Cina. In una parola, competitività, uno dei capisaldi dell’azione dell’esecutivo che tra poche ore Giorgia Meloni illustrerà alla Camera, nel corso della sua informativa. Al ministero per il made in Italy è andato in scena il triangolo tra governo italiano, aziende ed Europa. Tutto per la regia del responsabile del Mimit, Adolfo Urso, reduce dalla trasferta americana improntata alla collaborazione spaziale con gli Stati Uniti.E dunque, da una parte Urso, ha incontrato a Palazzo Piacentini il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e il direttore generale, Maurizio Tarquini, per un confronto sui principali temi legati allo sviluppo industriale e alla competitività del sistema produttivo italiano, anche alla luce dell’attuale contesto internazionale. Al centro del bilaterale, il percorso di semplificazione avviato dal governo e dal Mimit in favore delle imprese, con l’obiettivo di ridurre gli oneri burocratici e favorire il rilancio degli investimenti, a partire dalla prossima riforma dei contratti di sviluppo, su cui Urso e Orsini hanno concordato di proseguire un approfondimento nelle prossime settimane.Un focus specifico è stato dedicato poi ai comparti strategici dell’industria italiana, dai dossier relativi alle imprese energivore al settore della moda, in un’ottica di rafforzamento della competitività e di accompagnamento nella transizione energetica. Urso e Orsini hanno quindi fatto il punto sulle politiche di sostegno agli investimenti e sulle strategie per affrontare le sfide della transizione digitale e green delle imprese. Al riguardo, si è discusso sull’avvio e l’attuazione del Nuovo Piano Transizione 5.0, che potrà contare sullo strumento dell’iperammortamento e avrà durata triennale fino a settembre 2028.Immancabili gli aspetti legati all’Europa. Particolare attenzione, infatti, è stata infine dedicata ai principali dossier europei per il rafforzamento della competitività del sistema produttivo, con riferimento anche all’Industrial Accelerator Act. Un tema finito direttamente al centro dell’incontro previsto nel pomeriggio sempre a Palazzo Piacentini tra le principali associazioni di impresa, il ministro Urso e il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Stéphane Séjourné.Al centro del confronto poi i temi in materia energetica sovranità e mix nazionale. A riguardo Urso e Séjourné hanno concordato che l’energia rappresenta una questione economica, oltre che ambientale, e la sovranità energetica costituisce un fattore decisivo per la competitività europea, ed è quindi fondamentale proseguire lungo la direttrice indicata dalla Commissione, puntando su un mix energetico equilibrato che includa tutte le tecnologie disponibili, dalle fonti rinnovabili al nucleare di nuova generazione, con l’obiettivo di ridurre le dipendenze esterne e rafforzare la sicurezza del sistema industriale.Urso e Séjourné, a riguardo, hanno evidenziato come nell’attesa della revisione complessiva del meccanismo, che inizierà dalla prossima estate, il banco di prova delle ambizioni industriali europee oggi è rappresentato dalla revisione dei benchmark – allo studio della Commissione europea – e da cui dipende anche l’assegnazione delle quote gratuite, per settore. A tal proposito, ha ricordato il Ministro, molti settori europei ad alta intensità energetica hanno chiesto da tempo un congelamento temporaneo dei benchmark, mantenendoli ai livelli del 2025, per evitare riduzioni drastiche in un contesto geopolitico oltremodo instabile. Mentre si lavora alla revisione completa del meccanismo, questo consentirebbe all’UE di dotarsi di strumenti di policy che tutelano la competitività delle industrie energivore, già penalizzate dagli alti energetici.E che dire dell’approvvigionamento di materie prime? Qui l’idea dell’Ue è una centrale unica di acquisto. “Sulle materie prime dobbiamo guardare a quello che fanno gli americani, devo essere onesto, quindi dobbiamo avere un centro di acquisto di materie prime in Europa, per poter acquisire punti di competitività e avere costi inferiori. Dobbiamo avere anche un bilancio per farlo e servono delle strategie di produzione in Europa. Quindi anche l’intervento pubblico è fondamentale. In questo ambito, possiamo iniziare con un certo numero di materie prime critiche che sono fondamentali per la nostra sovranità industriale. E poi dobbiamo anche rendere profittevoli i nostri siti di produzione e estrazione e lo dico perché la strategia cinese ci spinge alla dipendenza dalle materie prime che importiamo da loro”. Appunto.Infine, non è assolutamente detto che l’Europa non metta nuovamente mano al Patto di stabilità, concedendo nuova flessibilità agli Stati membri, qualora la crisi energetica non rientrasse e si rendessero necessarie misure d’urgenza da finanziare a deficit. “La Commissione non lascia che la propria industria sprofondi, che i consumatori non siano tutelati da queste crisi sistemiche. Il messaggio di fondo è un messaggio positivo che posso trasmettere qui e che ho potuto trasmettere alla stampa italiana è che la Commissione non lascerà sprofondare le proprie imprese, la propria industria, non farà sprofondare l’Italia in merito al margine di flessibilità che si può dare in caso di aggravamento della crisi. E l’abbiamo sempre dimostrato: ormai da diversi anni lo facciamo”.