Cuba vive una delle peggiori emergenze umanitarie della sua storia recente. Nel solo 2026, l’isola è rimasta completamente senza elettricità per almeno tre volte in un mese, con blackout che secondo le ultime stime durano fino a dodici ore consecutive. Diego Laudato, videoreporter di LaPresse, era lì: inviato al seguito di un convoglio umanitario europeo che ha portato medicinali, pannelli solari e beni di prima necessità, ha documentato una realtà che va ben oltre la crisi politica che spesso si racconta dall’esterno.Un’isola senza luce e senza acquaIl collasso del sistema elettrico nazionale cubano non è un evento eccezionale: è la norma. Il presidente Díaz-Canel ha ammesso pubblicamente che Cuba non riesce a coprire nemmeno il 40% del proprio fabbisogno energetico. Ma l’assenza di corrente non è solo buio: senza elettricità si fermano le pompe che distribuiscono l’acqua, e senza carburante non circolano i camion della nettezza urbana. «Vedevi soprattutto Habana Vecchia e Centro Habana con cisterne d’acqua che il governo provava a portare. E vuol dire mancanza di carburante, quindi mancanza di camion dell’immondizia, banalmente, che passano — con cumuli di immondizia che riempiono le strade del centro storico de L’Avana.» Persino i quartieri delle ambasciate e degli hotel migliori erano al buio.Trump, Rubio e il blocco energeticoLa crisi ha radici storiche nell’embargo sessantennale, ma la stretta attuale ha un’accelerazione precisa. L’amministrazione Trump, con Marco Rubio quale principale artefice della politica verso l’isola, ha imposto sanzioni a tutti i Paesi che tentano di rifornire Cuba di petrolio. Il Venezuela, che era il principale fornitore, è stato di fatto tagliato fuori. Il risultato è un soffocamento energetico progressivo che si somma a decenni di isolamento. «Solo a marzo tre blackout totali, nel senso che il sistema elettrico nazionale cubano collassa. Questo non vuol dire però che negli altri giorni c’è elettricità sempre: loro abbassano i livelli, abbassano la tensione in alcuni quartieri, la rialzano. Io letteralmente, anche nei giorni in cui non c’era apagone, ho trovato quartieri centralissimi — anche quartieri un po’ migliori, quartieri dove stavano le ambasciate, dove stavano gli alberghi migliori — al buio.»Il lusso della politica che i cubani non possono permettersiTra le cose che più hanno colpito il reporter c’è la distanza abissale tra il modo in cui il mondo osserva Cuba e il modo in cui Cuba si vive dall’interno. «Noi abbiamo un lusso in più rispetto alla popolazione cubana in questo momento, e cioè di analizzare quello che sta avvenendo con gli occhi della politica internazionale, della geopolitica, dell’imperialismo e dell’antimperialismo. Lì no: loro ti dicono va bene tutto, però io ora ho bisogno di una svolta qualunque essa sia. Ed è grave quando ti raccontano quel tipo di necessità da parte di un popolo che continua a essere, nella sua maggioranza, estremamente fiero di rappresentare la spina nel fianco degli americani all’interno del giardino di casa statunitense.» I cubani che ha incontrato spaziano dall’orgoglio rivoluzionario più acceso a chi aspetta qualsiasi cambiamento come una liberazione. Ma il pensiero dominante è più semplice e più urgente: la sopravvivenza quotidiana ha azzerato il margine per qualsiasi altra riflessione.Ospedali svuotati e farmaci al mercato neroNegli ospedali pediatrici dell’Avana, Laudato ha assistito a scene che definisce «veramente intense». «La farmacista spacchetta i pacchi che abbiamo portato dall’Europa e ride, ride felice, perché dice: io personalmente sono sollevata, perché quando ho un genitore qui e gli devo dire che non ho quelle medicine — perché le case farmaceutiche non ce le mandano, banalmente, perché una nave che arriva a Cuba per sei mesi non può attraccare in un porto statunitense a causa delle sanzioni — è difficile spiegarlo. E invece lei vede un Augmentin, una medicina che noi abbiamo tutti, e si mette a ridere perché dice: io non l’ho mai visto, ora posso dare finalmente un antibiotico a queste persone.» Parallelamente, Laudato ha filmato con telecamera nascosta il mercato nero dei farmaci, che a L’Avana avviene alla luce del sole negli androni dei palazzi del centro storico. Ha incontrato Corrado, ex pugile paralizzato con una gamba amputata, e suo fratello Miguel, infermiere con uno stipendio di venti dollari al mese. «Miguel mi dice: senza contrabbando mio fratello sarebbe morto già da due anni. Le farmacie di Stato hanno gli scaffali completamente vuoti, non c’è una persona fuori. E invece in questa palazzina, al primo piano, c’è un’inferriata con quattro o cinque persone in fila tranquillamente — e dentro scaffali pieni, dalle Benagol a qualsiasi cosa vi venga in mente. Un contrasto con le farmacie di Stato davvero pesante.»Ocula è ideato e condotto da Ferdinando PetraruloThe post “Ho filmato di nascosto il mercato nero dell’Avana” ▷ Il racconto shock dell’inviato a Cuba appeared first on Radio Radio.