Iran. Dalla minaccia alla tregua: la ritirata di Trump

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di Enrico Oliari – Alla fine non è morta alcuna civiltà. Al di là delle clamorose minacce, Trump non ha distrutto l’Iran; al contrario, ha fermato i bombardamenti per due settimane, prendendo in considerazione, grazie alla mediazione del Pakistan, la proposta dell’Iran in dieci punti quale base su cui trattare per un cessate il fuoco duraturo.In realtà gli Stati Uniti e Israele stavano incassando duri colpi da parte della Repubblica Islamica, che mostrava di giorno in giorno una resilienza inaspettata, non soltanto chiudendo lo stretto di Hormuz e provocando così quella che era la vera bomba atomica di Teheran, cioè la crisi energetica globale, ma anche continuando a colpire obiettivi in tutto il Medio Oriente, in particolare in Israele. Quest’ultimo aveva ormai quasi esaurito la propria capacità contraerea, con le tre linee di difesa sempre più bucate dai missili e dai droni iraniani, al punto che già a metà marzo gli Stati Uniti sono stati costretti a spostare dalla Corea del Sud le sei piattaforme Thaad per dislocarle in Medio Oriente.Parimenti, anche ieri in Iran sono stati colpiti diversi obiettivi, sia energetici sia industriali, ma vi sono state anche diverse vittime civili, in particolare a causa del bombardamento di un palazzo abitativo.Sebbene le notizie ufficiali non riportino dati precisi (o non li riportino affatto), gli Stati Uniti hanno subito nei 39 giorni di guerra ingenti danni: gli iraniani non solo hanno abbattuto costosissimi jet e altri velivoli, ma hanno anche colpito navi, come nel recente caso della nave anfibia USS Tripoli, capace di ospitare 2.500 marines.Al di là delle rivendicazioni dei Pasdaran, in pochi sono inoltre disposti a credere che la USS Ford, la più grande portaerei del mondo, sia stata portata a Creta per 14 mesi di riparazioni a causa di un incendio nella lavanderia, o che per la USS Lincoln si sia trattato di un semplice avvicendamento.L’Iran è infatti ricorso gradualmente a missili e ad altre armi sempre più sofisticate, tra cui alcune sconosciute presso lo stesso Pentagono.La spocchiosità di Trump lo ha insomma portato, fino all’ultimo, a minacciare in modo roboante di “cancellare un’intera civiltà” in una notte, sia per non perdere la faccia e farla perdere all’intero sistema statunitense, sia perché prossimo alle elezioni di metà mandato, quando in realtà è lui stesso il primo interessato alla tregua.Dall’altra parte c’è un Iran che Benjamin Netanyahu e Donald Trump hanno ferito duramente, ma che non sono stati capaci di sconfiggere.Al netto di ciò che emergerà dal tavolo delle trattative, viene da chiedersi se non sarebbe stato meglio per Trump mantenere l’accordo sul nucleare sottoscritto da Obama nel 2015, invece di ritrovarsi nella situazione paradossale di dover lottare per riaprire uno Stretto di Hormuz che fino a un mese e mezzo fa era spalancato. Resta inoltre da capire quale asso nella manica abbia Netanyahu per obbligare la Casa Bianca a una malaugurata avventura che nessuno, sulle due sponde dell’Atlantico, ha realmente compreso.