di Enrico Oliari – Si sono conclusi senza accordo, dopo oltre 21 ore di trattative, i colloqui di pace di Islamabad tra Stati Uniti e Iran. A sancire il fallimento è stato il vicepresidente americano J. D. Vance, il quale ha annunciato l’uscita della delegazione statunitense dal Pakistan parlando di condizioni non accettate dalla controparte.“Gli iraniani hanno scelto di non accettare le nostre condizioni”, ha dichiarato Vance in una breve conferenza stampa, lasciando comunque aperta una possibilità di dialogo: sul tavolo resta quella che Washington definisce “l’offerta finale”.I colloqui, protrattisi fino alle prime ore di domenica, erano stati descritti da osservatori internazionali come un momento potenzialmente storico. Sul tavolo, una serie di dossier cruciali: dalla sicurezza dello Stretto di Hormuz al programma nucleare iraniano, fino alle sanzioni economiche e alle richieste di risarcimento avanzate da Teheran.Secondo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, il successo dell’intesa dipendeva dal riconoscimento dei “legittimi diritti e interessi” dell’Iran da parte degli Stati Uniti. Una posizione che si è rivelata inconciliabile con quella americana.Alla base dello stallo restano tre questioni principali. In primo luogo la riapertura dello Stretto di Hormuz: Washington ha chiesto un’immediata normalizzazione del traffico marittimo, mentre Teheran ha subordinato ogni decisione a un accordo di pace complessivo.Altro punto critico è il destino delle scorte di uranio altamente arricchito: l’amministrazione guidata da Donald Trump avrebbe chiesto la cessione o vendita dell’intero arsenale iraniano, proposta respinta da Teheran, che ha avanzato una controfferta senza successo.Infine, resta aperta la questione economica: l’Iran ha richiesto lo sblocco di circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all’estero e un risarcimento per i danni causati dai recenti raid aerei. Anche su questo punto, gli Stati Uniti hanno opposto un netto rifiuto.Dopo l’annuncio americano, anche la delegazione iraniana ha lasciato Islamabad. Tra i principali negoziatori figuravano il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.Nel frattempo il contesto regionale resta estremamente instabile. Benjamin Netanyahu ha ribadito che la guerra “non è finita”, mentre continuano i bombardamenti israeliani nel sud del Libano, con decine di vittime tra morti e feriti.Il presidente Trump non ha ancora commentato ufficialmente l’esito dei colloqui, ma sui social ha rilanciato l’ipotesi di un possibile blocco navale come leva strategica contro l’Iran, definita da alcuni analisti una “carta vincente” nel caso di mancato accordo.Il fallimento dei negoziati di Islamabad segna così un nuovo punto di tensione nei rapporti tra Washington e Teheran, lasciando aperti scenari incerti sia sul piano diplomatico sia su quello militare.