Polli lasciati accanto a carcasse di altri polli in decomposizione, galline ovaiole mangiate vive da altre galline, prese per il collo, lanciate con violenza e colpite ripetutamente con una pala. Per la prima volta in Italia (e la seconda in Europa) si mostrano le immagini di cosa accade all’interno di un allevamento di polli riproduttori, ovvero gli animali che danno vita ai polli da carne venduti nei supermercati. Sono le immagini esclusive ottenute da Essere Animali, che saranno trasmesse nella video inchiesta della giornalista Giulia Innocenzi, nel corso della prossima puntata di Report, in onda il 12 aprile su Rai 3. Raccolte nel giro di un mese, tra dicembre 2025 e gennaio 2026 e consegnate all’associazione animalista da un ex dipendente mostrano scene di galline ovaiole con veri e propri buchi nel corpo. ilfattoquotidiano.it pubblica in anteprima una clip tratta dal servizio e che riguarda un allevamento di polli all’ingrasso. Mostrano la crudeltà di un sistema basato su razze selezionate per una crescita rapida di petto e cosce, più richieste dal mercato. Quindi polli broiler (razza a cui appartiene oltre il 90% dei polli allevati in Italia) già condannati geneticamente a soffrire (Leggi l’approfondimento) e pronti ad essere macellati dopo appena 40 giorni di vita. Con conseguenze enormi sulla loro salute e anche sulla qualità della carne, come mostrato dall’inchiesta di Essere Animali – i cui contenuti sono stati anticipati da ilfattoquotidiano.it – sull’incidenza di casi gravi di white striping nei polli venduti nei supermercati italiani (Leggi l’approfondimento).Dagli allevamenti ai supermercatiGli allevamenti in questione si trovano in provincia di Verona. “Fanno parte della filiera di Aia (hanno contratti di fornitura, ndr), parte del Gruppo Veronesi – spiega Esseri Animali – che è il principale produttore italiano di pollo con un fatturato annuale di 4 miliardi (2023) e rifornisce praticamente tutti i principali supermercati italiani per i loro prodotti di pollo a marchio, come Coop, Conad ed Esselunga”. Quello di polli riproduttori alleva circa 40mila animali. In questa fase del ciclo gli animali vengono fatti accoppiare per produrre quelle uova da cui nasceranno i polli destinati alla macellazione per il consumo umano. Quella dei polli a rapida crescita è una genetica che porta una serie di gravissime problematiche di benessere, anche nella fase dei riproduttori. Diversi polli non riescono neppure a reggersi sulle proprie zampe e, quindi, a mangiare e bere, altri sono malati. Ma in un allevamento di polli riproduttori, gli animali possono rimanere anche diversi mesi, portando all’estremo malattie e problemi vari. Per Simone Montuschi, presidente di Essere Animali “è inaccettabile che in una filiera con un grande volume d’affari e importante come quella dei polli da carne vi sia questa trascuratezza, con rischi sanitari gravissimi, animali malati abbandonati ad agonizzare senza cure e con chiari disturbi tra cui il cosiddetto wry neck (torcicollo), che provocano seria difficoltà agli animali nel soddisfare bisogni primari come mangiare e bere”.Le violenze e le carenze negli allevamenti Ma non ci sono solo i problemi legati alla selezione genetica di queste razze. I video mostrano violenze da parte degli operatori nei confronti dei polli, ma anche problemi dovuti alla cattiva gestione dell’allevamento, a iniziare da quelli di igiene e alla carenza di cure nei casi degli animali malati. Gli animali vengono scaraventati contro le strutture, afferrati per un’ala, presi per il collo e fatti roteare durante gli abbattimenti che, invece, richiederebbero una morte rapida, mentre alcuni polli maschi hanno le zampe mutilate, in violazione delle linee guida dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Aia replica che il gruppo Veronesi effettua circa 40mila visite all’anno e che ogni comportamento non in linea con gli standard del gruppo è da ritenere contrario agli accordi presi tra l’azienda e i fornitori. Nel frattempo, negli allevamenti le immagini sono esplicite. Nella clip che pubblica il Fatto, si vedono animali incastrati tra i divisori delle varie aree e lasciati morire, ma anche polli con segni sul corpo, perché sono stati cannibalizzati da altri polli. Per legge, gli operatori dovrebbero passare due volte al giorno per rimuovere eventuali carcasse. Quello del cannibalismo è un aspetto legato a un altro problema riscontrato nell’allevamento del Veronese, ossia la fame cronica.La restrizione alimentare e le linee guida dell’EfsaL’inchiesta affronterà anche il tema della restrizione alimentare a cui sono stati sottoposti alcuni polli. Perché se negli allevamenti all’ingrasso i polli a rapido accrescimento sono pronti per essere macellati nel giro di 40 giorni, nelle strutture di questo tipo, quelle dove si riproducono, queste stesse razze a rapido accrescimento possono rimanere diversi mesi, anche un anno. E rischiano di arrivare a casi di obesità estrema. Da qui, le restrizioni alimentari. “Un recente parere scientifico dell’Efsa sul benessere dei broiler – spiega Esseri Animali – afferma che la restrizione dei polli riproduttori nella fase di accrescimento può raggiungere addirittura il 20-25% della quantità di cibo che assumerebbero se potessero nutrirsi a volontà”. Questo causa uno stato di fame cronica e prolungata che porta i polli a becchettare ripetutamente qualsiasi cosa abbia un aspetto riconducibile al cibo, incluse penne e parti arrossate o ferite sul corpo di altri animali. Sol pochi mesi fa, Esseri Animali ha pubblicato un report proprio sui problemi legati alla qualità dei prodotti a base di carne di pollo venduti nei supermercati più amati dagli italiani secondo Altroconsumo, analizzando l’incidenza di casi gravi di white striping, una malattia che si presenta sotto forma di strisce bianche, costituite da grasso e tessuto cicatriziale, sui petti di pollo e che è indice di scarsa qualità della carne e condizioni di allevamento assolutamente inadeguate.L'articolo Polli che mangiano polli negli allevamenti da riproduzione: la video inchiesta nella prossima puntata di Report | l’anticipazione proviene da Il Fatto Quotidiano.