Mediobanca, una storia italiana lunga 80 anni

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Più che una banca, fu una risposta. E forse la differenza, ottant’anni dopo, è tutta qui. Era il 1944 quando Raffaele Mattioli e l’allora non ancora quarantenne Enrico Cuccia cominciarono a immaginare nella loro testa, la futura Mediobanca. Ci sarebbero voluti altri due anni, ma il seme dell’idea era già piantato. L’Italia era spaccata in due, gli alleati a Sud, in lenta risalita dopo aver messo piede un anno prima in Sicilia, i tedeschi a Nord, impegnati in una resistenza che già aveva il sapore della sconfitta. In mezzo, bombe, rastrellamenti, stragi. Ma, soprattutto, decine di migliaia di industrie distrutte, capannoni sventrati, macchinari strappati dalle mani degli imprenditori per essere fusi e sacrificati sull’altare della guerra. L’anno zero sarebbe arrivato un anno dopo, con la disintegrazione finale del fascismo e del nazismo.Una grande storia italianaDa queste premesse nacque Mediobanca. Risolvere il problema del credito mobiliare, di fatto azzerato dalla legge bancaria del 1936 che pose fine al credito a medio termine ma che tra le macerie del conflitto assumeva particolare urgenza considerando i previsti fabbisogni per la ricostruzione industriale del paese. Le imprese avevano voglia e bisogno di investire, ma non avevano soldi. Mediobanca rispose alle attese. E lo scrisse di suo pugno lo stesso Mattioli, guardando a un Paese prostrato nel morale da cinque anni di guerra mondiale. “Richiamammo l’attenzione delle autorità finanziarie sui gravi problemi che il sistema bancario italiano si sarebbe trovato ad affrontare nell’immediato dopoguerra”.Il passo per la creazione di una realtà al servizio della rinascita economica e sociale del Paese, fu breve. Mediobanca sarebbe presto diventata la prima banca d’affari della neonata Repubblica, quel mitologico “centauro” che Cuccia avrebbe evocato in seguito (in un’audizione al Senato, nel 1978), metà pubblico e metà privato, secondo una natura che la caratterizza fin dalle sue origini e per molti anni: soggetto di mercato, che si finanzia sul mercato ed è tenuto al riparo dalle influenze della politica, eppure nato per iniziativa delle banche controllate dall’Iri, il braccio armato dello Stato nato nel 1931 con l’obiettivo di finanziare e presidiare la crescita e l’industria nazionale. Ma anche holding e crocevia di partecipazioni, di operazioni quasi sempre strategiche. Quella sartoria dell’alta finanza che avrebbe posto le basi, a ricostruzione ultimata, per la creazione del salotto buono, forse l’appellativo più popolare e amato dalla stampa per definire Mediobanca.Così nacque MediobancaUna svolta sì epocale, ma che non cancella la grande storia italiana dietro Mediobanca. L’atto di costituzione è datato 10 aprile 1946. Ma il cantiere era aperto da tempo. Alla fine del 1944, nel mezzo delle trattative per il futuro istituto, Mattioli e Cuccia si erano recati negli Stati Uniti, partecipando in qualità di tecnici alla missione a Washington guidata da Quinto Quintieri, già ministro delle Finanze, per discutere le questioni economiche e finanziarie che interessavano i due Paesi. Mattioli ne era tornato con l’impressione che la prima economia del mondo avrebbe aiutato la ricostruzione italiana in un quadro di liberalizzazione degli scambi e di solidarietà atlantica. Il banchiere era anche giunto alla conclusione che l’organizzazione del credito creata negli anni Trenta non consentiva, nelle specifiche condizioni italiane, un’agilità adeguata nell’offerta di mezzi finanziari a medio termine per le imprese chenon facessero capo all’Iri, ovvero quelle private.La forte liquidità bancaria del 1945-46 convinse ancor di più Mattioli della necessità di incanalare il risparmio verso il credito finanziario. Ma l’istituto avrebbe dovuto costituire anche un canale privilegiato per gli investimenti e, in prospettiva, per la provvista all’estero di capitali a medio termine per l’industria italiana dei quali, allora, si pensava di avere particolare bisogno. La storia finanziaria del Paese avrebbe seguito esattamente questa direzione, ritagliando per Mediobanca un ruolo non secondario nelle relazioni economiche internazionali dell’Italia, dunque nella scelta atlantica che si sarebbe consolidata durante la Guerra Fredda: percorso che avrebbe visto l’istituto impegnato anche a finanziare le imprese del miracolo economico, specie quelle esportatrici.Le mille vite di Piazzetta CucciaPer avviare la sua funzione di credito a medio termine, con una maturità massima di cinque anni, Mediobanca inizierà a proporre libretti vincolati e certificati di deposito in cui confluirà il risparmio che le famiglie italiane avevano iniziato ad accantonare dopo la fine della guerra. Lavoreranno in questo senso gli sportelli delle tre banche azioniste, presenti in tutta Italia, che affiancheranno la raccolta di Mediobanca a quella di breve termine di cui si occupavano direttamente. Nel Palazzo Visconti-Aimi di Milano, acquistato poco prima dell’atto di costituzione e che tuttora ospita l’istituto, Cuccia salda il rapporto con le grandi imprese in cui viene impiegato il credito.Nella prima fase il sostegno all’economia reale consiste nel finanziare investimenti, che il fondatore valuta in via Filodrammatici con la profonda attenzione ai bilanci che segnerà la sua fama, in attesa dello sviluppo del mercato mobiliare di cui la stessa Mediobanca sarà protagonista. Già nel 1949 circa l’85% delle emissioni di obbligazioni private ammesse alle quotazioni di Borsa è collocato al pubblico da consorzi promossi e diretti da Mediobanca, che lavorerà allo sbarco a Piazza Affari di Mondadori, Olivetti e di Mediobanca stessa (nel 1956, ovvero dodici anni prima delle banche azioniste), proseguendo lo sviluppo dell’attività di banca d’affari con l’introduzione di nuovi titoli come le obbligazioni convertibili e il collocamento dei primi titoli italiani a Wall Street.L’evoluzione è rapida in tutto, non soltanto nella struttura dei finanziamenti. Nel 1949 una prima svolta, con la modifica in modo significativo dello statuto, introducendo la possibilità di assumere partecipazioni in aziende finanziarie, immobiliari, industriali e commerciali. Nello stesso tempo si procede ad acquisizioni di azioni in proprio, così che nel 1956 le partecipazioni sono in Assicurazioni Generali, Bastogi, Fondiaria, Montecatini e Sade e in alcune finanziarie di settore dell’Iri. La presenza nel capitale di queste società è funzionale all’attività di una banca d’affari, chiamata anche a dare stabilità di prospettive ai capitali di comando di imprese societarie di cui curava operazioni straordinarie, come fusioni e aumenti di capitale, emissioni di obbligazioni ed emissioni di altri titoli di credito.La nascita della finanza modernaIn parallelo all’attività di banca d’affari e alla gestione delle partecipazioni azionarie, la storia di Mediobanca è un susseguirsi di iniziative all’avanguardia che ne fanno un centro di innovazione finanziaria. L’istituto viene riconosciuto come alfiere di una moderna cultura finanziaria ed economica che propagandava, in Italia, i valori della trasparenza, correttezza e serietà dell’amministrazione. Con il lancio di Progredi (1951), società di consulenza per la media impresa, Mediobanca anticipa la propria evoluzione verso questo segmento dell’economia italiana che avrebbe avuto luogo oltre cinquant’anni dopo. A seguire, nel 1960, la società Compass, costituita in precedenza per dare vita a nuove imprese di comune interesse per i soci industriali, introduce in Italia il prestito personale.È l’inizio del credito al consumo nella Penisola, importazione di un servizio finanziario che Cuccia aveva conosciuto negli Stati Uniti e che intuisce poter avere un rapido sviluppo nel fiorente panorama italiano dei consumi, fino a diventare complementare alle attività di banca d’affari nel bilancio dell’istituto. Vengono offerti alle famiglie finanziamenti per la realizzazione di progetti e l’acquisto di beni.Dall’uscita di Cuccia alla fusione con MpsNel 1982 Cuccia lascia le cariche di amministratore delegato e direttore generale. Contestualmente ha inizio la privatizzazione di Mediobanca, con cui si cerca di rafforzare la componente privata attraverso un patto di sindacato. La vicenda dà origine a un duro scontro con l’Iri, che coinvolge anche i partiti politici e si gioca tutto intorno alla figura del fondatore, rimasto nel consiglio di amministrazione in rappresentanza di un socio straniero e storico alleato fin dagli anni Cinquanta, la banca d’affari Lazard. Nella direzione della banca subentrarono a Cuccia i due collaboratori prediletti: Silvio Salteri, nominato amministratore delegato e direttore generale e Vincenzo Maranghi, designato da tempo come suo delfino, quale consigliere e che prenderà successivamente il posto dello stesso Salteri.La transizione nell’azionariato si conclude nel gennaio 1988: viene raggiunto un nuovo assetto, volto a ridefinire la base paritaria del gruppo di controllo tra soci pubblici e soci privati stabilita a metà degli anni Cinquanta. In tale ambito le tre banche fondatrici riducono la presenza nell’azionariato dal 57% al 25% del capitale, con una quota rilevata da un gruppo di imprese private equivalente a quella delle banche stesse, a cui si legano in un sindacato di blocco.Aperta e chiusa la drammatica parentesi di Tangentopoli e scomparso Cuccia (23 giugno 2000), Mediobanca va incontro a un’evoluzione del modello di business che rinnova la vocazione europea e internazionale dell’istituto, coi mercati non domestici che aumentano il loro peso nel bilancio dell’istituto. L’espansione delle attività di banca d’affari, trasversale al Vecchio Continente, spinge il contributo dei mercati oltreconfine dal 2% al 24% tra il 2005 e il 2012. E nel 2025 riparte in Italia il consolidamento bancario. Mediobanca, che è la terza banca italiana per valore di Borsa dietro i due grandi operatori universali, Intesa Sanpaolo e Unicredit, viene acquisita da Monte dei Paschi di Siena. Il 24 settembre l’acquisizione è conclusa con adesioni pari all’86,3% del capitale di Mediobanca, che fanno di Mps il nuovo azionista di controllo. Ottant’anni dopo, la storia prosegue.