Ci sono istanti in parete in cui il tempo perde consistenza. Succede quando un appiglio cede e il vuoto prende il sopravvento, oppure quando le pale di un elicottero faticano a farsi spazio tra le nubi cariche di temporale. Una collaborazione tra L’altramontagna (sezione del quotidiano Il Dolomiti) e il Soccorso Alpino e Speleologico ha raccolto testimonianze dirette per insegnare la prevenzione attraverso la cronaca pura. Il racconto vincitore del concorso “Ti racconto il mio soccorso”, scritto da Melania Lunazzi, è un affresco a due voci: quella di Alessandro, un alpinista-infermiere ferito, e quella di Luca, il tecnico dell’elisoccorso che lo ha sottratto alla montagna.Il racconto di Alessandro, la vittima, parte da una mattina incerta. Primo luglio 2020, Spigolo Migliorini del Campanile di Villaco, sopra il Rifugio Corsi, Alpi Giulie. Alessandro e il compagno di cordata Graziano stanno affrontando una via umida e insidiosa. Alla nona sosta, Alessandro sale da primo. Trova uno spuntone di roccia solido e lo assicura con un cordino. Poi un istante di distrazione, un secondo spuntone che sembra stabile, e il disastro: “Proprio mentre sto sfilando il cordino, lo spuntone si stacca, ed inizio a precipitare“, racconta Alessandro. “La sensazione è terrificante. Realizzo in meno di un secondo che mi farò molto male“. La fine del volo è un buco nero nella memoria. Quando si ferma, il dolore è devastante. “Il piede mi fa male, lo guardo e vedo che è parzialmente staccato. Urlo a Graziano: ‘Chiama l’elicottero, ho un piede staccato'”.Sono le 15:10. Graziano lo raggiunge su una stretta cengia. I loro compagni di cordata, alla sosta superiore, non riescono a calarsi e i due restano soli mentre la montagna cambia volto: la nebbia inghiotte le vette, i tuoni si avvicinano e inizia a fare molto freddo. Quando l’elicottero del soccorso, dopo essersi avvicinato, è costretto ad allontanarsi a causa delle condizioni proibitive, Alessandro ammette: “Disperazione. Realizzo la possibilità di rimanere in parete tutta la notte e sono terrorizzato“. A bordo dell’elicottero decollato da Campoformido c’è Luca, tecnico di elisoccorso. Il suo racconto è scandito dalla concitazione del volo strumentale in mezzo alle nubi. “Eccoli là, sono sulla cengetta”, annuncia il pilota Stefano durante le rotazioni in quota. Luca viene calato con il verricello sulla minuscola sporgenza. Quando vede il ferito, scopre che è un infermiere con alle spalle esperienze nell’elisoccorso: “Ha un piede messo male, ma vuole aiutarmi, si preoccupa per la mia sicurezza”.Le condizioni meteo crollano. L’elicottero è costretto a riparare a valle, lasciando Luca (in maniche corte) e Alessandro da soli sotto un violento scroscio di grandine e pioggia gelida. Pochi minuti dopo, il miracolo: una schiarita improvvisa. L’elicottero torna. “Guardo Alessandro e gli chiedo quanto dolore sente da 1 a 10”, scrive Luca. “Senza esitare risponde: ‘4 forse 5, ma sento tutte le dita del piede’. Comunico le condizioni all’anestesista al campo base e vengo autorizzato a fare il recupero da solo”.Per Alessandro, l’aggancio al verricello è una liberazione carica di tensione: “Sono sotto choc, sento il piede a penzoloni, ho paura di perderlo. Inizio a piangere. Un soccorritore mi chiede se ho male, e gli rispondo: ‘No, piango perché sono salvo!'”. A bordo del mezzo, l’infermiere ferito scopre che l’anestesista di turno è una sua amica e collega. Nonostante il piede quasi amputato, si impunta: “Prima di andare in ospedale, bisogna recuperare Graziano”, rimasto da solo in parete. E così avviene. Luca scende di nuovo con il verricello per recuperare l’amico, trovandolo con le corde già avvolte: “Hai dato anche la cera nel frattempo?”, scherza il tecnico per allentare la tensione. La notte stessa, a Udine, il piede di Alessandro viene operato e salvato. Mesi dopo, spalando la neve dai tetti di Tarvisio, il soccorritore Luca si vedrà recapitare un video sul cellulare: è Alessandro che cammina sorridente su un sentiero, con la stampella posata sulla spalla.L'articolo “Sono sotto choc, sento il piede a penzoloni, ho paura di perderlo. Urlo al mio amico: ‘Chiama l’elicottero, ho un piede staccato'”: l’incubo di Alessandro, alpinista ferito durante una scalata proviene da Il Fatto Quotidiano.