Aumento dei costi dell’energia, l’Europa risponde con il piano “Accelerate Eu”

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di Alessio Pisanò / Dire * – “Vogliamo un sistema costruito su soluzioni pulite e fatte in casa: elettrificazione ed efficienza sono i motori per ottenere libertà e autonomia, riducendo le nostre vulnerabilità. L’energia non può più essere usata come strumento di dominazione o di guerra”. Lo ha dichiarato la vicepresidente esecutiva della Commissione europea e commissaria per la concorrenza, Teresa Ribera, presentando oggi a Bruxelles il piano ‘Accelerate Eu’ in risposta alla crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente. Ribera ha sottolineato come la politica climatica sia ormai indissociabile dalla sicurezza economica: “Oggi ci occupiamo di energia per parlare di sicurezza. Dobbiamo accelerare i nostri piani non solo per l’ambiente, ma per garantire stabilità ai cittadini e alle imprese”. Il nuovo piano d’azione si concentra sulla protezione immediata dai rincari, con Ribera che ha annunciato l’imminente chiusura dei lavori su un nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato: “Siamo pronti a sostenere i settori più colpiti e a proteggere i consumatori dalle disconnessioni, assicurando che la scelta dell’energia pulita sia facile e accessibile per tutti, non solo per pochi”.Il piano Accelerate Eu poggia su cinque pilastri: coordinamento delle riserve, protezione di famiglie e industria, accelerazione sulle rinnovabili interne, potenziamento delle reti elettriche e massicci investimenti. “I dati del primo trimestre 2026 ci danno ragione: la produzione da rinnovabili è già cresciuta del 15% rispetto all’anno scorso”, ha spiegato la Vicepresidente, ribadendo però che la crisi attuale “avrà conseguenze sociali significative” che richiedono una risposta europea compatta. Il piano AccelerateEu apre inoltre la strada a nuovi aiuti di Stato temporanei, offrendo una sponda a agricoltori e autotrasportatori con la copertura della metà delle spese extra per il carburante. Dati alla mano, la Commissione ha evidenziato il costo dell’instabilità: dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dall’escalation di marzo, l’Ue ha già versato 24 miliardi di euro extra per l’importazione di combustibili fossili, portando la bolletta energetica esterna a cifre record.Il commissario per l’Energia, Dan Jørgensen, ha rincarato la dose definendo la situazione attuale paragonabile agli shock petroliferi del 1973: “Anche in caso di pace immediata, serviranno anni per stabilizzare i mercati. Siamo di fronte a una sfida che potrebbe durare a lungo”. Jørgensen ha poi confermato che il lavoro si concentrerà su una riforma della tassazione per favorire l’elettricità rispetto ai combustibili fossili. “È il momento di raddoppiare i nostri sforzi”, ha concluso Ribera. “AccelerateEu è la nostra risposta immediata: siamo pronti a intraprendere ulteriori azioni se la situazione dovesse peggiorare. Investire nella transizione energetica è la migliore decisione che l’Europa possa prendere per la sua competitività e prosperità a lungo termine”. Entro giugno, infatti, l’esecutivo Ue presenterà il primo target vincolante per l’elettrificazione, con l’obiettivo di spingere definitivamente i combustibili fossili fuori dalla produzione elettrica europea.* Fonte: agenzia Dire.