Parkinson tra sonno e brutti sogni, cosa dice la ricerca 

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Riflettori accesi su qualità del sonno e malattia di Parkinson. Tre studi clinici – pubblicati tra il 2025 e il 2026 – confermano che disturbi del sonno, depressione e dolore non sono semplici effetti collaterali, ma segnali precoci di una sofferenza cerebrale ancora reversibile. Ma c’è di più: un tipo particolare di disturbo del sonno, in cui si agisce fisicamente mentre si sogna – muovendosi, urlando o cadendo dal letto – può essere un segnale precoce di alcune malattie neurologiche come appunto il morbo di Parkinson.Vediamo allora, in occasione della Giornata mondiale dedicata alla malattia, di fare chiarezza su sonno, brutti sogni e Parkinson con l’aiuto dei medici anti-bufale di Dottoremaeveroche, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici) e di Arianna Di Stadio, neuro-otorinolaringoiatra, docente all’Università Link di Roma e ricercatrice presso l’UCL Queen Square di Londra. La qualità del sonno conto“È risaputo che la qualità del sonno può avere un impatto negativo su attenzione, percezioni e umore già nei soggetti sani; è chiaro che nel Parkinson l’impatto sia ancora più profondo”, spiega Di Stadio. “Durante la fase Rem il sistema motorio dovrebbe essere disattivato (atonia muscolare), ma nel Parkinson i pazienti si muovono in maniera anomala perché i nuclei della base si infiammano. In questa fase, mancando il controllo razionale, l’iperattivazione di questi nuclei, che dovrebbero inibire i movimenti involontari, si manifesta con più facilità”. Secondo Di Stadio, il disturbo del comportamento in sonno Rem rappresenta la fase iniziale infiammatoria che precede la neurodegenerazione vera e propria. “Il cattivo sonno influenza le percezioni sensoriali e l’umore; questo spiega i risultati degli studi clinici. In tutte le malattie neuro-degenerative la fase neuroinfiammatoria precede la morte cellulare. Oggi si investe molto su farmaci per modulare questa infiammazione. Speriamo in un futuro prossimo di trattare il Parkinson agendo quando le cellule nervose soffrono ma non sono ancora morte”, dice la specialista.Cos’è il disturbo comportamentale del sonno Rem?Il sonno è composto da più fasi che si alternano durante la notte. Una di queste è la fase Rem (dall’inglese Rapid Eye Movement, ovvero “movimento rapido degli occhi”), quella in cui si sogna di più. In condizioni normali in questa fase “i muscoli del corpo sono temporaneamente “bloccati”: il cervello sogna, ma il corpo non si muove”, spiegano i dottori anti-bufale. Nel disturbo comportamentale del sonno Rem (RBD o Rapid eye Movement sleep Behavior Disorder), il blocco non funziona correttamente. Così chi ne soffre si muove mentre sogna: può urlare, scalciare, gesticolare con forza, o addirittura cadere dal letto, spesso in risposta a sogni vividi in cui si combatte o si fugge da qualcosa. Questo disturbo è stato descritto per la prima volta nel 1986 dal neurologo americano Carlos Schenck. “Oggi sappiamo che l’RBD, soprattutto quando non ha una causa apparente come l’effetto collaterale di un farmaco, può essere un segnale molto precoce di malattie neurodegenerative”, scrivono i dottori anti-bufale.Il legame con il  Parkinson“Oggi questo legame è ben documentato dalla letteratura scientifica. In uno dei primi studi a lungo termine sull’argomento, un gruppo di ricercatori dell’Università di Barcellona ha seguito nel tempo pazienti con RBD, osservando che molti di loro sviluppavano nel corso degli anni il morbo di Parkinson oppure la demenza a corpi di Lewy, una malattia neurologica che colpisce sia i movimenti che la memoria”.Una revisione sistematica con metanalisi ha poi stimato che circa un terzo di chi soffre di questo disturbo sviluppa una sinucleinopatia (termine con cui i medici indicano un gruppo di malattie che comprende il Parkinson, la demenza a corpi di Lewy e altre patologie simili) entro cinque anni dalla diagnosi, e che questa percentuale potrebbe superare il 90% nel corso di 14 anni.Incubi e ParkinsonE gli incubi ‘normali’? “Su questo punto la ricerca è ancora nelle fasi iniziali. Uno studio pubblicato nel 2022 ha analizzato i dati di tre grandi coorti di popolazione britannica. I risultati mostrano un’associazione statisticamente significativa tra incubi frequenti e un rischio aumentato di sviluppare il morbo di Parkinson nei cinque anni successivi”. Tuttavia fare brutti sogni di tanto in tanto “è normalissimo e non rappresenta in alcun modo un segnale di malattia. L’associazione trovata dallo studio riguarda persone che soffrono di incubi ricorrenti, frequenti e persistenti nel tempo. Inoltre un’associazione statistica non significa causalità”.Cosa fare In caso di sospetti “non c’è motivo di allarmarsi, ma vale la pena approfondire. Il medico potrà valutare se inviare il paziente a uno specialista del sonno per eseguire un esame chiamato polisonnografia”, raccomandano i dottori anti bufale, ricordando che anche certi farmaci possono causare sogni vividi e incubi frequenti.Questo articolo Parkinson tra sonno e brutti sogni, cosa dice la ricerca  proviene da LaPresse