La lite o rissa o disfida in 5 minuti fra Vespa e il piddino Provenzano è prevedibile, dunque trascurabile come speculazioncella politica, viceversa sintomatica di un costume, una temperie: a vederli litigare disinvoltamente, come nemici carissimi al bar o in tinello, si capisce che sono saltati tutti gli argini. Quelli di convenienza televisiva, di aplomb ingessato, ma anche di distinzione tra politica, informazione e, in un certo senso, spettacolo. Qualcosa di impensabile fino, diciamo, a trent’anni fa (il Cavaliere innovò anche lì con la sua distruzione a suo modo creatrice), oggi serenamente attendibile, accettabile.“Ci sta”, come usa dire quando qualcosa pare improponibile e invece c’è, è reale e non ci si può fare fare niente. In genere ormai chi può, chi riveste un ruolo rilevante non si fa più problemi nel lasciarsi andare con scleri alla Hulk Hogan sotto gli occhi di migliaia, magari milioni di persone, c’è una naturalezza che la dice lunga, un agio consapevole del rango, di un potere che niente può intaccare; e parliamo, vale la pena di ribadirlo, come fenomeno diffuso. Tornando allo specifico, che Vespa non sia un giornalista della corrente Salis non c’è bisogno di precisarlo, che sia vicino alla Meloni nessuno si sogna di discuterlo, però io qui debbo aggiungere che, fossi stato provocato in quel modo, non sarei riuscito a trattenermi solo con qualche urlo. Perché va detto anche questo, va notato questo, il tracimare delle provocazioni stupide, dalla politica come dal mondo del giornalismo, ancora una volta indistinguibili, e così torniamo al punto.Essendo provocazione studiata, cercata, nel contesto di una attitudine drogatissima in quelli del No, che a questo punto si sentono autorizzati a travolgere ogni misura e a tuffarsi platealmente in area di rigore, ne esce l’effetto voluto e cioè lo stracciarsi le vesti dei farisei piddini che mandano avanti i corifei come questo Tomaso Montanari di pronto intervento: “Ah, l’effetto Trump, violenti, senza più filtri, grazie Peppe che hai denudato il re, nessuno può più fingere di non vedere, non si può consentire”.Sì, chiaro, per ogni cosa c’è Trump che nell’immaginario della pochezza militante di sinistra va sostituendo il fascismo omnibus, siamo al trumpismo perenne, all’ur-trumpismo. Ah Tomato: proprio tu parli, che sulle provocazioni hai costruito il personaggino? L’ultima pochissimi giorni fa quando ha dato in un blocco solo dei banditi a Meloni, Nordio, La Russa e Lollobrigida, salvo subito gnegnare: “Ah, vogliono querelarmi, vogliono chiudermi la bocca”. Con quel sorriso può dire ciò che vuole, come Giorgia Moll una vita fa, i vecchi come me se la ricorderanno, ma anzi c’è una inflazione di provocazioni per il grande fratello del politicume. Se ci mettiamo a riepilogare tutte le sparate del Montanari e degli altri dell’area di contiguità non ci basta di compilare l’enciclopedia Britannica o la biblioteca alessandrina: roba pesante, hardcore, ladri, mafiosi, banditi, maiali, bastarde, da tutte le parti, ma particolarmente da sinistra si distinguono nella distinzione, nello stile, sempre più da suburra, da caserma, però alzano il ditino, vogliono sbroccare solo loro, la mia è democrazia, la tua è vergogna, ah questo Trump, inaudito, non si può tollerare.Quanto al Peppe, il Provenzano, trattasi dell’ultras che sotto Covid provocava a manetta, sui vaccini, sui copricuoco, “ah, la Lega (che si mostrava o fingeva esitante) chiarisca ambiguità su vaccini e greenpass”. Il suo è il partito concentrazionario che voleva spedire a TSO i dissidenti e “a nessuno sia dato diritto di parlare”, come dicevano quasi tutti, anzi senza quasi, lì in mezzo. Non basta. È sempre lo stesso guardiano della moralità che, lo ricorda su X e Substack il diretto interessato, il prof. Riccardo Puglisi, mandava una “gaia fatwa [allo scopo] di impedire la nostra nomina presso il Nucleo Tecnico per la valutazione della Politica Economica (NTPE) al tempo di Draghi presidente del consiglio, in quanto eravamo degli “ultra liberisti: ‘A coordinare e valutare la politica economica nella più grande stagione di investimenti pubblici è opportuno chiamare degli ultras #liberisti? Una vita a infamare la spesa pubblica su Twitter, e poi… Ma aggiornare, se non le letture, le rubriche di alcuni #consiglieri a Chigi?”.Nomina che alla fine effettivamente non passò. A dire della elastica concezione del diritto all’espressione, alla provocazione, all’esistenza che alberga, o alligna, a sinistra. Però tutti a rotolarsi in terra perché Vespa ha sbroccato.Leggi anche: Non le permetto di dirlo; Si sieda lì. Lite furiosa tra Vespa e ProvenzanoQui, alla fine di tutto, si gioca la questione: chi ha diritto di fare cosa? A chi deve venire impedito di default? Dove sta o è rimasto il giornalismo? Nella facoltà di incazzarsi a targhe alterne? Se s’incazza Vespa è fascismo, scusate, trumpismo, se lo fa un politico-giornalista-influencer-podcaster-provocatore de sinistra è primo emendamento, è Costituzione, spirito di Ventotene, lotta ai poteri forti e “solidarietalpopolocubanoooh” come spugnetta Ilaler Salis all’europarlamento? Il diritto di informare sta solo in chi un giorno sì e l’altro pure vede mafia e mafiosi e bistecche dappertutto ma da una sola parte? C’è molto di disperso, di perduto in questo tempo artificiale, ma più perduta di tutti è la decenza di tacere quando, per dirla con Wittenstein, non si può parlare. Ah Tomato, ah Provenzale, ah piddini di complemento e di complimento nun ce provate, che proprio il vostro è l’ultimo dei pulpiti.Max Del Papa, 12 aprile 2026L'articolo Ipocrisia Montanari, ma da che pulpito critichi Vespa? proviene da Nicolaporro.it.