“Mi ha dato una testata”, il 17enne fermato per l’omicidio di Massa prova a difendersi. Il cognato della vittima: “Era in ginocchio e gli hanno spezzato il collo”

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“Mi ha dato una testata”. Il 17enne, fermato per l’omicidio di Giacomo Bongiorni con altri due maggiorenni, ha fornito questa versione agli inquirenti su come è iniziata una aggressione di gruppo (ci sono anche altri due minori indagati) terminata con la morte del 47enne che li aveva rimproverati per un lancio di bottiglie. Una manciata di secondi, tra i quindici e i trenta, immortalati dalle telecamere di piazza Palma a Massa poco dopo l’1.20 di sabato: un frammento decisivo su cui i carabinieri del Comando provinciale di Massa stanno cercando di fare piena luce. Secondo il decreto di fermo, la lite sarebbe nata per futili motivi. Un pugno avrebbe fatto cadere a terra Bongiorni, ma l’azione violenta non si sarebbe fermata lì. L’uomo sarebbe stato accerchiato e colpito da cinque giovani: i maggiorenni Alexandru Ionut Miron e Eduardo Alin Carutasu, insieme al 17enne italiano — tutti in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato — e altri due sedicenni indagati per rissa aggravata.Durante l’interrogatorio, il minorenne ha sostenuto di aver reagito dopo essere stato colpito con una testata al naso da Bongiorni. Una versione in parte confermata anche da Miron. Ma gli inquirenti cercano di capire se si sia trattato di uno scontro reciproco oppure di un’aggressione partita dal gruppo di giovani, forse dopo il rimprovero del cognato della vittima, Gabriele Tognocchi, per il lancio di bottiglie e bicchieri contro un kebab. “La dinamica del fatto non si esaurisce in un colpo solo” aveva spiegato ieri in conferenza stampail procuratore Piero Capizzoto, sottolineando come sia necessario attendere l’esito dell’autopsia, prevista all’ospedale di Genova, per stabilire con certezza le cause del decesso e le responsabilità individuali. Le immagini mostrano che, una volta a terra, Bongiorni è stato ancora colpito con violenza, come confermato anche dal colonnello Alessandro Dominici.Non ci sarebbero stati rapporti precedenti tra i coinvolti: quindi per gli inquirenti si profila un caso di “dolo d’impeto”, nato e consumato in pochi istanti. Senza audio, le telecamere non chiariscono i motivi della lite, mentre le testimonianze di tre presenti sono state fondamentali per identificare i sospettati. Le indagini proseguono, anche su altri possibili coinvolti, mentre resta da stabilire se quella notte fu una rissa degenerata o un’aggressione brutale. A rafforzare l’ipotesi dell’aggressione è il racconto diretto di Gabriele Tognocchi, tra i presenti quella notte e rimasto ferito. “Voglio dire solo una cosa: Giacomo è stato ammazzato. Chi dà una versione diversa, mente. Ma presto, quando saranno analizzati i filmati delle telecamere e fatte le analisi, sarà tutto chiaro”, afferma. Dimesso dall’ospedale con una frattura sotto il ginocchio, Tognocchi parla di “un momento molto difficile”, segnato soprattutto dal dolore. L’omicidio del 47enne è avvenuto davanti agli occhi del figlio di 11 anni. Secondo la sua ricostruzione, il gruppo di giovani sarebbe diventato via via più aggressivo durante una discussione in centro a Massa. “Mi sono avvicinato per difenderlo, ma mi sono trovato addosso più persone”. Poi la scena più drammatica: “Ho visto Giacomo in ginocchio, che veniva colpito. L’hanno buttato a terra, lo hanno picchiato e gli hanno rotto l’osso del collo”. Una versione che contrasta con l’ipotesi di una caduta accidentale: “È falso. Lo hanno ammazzato di botte, a calci e pugni, sotto gli occhi di suo figlio”. L’aggressione, racconta, sarebbe durata “al massimo una ventina di secondi”, in mezzo a urla e confusione. “Erano tanti e ci sono venuti tutti addosso”. Tognocchi dice di non aver visto alcuna testata iniziale: “Non l’ho vista. Quando sono intervenuto la discussione era già iniziata”. E conclude con amarezza: “Lo conoscevo da quando eravamo ragazzi. Non si può morire in quel modo”.L'articolo “Mi ha dato una testata”, il 17enne fermato per l’omicidio di Massa prova a difendersi. Il cognato della vittima: “Era in ginocchio e gli hanno spezzato il collo” proviene da Il Fatto Quotidiano.