AGI - The Occultist è un titolo horror, e non spopolerà nelle sale cinematografiche, ma tra le consolle di videogiochi. Proprio in una fase di profonda mutazione per l’industria videoludica mondiale, segnata dal dualismo tra produzioni tripla A e l'avanzata dell’intelligenza artificiale, l’etichetta spagnola DALOAR debutta sul mercato globale con 'The Occultist'. Il titolo horror, frutto di cinque anni di sviluppo da parte di un team di circa trenta persone, si pone l'ambizioso obiettivo di competere con i colossi del settore.Il videogioco, rilasciato questo mercoledì, narra le vicende di un medium capace di connettere il mondo dei vivi con quello dei morti. La struttura narrativa e stilistica guarda esplicitamente ai capisaldi del genere, in particolare alla saga di 'Resident Evil', riferimento costante per David Lorenzo, CEO dello studio con sede a Valladolid, il quale ammette in un'intervista a EFE di come "si è sempre guardato a se stesso".Una sfida ambiziosa contro i giganti del settore Nonostante le dimensioni ridotte di DALOAR rispetto alle multinazionali del comparto, Lorenzo non nasconde l’ottimismo per il traguardo raggiunto: "Nella nostra umile posizione abbiamo cercato di fare qualcosa all'apice di ciò che è di moda internazionale". Il successo dell’operazione, secondo il CEO, risiede anche nel cambiamento dei paradigmi produttivi. "Prima servivano 800 persone per fare un videogioco. Oggi ci sono altri modi per produrre", sottolinea Lorenzo, analizzando una fase di mercato caratterizzata da massicci licenziamenti nelle grandi aziende. Una crisi che, per il fondatore di DALOAR, rappresenta l'esplosione di una bolla speculativa: "Se non è già scoppiata, non è finita da molto".Il modello DALOAR: The Occultist tra sostenibilità e artigianato digitaleLa genesi di 'The Occultist' riflette un modello di crescita organica. Il progetto, avviato cinque anni fa da soli quattro sviluppatori, ha progressivamente attratto investimenti pubblici e privati per un totale di due milioni di euro, permettendo all'organico di superare le trenta unità. "Ovviamente saremmo andati più velocemente con più risorse, ma bisogna adattarsi a ciò che si ha", riconosce Lorenzo, annunciando inoltre che un nuovo titolo verrà svelato entro l'anno. Il creatore punta il dito contro le dinamiche tossiche della "guerra dei talenti", dove molte aziende acquistano ingegneri di punta a colpi di "stipendi esorbitanti", generando sistemi gerarchici rigidi e profonde disuguaglianze interne.L'intelligenza artificiale e il valore del lavoro umanoIl dibattito sull'integrazione dell'intelligenza artificiale generativa rimane centrale nel futuro del settore. Sebbene Lorenzo riconosca che l'IA abbia segnato "un prima e un dopo" nei processi creativi, la posizione di DALOAR resta ancorata a una visione antropocentrica dello sviluppo."Il nostro lavoro è puramente fatto a mano", rivendica il creatore, pur non demonizzando la tecnologia. Tuttavia, Lorenzo tiene a smentire le derive più estreme riguardanti l'automazione totale: "Ci sono giochi creati al cento per cento con intelligenza artificiale... e questo non è vero". Secondo il CEO, l'apporto creativo dell'uomo resta l'unico elemento insostituibile: la traccia lasciata dagli sviluppatori nelle loro opere "non sarà mai sostituita da un'IA". Con il lancio di 'The Occultist', DALOAR cerca ora la propria consacrazione in un ecosistema in cui gli studi indipendenti lottano per ritagliarsi uno spazio tra le dinamiche dei grandi budget e la rapidità dell'evoluzione tecnologica.