Corre l’affluenza alle urne in Ungheria. Secondo i dati dell’Ufficio nazionale elettorale, alle 15 ha votato il 66% degli elettori: un livello eccezionale, ben oltre il 52,7% registrato alla stessa ora nel 2022 e, pur con quattro ore di voto ancora davanti, già a un passo dal dato finale di quattro anni fa, pari al 69,59%.La probabilità che il partito di opposizione Tisza, guidato da Peter Magyar, esca vittorioso dal voto ha superato l’85% sul mercato di previsione online Polymarket. Viceversa, la vittoria di Fidesz, partito del premier Viktor Orban, risulta inferiore al 15%. Le cifre si collocavano rispettivamente intorno al 75% e 25% prima di mezzogiorno e la forbice si è progressivamente allargata da allora, reagendo anche alle notizie di affluenza record.Il voto in Ungheria si gioca su un sistema elettorale misto: dei 199 seggi in Parlamento, 106 vengono assegnati nei collegi uninominali, mentre i restanti sono distribuiti con metodo proporzionale e meccanismi di compensazione. Il nodo è nel peso dei voti. Nei collegi meno popolosi, spesso rurali e favorevoli a Viktor Orban, bastano anche 50-60 mila elettori per eleggere un deputato. Nelle aree urbane, dove l’opposizione è più forte, possono servire fino a 90-100 mila voti per ottenere lo stesso seggio. Un sistema ridisegnato dopo il 2010 che tende ad amplificare il vantaggio del partito di governo.Secondo diverse analisi, questo meccanismo può valere fino a cinque punti percentuali, abbastanza – in una corsa serrata – da perdere nel voto popolare ma conquistare comunque la maggioranza dei seggi. E’ per questo che l’opposizione guidata da Peter Magyar insiste sulla necessità di una vittoria ampia: per cambiare davvero gli equilibri servono i due terzi del Parlamento, cioè almeno 133 seggi su 199. Alle elezioni del 2022, Viktor Orban ottenne 135 seggi.Le elezioni sono decisive per tutta l’Unione europea. Peter Magyar, lo sfidante di Orban, è un politico legato a doppio filo con il Ppe. Potrebbe puntare tutto su difesa e aiuti a Ucraina, ma il suo ruolo andrebbe ben oltre la sua strategia politica. Con Orban fuori dai giochi verrebbe meno il tramite tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la Russia di Vladimir Putin. Cadrebbe la punta di diamante dell’asse di Visegrad, che oggi può contare anche sul ceco Andrej Babis e sullo slovacco Robert Fico. E poi c’è lo scenario strettamente politico. Dopo anni di costante ascesa, la sconfitta di Orban sarebbe il primo vero passo falso del sovranismo europeo. I segnali, dalla Danimarca all’Olanda, ci sono già stati. Il riverbero del voto magiaro avrebbe ben altra ampiezza. Lo stesso leader del Ppe, Manfred Weber, potrebbe avere qualche difficoltà in più nel collaborare con il gruppo dei Patrioti – dove milita Fidesz – all’Eurocamera. La fine dell’era di Orban sarebbe inoltre una dura risposta al trumpismo e a un’America che, nel Vecchio Continente, un numero crescente di persone vede ormai ostile.L'articolo Ungheria al voto, affluenza record: alle 15 ha già votato il 66% degli elettori proviene da Il Fatto Quotidiano.