Il tema della “paternità sciupata” nel romanzo su Jack Pannella

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Il tema della paternità sciupata, logorata, buttata al vento sottende tutte le 230 pagine del romanzo “Jack Pannella, per vivere preferivo la notte”, di Cesare Protettì, una produzioneTranseuropa, presentato ieri sera a Roma dalla scrittrice Chiara Buoni nella libreria LSDLibri.Un tema sempre attuale perché, come scriveva Oscar Wilde, “I figli iniziano amando i loro genitori, in seguito li giudicano. Raramente, se non mai, li perdonano”. Nel caso di questo romanzo trionfa ilperdono postumo perché Marco, il figlio di Jack Pannella, al secolo Giacomo di Giuseppe, con queste pagine ha sciolto il nodo irrisolto, fatto di distanza e di un rancore che lo aveva trattenuto dal partecipare al funerale del padre.Il romanzo nasce un po’ come tributo di pacificazione e un po’ come ricerca della vera essenza di un padre lungamente assente, definito “una leggenda di paese” su giornali e siti all’indomani della sua morte. Ma a un certo punto Marco si arrende e cerca una “penna” che possa portare avanti il suo progetto. La trova in Cesare Protettì, un giornalista che ha lavorato per molti anni all’ANSA e che ha voglia di rimettere mano alla narrativa, sua passione giovanile, quando intervistava gli scrittori per la rivista Tribuna Politica Letteraria, diretta da Chantal Dubois.I tempi sembrano maturi, nel solco dell’insegnamento datogli da Piero Chiara, in occasione dell’uscita del suo romanzo “Il Pretore di Cuvio”: “Prima vivi e poi scrivi”. L’autore si liberà così dalle ferree leggi che governano la scrittura delle agenzie di stampa,ritrovando quel fluido misterioso che aveva avvertito quando era seduto sui banchi del Liceo Cassini di Sanremo dove avevano studiato, uno accanto all’altro, Italo Calvino ed Eugenio Scalfari.Ci sono voluti un paio d’anni di ricerche, messaggi e telefonate con la sua prima fidanzata Orietta F. di Falconara Marittima, di incontri con Marco e con gli amici di San Benedetto che lo avevanoconosciuto, che avevano riso e anche litigato con lui e al quale, se fosse vivo ancora, rifilerebbero volentieri le “scapezzate” per pareggiare i conti.Ma alla fine il risultato c’è: questo romanzo – un po’ invenzione, un po’ memoria – nel quale Cesare Protettì ha riversato le emozioni vissute negli anni Settanta e Ottanta, anni di ribellione e cambiamenti sociali, nei quali tutto sembra possibile.E poi c’è Parigi, che è molto più di un’ambientazione: è quasi un personaggio. Nella capitale francese Jack conduce una vita di espedienti, alternando lavori notturni a partite di poker clandestine nel quartiere Latino e nel Marais. La fuga a Parigi e il terremoto di Ancona di quello stesso anno interrompono il rapporto con Orietta, sua fidanzata e compagna di studiall’Università di Pescara. Intanto Jack, alle tante conquiste femminili ha aggiunto quella di Irina, una ballerina ucraina che si esibisce al Lido e che lo accoglie nella sua casa. Poi a Parigi arriva Patrizia, una ragazza romana dallo spirito indomito: tra i due cresce un rapporto controverso, ma dalla loro relazione nascerà Marco. Ma Jack è renitente non solo alla leva, ma anche alla paternità: nella vita di Marco sarà come la luce del frigorifero.La sua doppia vita, vera o presunta, lo trasforma in una figura mitica, un eroe fuorilegge che incarna il desiderio di libertà ela voglia di riscatto. Sogna in grande, Jack, ma rischia molto.Dopo tredici anni trascorsi in Francia, nell’estate del 1985 Jack torna a San Benedetto del Tronto. Il focus del romanzo si sposta sul figlio Marco, stregato e intimorito da un padre che sbaglia tuttoquando tenta di recuperare il tempo perduto nei confronti del figlio.Sullo sfondo del molo di San Benedetto – che ricorda le vittime del mare, tra cui quelle del peschereccio d’altura Rodi – si consuma il dramma interiore di Marco: la consapevolezza che il padre ha sempre inseguito, senza trovarla, una “seconda possibilità”. Lo simboleggia una carta, il 7 di cuori, appesa a un muro della casa in via Castelfidardo 31, che è stata prima dei nonni e poi del padre.Rimasto solo nell’appartamento paterno, Marco si trova di fronte a una scelta cruciale: spezzare o meno il ciclo dell’eterna fuga, anche dai sentimenti. (G.C.)