In uno degli ultimi post di questo blog ho descritto l’incapacità, per non dire l’assenza di volontà, delle autorità di Beirut di pretendere giustizia per i propri cittadini vittime di crimini di diritto internazionale commessi da Israele nel corso dei suoi attacchi militari in Libano, gli ultimi dei quali di una violenza con pochi precedenti.L’artista franco-libanese Ali Cherri, con la collaborazione della Federazione internazionale per i diritti umani, ha scelto una strada alternativa: una causa civile contro ignoti presso l’Unità per i crimini di guerra della giustizia francese. La denuncia riguarda un attacco israeliano contro un palazzo nel quartiere di Nouweiri, al centro della capitale, che uccise sette civili tra i quali, al nono piano, i genitori del ricorrente, Nadira Hayek di 78 anni e Mahmoud Naim Cherri di 88 e l’assistente che conviveva con loro, Birki Negesa. Le altre quattro vittime furono ritrovate al settimo e all’ottavo piano, a loro volta distrutti.La giustizia della Francia non può avere competenza sull’uccisione dei sette cittadini libanesi. Ma Ali Cherri, proprietario dell’appartamento e dunque parte lesa, è anche cittadino francese.All’epoca, Amnesty International svolse ricerche autonome su quell’attacco giungendo alla conclusione che nelle vicinanze del palazzo colpito non c’era alcun obiettivo militare, dunque legittimo (del resto neanche l’esercito israeliano dichiarò di aver colpito un obiettivo militare): si era trattato dunque di un crimine di guerra. Le forze israeliane attaccarono, senza dare alcun preavviso, alle 17.30 del 26 novembre 2024, poche ore prima del cessate il fuoco.“Come figlio, come cittadino e come vittima, è mio dovere assicurare che questo crimine di guerra commesso dall’esercito israeliano sia riconosciuto come tale e possa essere sottoposto alla giustizia: lo devo ai miei genitori e a tutti i civili uccisi quel giorno. La giustizia non può rimediare alla morte, ma ricorrervi significa rifiutare l’idea che l’impunità porti alla distruzione di altre vite umane”, ha dichiarato Ali Cherri.Se la procura presso l’Unità per i crimini di guerra accoglierà la denuncia e avvierà un’indagine, offrirà la rara opportunità che un tribunale europeo esamini la condotta militare israeliana e, magari, scalfisca l’impunità di cui beneficiano costantemente le forze armate di Israele. Un esempio di quest’impunità ha a che fare proprio con questa storia. L’11 marzo 2026 Mohamad Shehab, un operatore di ripresa che, per conto di Forensic Architecture, aveva girato immagini dell’appartamento della famiglia Cherri dopo l’attacco israeliano, è stato ucciso insieme alla figlia di tre anni in un attacco israeliano in circostanze pressoché analoghe a quello del novembre 2024.L'articolo Chissà se la denuncia a un tribunale francese per un crimine di guerra di Israele in Libano ne scalfirà l’impunità proviene da Il Fatto Quotidiano.