Accesso, innovazione e competitività. Ecco la sfida dell’economia della salute

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La salute non è più solo un capitolo di spesa pubblica. È una variabile economica, industriale e strategica. E soprattutto, è un banco di prova: misura la capacità di un sistema di trasformare innovazione in accesso reale.È da qui che prende forma il confronto al centro dei “Dialoghi sull’Innovazione accessibile – Innovaction”, promossi da Adnkronos e GSK, con il patrocinio di Farmindustria, a Palazzo Ripetta, dove istituzioni, industria e comunità scientifica si confrontano su una domanda che non è più teorica: come rendere l’innovazione sanitaria davvero accessibile, sostenibile ed equa.Nel proprio messaggio introduttivo, Orazio Schillaci, ministro della Salute, ha messo subito un punto fermo: «L’innovazione è realmente tale solo se arriva alle persone». Non quando resta nei laboratori o nelle pipeline, ma quando riduce le distanze territoriali, accorcia i tempi di diagnosi e di presa in carico e contribuisce a ridurre, non ad ampliare, le disuguaglianze.È su questo equilibrio che il ministro individua quattro direttrici prioritarie. La prima è la tempestività dell’accesso: un Paese moderno non può permettersi ritardi eccessivi tra l’emergere dell’innovazione e la sua disponibilità per i pazienti. La seconda è l’equità, perché l’accesso non può dipendere dal luogo in cui si vive o dalla capacità dei sistemi locali di adottare rapidamente il cambiamento. La terza è la sostenibilità, che non rappresenta un freno ma la condizione per rendere l’innovazione stabile e duratura nel tempo. La quarta è la semplificazione del quadro normativo e regolatorio, anche attraverso il lavoro sul Testo Unico della legislazione farmaceutica, pensato per rendere il sistema più chiaro, coordinato e capace di accompagnare l’innovazione con regole certe.Industria e competitività europeaAccanto alla visione istituzionale, emerge quella industriale e europea. Lynn Baxter, President Europe di GSK, richiama il peso strategico del settore farmaceutico, che in Europa sostiene 2,3 milioni di posti di lavoro, investe circa 55 miliardi di euro l’anno in ricerca e sviluppo e contribuisce per oltre 200 miliardi di euro all’economia dell’Unione.Un settore tra i più avanzati dal punto di vista tecnologico, ma che oggi si muove in un contesto sempre più competitivo, in cui l’Europa rischia di perdere terreno se non rafforza la propria capacità di attrarre investimenti e valorizzare l’innovazione.In questo equilibrio tra accesso e competitività si gioca la partita dell’economia della salute: una leva decisiva non solo per il benessere dei cittadini, ma per il posizionamento industriale e strategico del Paese.Il posizionamento dell’ItaliaIn questo quadro, l’Italia parte da una posizione non marginale. Il comparto farmaceutico è il secondo in Europa per produzione, subito dopo la Germania, con un export che supera i 54 miliardi di euro e una crescita tra le più dinamiche del continente.A sottolinearlo è Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy, che invita a leggere l’economia della salute con le categorie della competitività industriale: «Quando si parla di economia della salute è necessario avere il coraggio di utilizzare le parole corrette, come competitività strutturale, attrattività degli investimenti, manifattura ad alto valore aggiunto e occupazione qualificata». Un settore, osserva, «che ad oggi vale 54 miliardi di euro di export» e che ha registrato una crescita tra le più elevate in Europa. Numeri che, aggiunge, non possono restare «relegati e confinati a convegni di settore», ma devono diventare la base per una strategia di sviluppo. L’Italia, sottolinea, «è il secondo produttore farmaceutico d’Europa, subito dopo la Germania», e deve considerare questo risultato non come un traguardo, ma come una piattaforma da cui rilanciare.Ma il gap resta evidente su altri fronti: tempi di accesso, sperimentazioni cliniche, prevedibilità regolatoria.Il nodo dei tempi e il confronto europeoÈ qui che il concetto di innovazione accessibile diventa un nodo concreto. Americo Cicchetti, professore ordinario di Organizzazione aziendale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, osserva che l’accesso ai farmaci innovativi in Italia «ha tempi di maturazione molto lunghi, soprattutto per terapie geniche, innovative, per malattie rare, dove non c’è un termine di comparazione con altro e arrivano quindi senza studi di comparazione. Se il sistema ha uno schema di accesso precoce, i pazienti possono accedere a terapie che non sono ancora completamente mature, ma altamente promettenti e comunque sicure. Il Paese europeo che ha fatto il migliore passo in questa direzione, lo vediamo dai numeri, è la Francia: con il programma di accesso precoce, in massimo 80 giorni risponde a una domanda di introduzione di un prodotto che ancora non ha ricevuto l’ok dall’Ema. Questo vuol dire risparmiare più di 400 giorni».Il confronto internazionale è inevitabile. Beatrice Lorenzin, ex ministra della Salute, ricorda che «a fine 2018 l’Italia era il primo hub farmaceutico d’Europa e la terza potenza per capacità di elaborare ricerca. Eravamo molto avanti nelle sperimentazioni cliniche. Però nel frattempo gli altri si sono dati una mossa, si è ridisegnato il mondo: la Spagna ha accelerato con operazioni intelligenti e si è “portata via” centinaia di milioni di euro in ricerca; la Germania ha fatto il “medical Act” per chi fa sperimentazioni nel Paese, così anche la Francia». E aggiunge: «L’Italia fatica a capire che questo è uno dei punti di successo: occorre fare politiche di salute puntate sull’evidence-based. Poi salverei il tema delle vaccinazioni e riporterei al centro della politica azioni mirate sull’evidence based, così investiamo su quello che ci serve e non su quello che ci piace».Innovazione concreta e filiera industrialeAccanto alla dimensione pubblica, il ruolo dell’industria appare sempre più centrale. L’Italia rappresenta per GSK un hub strategico di ricerca e produzione, con 4.200 dipendenti e una rete che serve oltre 100 mercati, generando circa 600 milioni di euro di export.Come evidenzia Maria Sofia Rosati, direttrice medica di GSK Italia, nel sito di Parma viene prodotto il primo antibody-drug conjugate, farmaco oncologico di nuova generazione sviluppato dall’azienda per il mieloma multiplo, una terapia mirata che rappresenta una delle frontiere più avanzate dell’oncologia, capace di veicolare il trattamento direttamente all’interno del tumore aumentando l’efficacia terapeutica.Governance, prevenzione e diplomazia economicaMa, come sottolinea Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento Programmazione, dispositivi medici, farmaco e politiche in favore del Servizio sanitario nazionale del ministero della Salute, le risorse da sole non bastano: serve una governance capace di indirizzarle verso i bisogni reali, accompagnata da modelli organizzativi adeguati.In questa prospettiva, la prevenzione diventa un asset fondamentale, tanto che l’Italia sta proponendo a livello europeo di considerarla un investimento e non solo una voce di spesa, insieme a immunizzazione e terapie avanzate.Accanto a questo, emerge anche una dimensione meno visibile ma sempre più decisiva: quella della proiezione internazionale del sistema salute.Sergio Strozzi, dirigente del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale è impegnato nelle attività di diplomazia economica per la promozione del sistema Paese: «Il mio dipartimento porta all’estero la diplomazia economica: noi prendiamo il nostro ecosistema e lo accompagniamo sui mercati internazionali». L’obiettivo, spiega, è duplice: attrarre nuovi investimenti ma anche consolidare quelli esistenti. «Dobbiamo assicurarci che gli investitori – non solo futuri, ma anche quelli che sono arrivati da pochi anni in Italia – abbiano adeguata soddisfazione nell’essere venuti qui in Italia».La riforma del sistemaIl nodo, allora, non è solo sanitario. È economico e geopolitico. In questo contesto si inserisce il Testo Unico della legislazione farmaceutica, indicato come uno degli strumenti chiave per rendere il sistema più chiaro, stabile e attrattivo. È su questo punto che insiste Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute: «Per migliorare l’accesso ai farmaci in Italia bisogna intervenire sulla governance di carattere legislativo che dia un quadro chiaro e, con il Testo unico sulla legislazione farmaceutica, noi vogliamo perimetrare tutto questo. L’intenzione è mettere in sicurezza la nostra straordinaria filiera del farmaco che è cresciuta, siamo primissimi in Ue. Se difendiamo questo settore difendiamo il diritto alla salute dei cittadini che possiamo curare bene e meglio».