Sicurezza, connettività e transizione nel Mediterraneo allargato. Scrive Melani

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Con la grande crescita economica dell’Asia, frutto della globalizzazione e del conseguente aumento di traffici con l’Europa ed oltre, il Mediterraneo ha riacquistato centralità, ulteriormente rilanciata dalla  cinese Via della seta, dall’europea Global Gateway, dalla Via del Cotone tra India e nostri mercati. Occorre però una stabilizzazione delle aree attraversate gestendo conflitti, primo tra tutti la guerra in Medio Oriente, che limitano percorribilità, costruzione di infrastrutture e prospettive di sviluppo sostenibile oltre a recare  danni gravissimi all’economia mondiale. Ciò si aggiunge alla persistente cruciale importanza energetica della regione nella quale operano assertivi attori regionali.In Iran la rivolta contro il regime teocratico di ampi settori della popolazione e l’indebolimento dei proxis iraniani avevano indotto alla ripresa del negoziato sul programma nucleare, spinta dalle aperture e dalle pressioni di Trump. L’obbiettivo occidentale, e non solo, è inibire all’Iran l’acquisizione dell’arma nucleare. L’attacco di Israele e Usa cambia il paradigma. Incerte sono le prospettive di redistribuzione degli equilibri tra un Iran indebolito ma non sconfitto, i paesi del Golfo, Israele e la Turchia che ambisce all’egemonia nell’area dell’ex-Impero Ottomano e a limitare la presenza della Russia nel Mar Nero e nel Medio Oriente. Sostenendo una fazione jihadista ha rovesciato il regime di Assad, estromesso dalla Siria l’Iran e ridotto la presenza russa. Di fronte a ciò l’Unione Europea, senza avallare la torsione autoritaria di Erdogan, deve tenere conto del suo ruolo, con un esercito secondo solo a quello degli Stati Uniti nella Nato, in uno scacchiere comprendente Europa Orientale,  Balcani, Medio Oriente, Libia, Sahel e Asia Centrale.In Arabia Saudita Mohamed bin Salman ha avviato un processo di trasformazione economica, sociale e culturale ma senza aperture verso forme di democrazia. Grandi investimenti sono in corso o previsti per la transizione energetica, l’intelligenza artificiale e la difesa nella quale principale partner restano gli Usa ma con rapporti anche con Russia, Cina e paesi europei. Rilevante è inoltre il suo impegno politico ed economico nel Corno d’Africa e nell’Asia Centrale, in aggiunta a grandi investimenti in Europa, nel Nord America e altrove. Per perseguire tali obbiettivi ha bisogno di stabilita regionale, normalizzando i rapporti con Israele, subordinatamente alla nascita dello Stato palestinese, e con un indebolito Iran. Ora la guerra sta sconvolgendo questa prospettiva. Ue, paesi del Golfo, Cina e India vogliono una stabilità necessariamente comprensiva della soluzione della questione palestinese. In questa direzione era andata l’iniziativa di Francia e Arabia Saudita per una conferenza su un effettivo processo verso i due Stati.Vi è poi l’Egitto. Gli aiuti americani gli sono necessari, come quelli dell’Arabia Saudita. Ed è un importante partner economico per molti paesi europei, anche per le potenzialità della sua produzione di gas. Come l’Arabia Saudita vuole stabilità, che dovrà essere però sostenibile e quindi non basarsi solo sulla repressione. In Libia può favorire processi di riconciliazione costruendo una intesa con la Turchia. Anche l’Europa dovrebbe muoversi attivamente in questa direzione. Nel suo ambito Italia e Francia devono operare insieme archiviando incomprensioni dovute soprattutto a ragioni di politica interna.In Nord Africa è prioritaria per l’Italia l’Algeria. Per il rilievo delle importazioni di gas dopo la caduta di quelle dalla Russia e ora a causa delle vicende mediorientali. Dietro il Maghreb, il Sahel e l’Africa Occidentale fino al Golfo di Guinea e ad est il Corno d’Africa sono oggetto delle rivalità di potenze esterne. Vi sono l’insicurezza e la destabilizzazione alimentate dalle attività di gruppi jihadisti innestate su fattori locali di natura etnica e religiosa. E poi gli effetti di cambiamenti climatici e processi di desertificazione, cause di movimenti di popolazioni e conflitti per terre e risorse idriche. Ed anche contrasti per il controllo di risorse minerarie: petrolio, gas, uranio, e sempre più quelle funzionali alle transizioni energetica e digitale e all’intelligenza artificiale. In questo contesto si è inserita la Russia sostenendo colpi di Stato anti-francesi contro fragili democrazie le cui forze politiche hanno soprattutto basi etniche. Una rinnovata iniziativa europea sarebbe anche qui opportuna.Anche nel Corno d’Africa sono forti le presenze di paesi del Golfo, dell’Egitto, della Turchia e dell’Iran, con loro rispettive agende. In Somalia, in Sudan, nei rapporti tra Eritrea ed Etiopia e nelle stesse tensioni tra Etiopia ed Egitto sulle acque del Nilo, gli Emirati, il Qatar, l’Arabia Saudita e la Turchia vi sostengono attivamente parti contrapposte. Sono aumentati gli investimenti di multinazionali e governi del Golfo in fonti di energia rinnovabili e produzione di idrogeno per la domanda locale e l’esportazione verso l’Europa, soprattutto dal Maghreb, via elettrodotti o via tubo.L’Ue ed in particolare l’Italia dovrebbero cogliere le opportunità offerte da questa realtà, favorendo anche il superamento di crisi e conflitti attuali o potenziali. Rilevanti saranno quindi le sinergie possibili e il confronto con altri soggetti interessati come noi ad una stabilizzazione sostenibile di quelle aree, quali paesi del Golfo, Cina, India e Repubbliche dell’Asia Centrale, importanti per i citati corridoi e per le loro risorse di minerali strategici, favorendo una attenta convergenza di risorse, equilibrio tra le diverse influenze e loro contenimento reciproco.Ed è quindi interesse dell’Italia intensificare le politiche europee verso questo ampio Mediterraneo allargato, compensando il rattrappimento baltico verificatosi dopo gli allargamenti dell’Ue a nord e ad est, rafforzato dal protagonismo di nuovi membri dopo l’aggressione russa all’Ucraina.Da questa analisi emerge quindi quanto per l’Europa sia importante avere una strategia olistica che unisca impegno e alleanze su connettività ed energia ad una politica di prevenzione, gestione e soluzione di crisi secondo i principi del diritto internazionale e di una diplomazia che non può essere disarmata, pur dovendo tendere ad una riduzione bilanciata e controllata degli armamenti e ad una attenta diversificazione di relazioni e partenariati. Tutti aspetti che corrispondono ad interessi dell’Europa e dell’Italia in un mondo i cui equilibri e rischi per la sicurezza globale sono in piena evoluzione.