Guerra in Iran ‘terzo shock in 4 anni’ per la farmaceutica, in vista +20% costi

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La guerra in Iran pesa sulla farmaceutica Made in Italy, che pure è una locomotiva dell’export tricolore. “Sta determinando il terzo shock in 4 anni dopo Ucraina e crisi del Mar Rosso, che colpisce simultaneamente logistica, energia e i costi di tutti i fattori di produzione. Con proiezioni di aumenti totali di oltre il 20%”. Parola di Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, che ne parla nel corso dell’evento ‘Innovazione, Investimenti, Competenze. L’industria farmaceutica come asset prioritario del Made in Italy’, organizzato a Roma nel corso della Giornata nazionale del Made in Italy promossa dal Mimit.Costi in salita per le imprese da sommare “all’incremento del 30% dal 2021 a oggi che, in un sistema di prezzi amministrati, ricadono interamente sulle aziende. È a rischio la sostenibilità della produzione farmaceutica”, dice senza mezzi termini Marcello Cattani.L’export record della farmaceutica e la geopoliticaD’altra parte non mancherebbero le soddisfazioni: nel 2025 l’export farmaceutico italiano ha superato i 69 miliardi di euro e la produzione 74 miliardi di euro. Gli occupati sono 72.200, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente (45% donne, che sono oltre il 50% nella R&S). Sono oltre 4 i miliardi di investimenti, in impianti ad alta tecnologia e R&S. Di questi, oltre 800 milioni sono destinati alla ricerca clinica presso strutture del Servizio Sanitario NazionaleUna locomotrice, il pharma, che però deve fare i conti con la geopolitica.La dipendenza da Cina e India per i principi attiviIn un mondo in conflutto viene a galla il problema della dipendenza da Cina e India per i principi attivi più comuni (74%) e di altre materie prime, packaging e imballaggi; infine, l’enorme balzo in avanti della Cina nell’innovazione farmaceutica. Basti pensare che ormai molti dei nuovi farmaci oncologici hanno origine in Cina e che il 30% degli studi clinici globali viene avviato in Cina, ricorda il numero uno di Farmindustria.Le sfide Per Cattani, da sempre ottimista, “lo scenario globale appare sempre più incerto e complesso”. A pesare “l’intraprendenza della politica statunitense per attrarre investimenti e riequilibrare il finanziamento mondiale dell’innovazione, che ha portato a provvedimenti come l’ordine esecutivo Most Favored Nation, in base al quale il prezzo più basso di un farmaco in un panel di Nazioni avanzate diventa riferimento per il costo di quel medicinale in Usa”. Queste misure rappresentano un vero punto di svolta per la capacità dell’Ue e dell’Italia di garantire accesso alle terapie e di mantenere la competitività per l’industria. “Negli ultimi mesi hanno già portato ad accordi con alcune fra le più importanti aziende e annunci per 400 miliardi di dollari di investimenti negli Usa nei prossimi 5 anni. Un’evoluzione che mette a rischio la base industriale in Europa, con una stima di 100 miliardi in meno nello stesso periodo”.Le prospettive per l’EuropaInsomma, non è solo la guerra in Iran a pesare sulla bilancia. “Si tratta di fenomeni destinati a durare. Mentre Usa, Cina, Emirati Arabi, Singapore, Arabia Saudita hanno puntato sull’innovazione e corrono velocemente per attrarre investimenti – 2.000 miliardi di dollari nel mondo in R&S nei prossimi 5 anni – competenze, tecnologia, l’Europa continua a perdere terreno – lamenta Cattani – spesso con provvedimenti antistorici che riducono la proprietà intellettuale e aumentano i costi per l’industria farmaceutica”. Non c’è tempo da perdere, è il messaggio della farmaceutica italiana. “Ora più che mai è necessario un approccio strategico e sistemico che tenga insieme innovazione, sostenibilità economica e capacità produttiva per poter competere con gli altri hub mondiali, che non si fermano ad aspettare, e per continuare a garantire gli stessi livelli di welfare e benessere”, dice il presidente degli industriali del farmaco.La mossa di FarmindustriaFarmindustria lancia un Manifesto per la Ricerca partendo dal presupposto che dove si fa ricerca, si cura meglio. Obiettivo, “proporre azioni concrete per potenziare la ricerca clinica in Italia, in un settore in cui l’Europa sta purtroppo perdendo terreno a vantaggio di competitor come Usa e Cina”, avverte Cattani.“O ci si adegua alla velocità del cambiamento o nell’arco di pochi anni altri hub avranno un vantaggio competitivo non facilmente recuperabile”, ammonisce Cattani. “L’Europa deve radicalmente cambiare direzione, e in fretta. Il nostro Governo sta facendo bene. Sia a livello Ue, dove da tempo è in prima linea contro scelte che affossano l’industria, sia in Italia dove ha sviluppato un percorso per la competitività, che speriamo possa completarsi con il Testo Unico sulla legislazione farmaceutica, che rappresenta una grande opportunità. Vogliamo accelerare e adottare una prospettiva nuova, superando definitivamente il payback, valorizzando la presenza industriale e difendendo la sostenibilità degli investimenti”, conclude il numero uno di Farmindustra. Consapevole che in gioco c’è non solo il futuro della farmaceutica italiana, ma anche quello dell’accesso alle cure più innovative per i cittadini.Questo articolo Guerra in Iran ‘terzo shock in 4 anni’ per la farmaceutica, in vista +20% costi proviene da LaPresse