Bartolozzi torna giudice: l’ex “zarina” di Nordio chiede il rientro in magistratura. E fa spostare il processo sul caso Almasri

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Voleva “togliersi di mezzo” l’intera magistratura, definita un “plotone di esecuzione“. Ma ora, in una sorta di contrappasso, Giusi Bartolozzi tornerà a fare il giudice proprio a causa di quell’uscita in tv che le è costata il posto. L’ex capo gabinetto del ministero della Giustizia, magistrata fuori ruolo dal 2018, ha infatti chiesto di rientrare nell’ordine giudiziario dopo quattro anni da deputata e quasi altrettanti da ministra-ombra al fianco del Guardasigilli Carlo Nordio, prima di essere costretta a dimettersi nel repulisti di governo post-referendario. Nei giorni scorsi l’istanza dell’ex “zarina” di via Arenula è arrivata alla Terza Commissione del Consiglio superiore della magistratura, che potrebbe approvarla già lunedì pomeriggio, rimettendo la pratica al plenum (l’organo al completo) per la ratifica finale. Essendo stata eletta in Sicilia e non nella Capitale, Bartolozzi potrà tornare nella funzione svolta prima di entrare alla Camera, quella – in realtà non particolarmente ambita – di giudice distrettuale della Corte d’Appello di Roma: una figura di magistrato “tappabuchi” che può essere assegnato a tutti i tribunali del Lazio in base alle esigenze di organico (nel 2017 ad esempio era gip a Civitavecchia, e, come ha raccontato il Corriere, si fece bacchettare dal Riesame per un’ordinanza scritta facendo copia/incolla della richiesta del pm).Il rientro in toga è una soluzione provvisoria per l’ex plenipotenziaria di Nordio, che punta alla ricandidatura in Parlamento o a un nuovo incarico da parte del governo (un’ipotesi concreta è la nomina a magistrato di collegamento nel Regno Unito). Soprattutto, però, la mossa serve ad allontanare da Roma il processo in cui è imputata per false informazioni ai pm sul caso Almasri: quando Bartolozzi tornerà giudice nella Capitale, il fascicolo dovrà obbligatoriamente essere trasferito alla Procura di Perugia, competente sui reati commessi da magistrati in servizio nel Lazio. La richiesta di spostamento infatti è già stata avanzata due volte dalla legale dell’ex “zarina”, la senatrice leghista Giulia Bongiorno, ma finora è stata respinta dalla Cassazione in quanto l’indagata si trovava fuori ruolo al ministero. E sempre a proposito di Almasri, martedì l’Aula della Camera voterà per sollevare conflitto di attribuzione alla Corte costituzionale contro i pm, sostenendo – come ha già fatto la Giunta per le immunità – che Bartolozzi dovrebbe godere dello stesso “scudo” dei membri del governo: a quel punto il procedimento penale resterà sospeso in attesa della decisione della Consulta.Se l’ex capo gabinetto ha potuto chiedere di tornare subito in magistratura, peraltro, è merito di una norma ad hoc fatta approvare dal governo di cui faceva parte. In base alla legge Cartabia contro le porte girevoli, infatti, i magistrati che assumono ruoli di vertice nei ministeri non possono tornare subito in toga alla fine dell’esperienza, ma devono passare per un anno di “purgatorio” in cui restano collocati fuori ruolo a svolgere funzioni non apicali. Anche per Bartolozzi, dunque, varrebbe questa regola. Ma a salvare lei e altre decine di colleghi dal “castigo” è stato un emendamento al decreto Milleproroghe 2025 ispirato dall’esecutivo, che ha “congelato” retroattivamente la norma, limitandola – con la scusa del Pnrr – “agli incarichi assunti dopo il 31 agosto 2026”. Così Giusi potrà passare senza soluzione di continuità dal tenere le redini del ministero ad amministrare la giustizia in toga. E pure candidarsi a un posto da dirigente, come la presidenza di un Tribunale: lo stesso emendamento, infatti, ha sospeso anche il divieto di ricoprire incarichi direttivi nei tre anni dopo il rientro. Ma per sognare così in grande c’è prima da archiviare il caso Almasri.L'articolo Bartolozzi torna giudice: l’ex “zarina” di Nordio chiede il rientro in magistratura. E fa spostare il processo sul caso Almasri proviene da Il Fatto Quotidiano.