Divieto social per i minori, la bozza del governo con multe per i genitori. “Inaccettabili, sono parte lesa dall’algoritmo che alimenta la dipendenza”

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Il governo di Giorgia Meloni caldeggia le multe ai genitori per vietare l’accesso ai social network da parte dei minori di 15 anni. Ma il testo ufficiale ancora non esiste e la bozza è avvolta nel mistero, anche per il Movimento italiano dei genitori (Moige). “Interloquiamo con le istituzioni, seguiamo il tema dell’infanzia e dei social network, ma a noi non risulta pervenuta alcuna bozza della misura governativa, né siamo stati convocati per un confronto”, dice Antonio Affinita, direttore generale del Moige, interpellato da ilfattoquotidiano.it. Ma se le multe ai genitori di cui ha dato conto Il Messaggero fossero confermate, il Moige le boccerebbe senza appello: “Sono inaccettabili perché punirebbero la parte lesa, dinanzi all’utilizzo di tecniche e algoritmi delle piattaforme social per creare dipendenza e diffondere contenuti dannosi per i nostri figli”, rincara Affinita.Il testo del Governo in consiglio dei ministri in poche settimane: il rischio di superare la fine della legislaturaSecondo quanto scritto giovedì dal quotidiano romano il provvedimento del governo arriverà in consiglio dei ministri nelle prossime settimane, come disegno di legge o decreto. Di sicuro il testo parlamentare, pronto per l’approvazione, “non scalda i cuori” a palazzo Chigi. Si era intuito dai 5 mesi a bagnomaria nell’ottava commissione permanente del Senato, dove la proposta è ferma dal 21 ottobre 2025. Eppure la prima firmataria del ddl 1136 è la sorella d’Italia Lavinia Mennuni, con 22 senatori meloniani co-firmatari e il via libera delle opposizioni. Ma di fronte ai drammatici casi di cronaca come quello della prof accoltellata a Trescore, invece di puntare alla rapida approvazione per tutelare i minori, Giorgia Meloni ha preferito ripartire da zero e scrivere un nuovo testo, per ampliare le tutele. Ma vige l’obbligo di consultare l’Europa per armonizzare il provvedimento italiano al Digital service act del Vecchio Continente. E i tempi sono stretti. Qualora il governo scegliesse la via del decreto, non è chiaro come possa chiudere il confronto con Bruxelles in poche settimane. Con un disegno di legge, invece, si rischia di arrivare a fine legislatura senza l’agognato divieto per tutelare i più giovani. Un paradosso per il governo paladino delle famiglie.Le piattaforme incontreranno il governo nei prossimi giorniI genitori chiedono a gran voce una legge dello Stato per sostenerli nella battaglia sull’educazione all’uso del digitale. Tuttavia, non è detto che le associazioni delle famiglie saranno consultate dal governo. Stando al Messaggero, al ministero delle Imprese di Adolfo Urso è atteso, “nei prossimi giorni”, “un faccia a faccia con le imprese interessate dal provvedimento”. Di sicuro le piattaforme come Meta, TikTok e Google. Forse saranno coinvolti anche “i rivenditori autorizzati, gli operatori di comunicazioni elettroniche e i genitori”. Questi ultimi dovranno garantire l’attivazione del “parental control” per tutelare i figli: “Viceversa – come ha scritto il quotidiano romano – in caso di mancato rispetto delle disposizioni i genitori potranno essere soggetti a sanzioni amministrative”. Il sistema del controllo parentale non dovrebbe essere sgradito alla piattaforme dei social network, perché il testo del governo ricorda le nuove funzioni già annunciate da Whatsapp a marzo. Secondo il Corriere della Sera prevede la “limitazione dell’utilizzo del dispositivo alle sole chiamate telefoniche, inclusi i numeri di emergenza pubblica; l’invio e la ricezione di sms; l’uso limitato di servizi di messaggistica verso contatti autorizzati, il blocco di siti con contenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico del minore, la memorizzazione dei siti visitati”.Le richieste delle associazioni e degli esperti: divieto social fino a 16 anni, stop alle tecniche per alimentare dipendenzaIl Moige invece chiede molto di più, insieme ad Anfn (associazione nazionale famiglie numerose e AGE-associazione genitori) e agli esperti Alberto Pellai, Tonino Cantelmi e Giuseppe Lavenia. Prima di tutto, “fissare a 16 anni l’età minima di accesso ai social network, alzando la soglia rispetto all’attuale proposta. La richiesta è ancorata al Gdpr, che già individua nei 16 anni l’età per il consenso digitale autonomo, ed è in linea con le scelte già fatte o annunciate da Australia, Malesia, Spagna, Nuova Zelanda, Indonesia”. Nel loro comunicato, professionisti e associazioni citano letteratura scientifica per giustificare l’asticella fino ai 16 anni. Propongono “la Carta d’Identità elettronica (Cie) come strumento obbligatorio di verifica all’accesso”. Soprattutto, propongono due divieti per i colossi dei social network. Il primo: stop alla “profilazione algoritmica dei minori”, perché tracciare i comportamenti online serve ad “alimentare un circolo di dipendenza, che agisce sul sistema dopaminergico del cervello in sviluppo”. Secondo divieto: basta “scroll infinito, notifiche continue e tutti i meccanismi progettati per massimizzare la permanenza in piattaforma”. Infine, un’ultima richiesta rivolta al governo: “inserire la piena responsabilità civile e penale delle piattaforme social”, per le azioni dei minori “lesive della integrità psico-fisica del minore tra i 16 ed i 18 anni”. Il governo di Giorgia Meloni accoglierà gli emendamenti dei genitori italiani, dopo aver ascoltato le multinazionali estere?L'articolo Divieto social per i minori, la bozza del governo con multe per i genitori. “Inaccettabili, sono parte lesa dall’algoritmo che alimenta la dipendenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.