È una soddisfazione vedere che la storia di Vyni va avanti, arrivando alla terza edizione. Poteva infatti essere un effort effimero, quello del festival diffuso per le strade del centro di Reggio Emilia; invece non solo il festival resiste, e si ripropone anche in questo 2026 (il prossimo weekend, 18 e 19 aprile), sempre in alleanza con quel posto figo che è il Riff, ma vedendo il programma si struttura ulteriormente e, soprattutto, non si snatura.Ora: il connubio tra la piazza e la musica “nostra”, vedi la grande eco sollevata dal set di Charlotte De Witte in centro a Genova (ne abbiamo parlato qui, perché un po’ di cose da specificare secondo noi c’erano), è una questione abbastanza cruciale. Sarà che saremo di parte, ma uno dei problemi del “discorso pubblico” in Italia, e in questo mettiamo anche le manifestazioni di strada che hanno l’obiettivo di essere coinvolgenti ed esclusive, non quindi rivolte solo agli appassionati e/o ai paganti di biglietti, è il fatto di essere quasi sempre ancorato a linguaggi vecchi.Ancora oggi ci sorprendiamo che per le strade di Torino vengano celebrati i Subsonica (ci pare una cosa incredibilmente “moderna” e “contemporaneista”, quasi ci fa paura per questo, quando oggettivamente dati alla mano i Subsonica per quello che hanno fatto per Torino questo lo meritano eccome), ancora oggi se una sindaca come la Salis sceglie non Annalisa o Elodie o Pezzali o Amici ma Charlotte De Witte ci pare una scelta di rottura e rivoluzionaria. Tutto questo significa solo una cosa: che ormai abbiamo introiettato il modello per cui tutto ciò che è “popolare”, che è fatto “per la cittadinanza” in modo trasversale, debba essere per forza appartenente a un certo tipo di canoni pop/mainstream abbastanza safe e non paludati. Perfino una techno molto “facile” come quella della De Witte è, per gli standard italiani, un boccone complesso, spiazzante, rivoluzionario.Sono proprio manifestazioni come Vyni – che quest’anno ha in programma musicale nomi come Cosmo Sofi, Tereza, Fimiani, Dj Rou, Uovo, Tonno Disko: potrebbero stare benissimo in un cartellone di, per dire, Jazz:Re:Found – sono un esempio virtuoso, una via da tracciare. Chiaro, a fare i puristi si potrebbe dire che la “nobiltà” musicale viene annacquata dal contesto indistinto della massa in centro cittadino, che di sicuro non si preoccupa granchè di seguire&approfondire qualitativamente il percorso artistico di un Dj Rou ed è semmai più preoccupata di bere vino a strozzo (ehi, ormai sono 25 le cantine vinicole associate all’operazione…), ma resta il fatto che un evento popolare viene generato e guidato seguendo dei criteri moderni e/o competetenti e/o non scontati, scompaginando quello che in Italia accade quando si progetta qualcosa di popolare, “di piazza”.(Una delle piazze principali di Reggio, l’anno scorso, durante Vyni; continua sotto)Questa cosa è, obiettivamente, tanta roba. E ci piacerebbe diventasse una dinamica sempre più diffusa.Reggio Emilia poi quest’anno è abbastanza “attenzionata” da noi. Colpa, o merito?, dell’”affaire Hellwatt”, un’operazione con molti lati oscuri, altrettanto (momentanee?) coperture politiche, e con un profilo di grandeur che forse non è la cosa più giusta da inseguire per un territorio come quello reggiano. Ok l’investimento che è stato fatto per creare l’Arena Campovolo, da quello non si può tornare indietro, ma siamo abbastanza convinti che eventi come l’Electronic BBQ (quest’anno il 25 e 26 luglio) per stare sulla scala larga e HBT Open Air (una sorta di evoluzione degli appuntamenti targati Habitat) dall’1 al 3 maggio siano molto più “caldi”, più coerenti col territorio, più capaci di creare un divertimento che sia anche tessuto sociale e non solo guadagni per le grandi corporazioni.Reggio insomma quest’anno più che mai pare un laboratorio, un laboratorio significativo: dove si confrontano il modello gigantista Hellwatt/Campovolo (e, al momento, è più evidente ciò che è pericoloso, in questo modello, soprattutto se non si hanno le competenza per affrontarlo) e quello invece più “glocal” di Electronic BBQ e HBT Open Air, tutto questo in una città che ha dato un risalto completamente oltre le previsioni – segno che l’impatto è stato profondo – ai vari eventi che sono stati legati al trentennale del Maffia, ovvero un club che è stato profondissimamente internazionale rimanendo tuttavia profondissimamente reggiano.Tornando a Vyni, che è l’appuntamento più impellente: tutte le info le trovate qui (vi segnaliamo anche la parte dei talk, con Luca Sofri e Luca De Gennaro, persone che vale sempre la pena ascoltare), che il centro di Reggio Emilia sia un gran bel centro storico ve lo garantiamo noi casomai non ci siate mai stati, che l’atmosfera possa essere bella siamo parecchio fiduciosi. Soprattutto: non di sole sagre, concerti dozzinali, mercati con merce banale possono vivere le strade dei centri storici. Dobbiamo riscoprire le nostre città – e dobbiamo farlo con progetti “popolari” ma innervati da linee di competenza. Vyni è uno di questi.The post Come usare le piazze: l’esempio di Vyni, Reggio Emilia appeared first on Soundwall.