“Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, il docufilm diretto da Simone Manetti, torna nelle sale di tutta Italia come risposta diretta dei produttori alla decisione del ministero della Cultura di escludere l’opera dai finanziamenti per il cinema come raccontato in esclusiva dal FattoQuotidiano. Sono più di 60 le sale che hanno scelto di riprogrammare il documentario, anche grazie al sostegno di Circuito Cinema, con proiezioni già da oggi in città come Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze. Il film, prodotto da Ganesh Produzioni e Fandango, era stato distribuito come evento speciale il 2, 3 e 4 febbraio scorso, dopo un’anteprima a Fiumicello, il paese natale di Giulio Regeni, in occasione del decennale della sua uccisione. Il ricercatore italiano fu ritrovato senza vita nei pressi del Cairo il 3 febbraio 2015, in una vicenda che continua a rappresentare una ferita aperta e una richiesta di verità e giustizia ancora senza risposta.“Ritornare in sala è la risposta migliore a chi vuole a tutti i costi che questo documentario sia una battaglia di una sola parte”, ha dichiarato Domenico Procacci, fondatore e produttore di Fandango. “I cinema sono luoghi democratici dove chiunque può capire, indignarsi e vedere con i propri occhi, al di là del credo politico, quello che è successo e sta succedendo riguardo a una vicenda che continua a chiedere verità e giustizia”. Procacci richiama anche le parole dei genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini: “Giulio continua a fare cose. Tornare in sala con questo documentario è una di quelle”. Il caso ha innescato una serie di conseguenze, come le dimissioni di due membri della commissione ministeriale e la protesta dei partiti di opposizione che hanno presentato un’interrogazione al ministro Alessandro Giuli.Sulla decisione del ministero interviene anche Mario Mazzarotto, produttore insieme ad Agnese Ricchi di Ganesh Produzioni, che esprime “sorpresa e amarezza” pur senza entrare nel merito delle valutazioni della commissione. “Il film ha già trovato il suo pubblico, ha ricevuto un riconoscimento importante come il Nastro della Legalità e sarà presto trasmesso da broadcaster come Sky e Rai”, sottolinea, evidenziando come i risultati al botteghino abbiano confermato una forte attenzione, con numerose proiezioni sold out e il posizionamento tra i documentari più visti degli ultimi anni. Il progetto, realizzato assumendo un rischio produttivo significativo e senza certezze iniziali, nasce dalla volontà di raccontare una storia ritenuta di interesse collettivo. “La storia di Giulio riguarda tutti, non una parte”, aggiunge Mazzarotto, ribadendo l’intenzione di continuare a portare il documentario nelle sale, nelle università e in televisione per stimolare riflessione e consapevolezza.Parallelamente alla nuova distribuzione cinematografica, prende forma anche un ampio progetto culturale e accademico. Il 31 marzo è stata presentata al Senato l’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni. A dieci anni dalla scomparsa, un’iniziativa per la libertà di ricerca”, promossa dalla senatrice a vita e docente dell’Università Statale di Milano Elena Cattaneo insieme alla Fondazione Elena Cattaneo, Fandango e Ganesh Produzioni. Tra aprile e maggio, il documentario sarà proiettato in 76 università, coinvolgendo circa 15mila persone in due mesi di incontri e dibattiti dedicati al tema della libertà di ricerca. Il percorso del film proseguirà anche a livello internazionale: il prossimo 5 maggio è prevista una proiezione al Parlamento europeo di Bruxelles, ulteriore tappa di un lavoro che, tra sale cinematografiche, atenei e istituzioni, continua a tenere alta l’attenzione su una vicenda che resta simbolo di una battaglia per la verità.L'articolo Il documentario Giulio Regeni torna in 60 sale: la risposta dei cinema al ministero della Cultura proviene da Il Fatto Quotidiano.