Nomine: Meloni chiude il dossier sottosegretari, ancora al palo il via libera a Freni per la Consob. E sul tavolo spunta l’Antitrust

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Il cerchio sui sottosegretari alla fine si è chiuso, ma all’appello mancano ancora alcune nomine pesanti. Dopo settimane di rinvii, trattative e caselle lasciate scoperte, Giorgia Meloni ha completato il pacchetto del sottogoverno e rimesso in ordine la squadra dopo il terremoto politico del post referendum, con l’uscita di Daniela Santanchè e Andrea Delmastro. Il Consiglio dei ministri ha nominato Paolo Barelli sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento (accanto all’altra azzurra Matilde Siracusano), Massimo Dell’Utri agli Esteri, Alberto Balboni alla Giustizia, Mara Bizzotto alle Imprese e al made in Italy e Giampiero Cannella alla Cultura.Il nome più attenzionato del pacchetto è quello di Barelli. L’ex capogruppo di Forza Italia alla Camera approda al governo dopo aver lasciato la guida dei deputati azzurri a Enrico Costa, al termine di una lunga mediazione tra l’inner circle di Antonio Tajani e la minoranza del partito vicina agli eredi Berlusconi. Come si vociferava da giorni, ricevuta la nomina Barelli ha provveduto a trasferire le funzioni di presidente della Federnuoto al vicepresidente Andrea Pieri, per evitare possibili contestazioni sulla compatibilità tra gli incarichi. Per FI è una promozione, ma soprattutto un modo per mettere un punto alla diatriba sui capigruppo. Che non è detto, però, sia davvero chiusa: non è escluso che il dossier possa presto riaprirsi attorno al nome di Fulvio Martusciello, capo delegazione degli azzurri al Parlamento europeo.Le altre scelte hanno sistemato le caselle rimaste scoperte nei ministeri. Alla Giustizia è andato Balboni, senatore di Fratelli d’Italia, nel posto lasciato libero da Andrea Delmastro. Fino a poche ore prima del Cdm il nome più accreditato continuava a essere quello della deputata meloniana Sara Kelany, anche per la sua vicinanza politica al sottosegretario alla Presidenza Giovanbattista Fazzolari. Ma al momento di chiudere Meloni ha calato l’asso e ha fatto convergere la scelta su Balboni, sparigliando le attese della vigilia. Al Mimit è stata invece nominata Bizzotto, senatrice della Lega, al posto di Massimo Bitonci. Alla Cultura, per il post Gianmarco Mazzi promosso ministro del Turismo, entra Cannella, in quota Fratelli d’Italia. Agli Esteri va invece Dell’Utri, per Noi moderati.Le altre nominePalazzo Chigi archivia così il dossier più urgente: riempire gli ultimi slot rimasti vacanti e mettere al riparo l’esecutivo dalle fibrillazioni. Ma il capitolo nomine non finisce qui. Perché chiuso la partita del sottogoverno, resta da giocare quella altrettanto delicata delle authority. Il nome in pole per la guida della Consob è sempre quello del sottosegretario al Mef Federico Freni, sostenuto dalla Lega e difeso apertamente, anche oggi, da Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell’Economia, al termine del Cdm, ha ribadito di avere «totale fiducia» in Freni, definendolo «assolutamente bravissimo e competente», e ha auspicato una decisione «a brevissimo” sulla Commissione di Borsa, ma anche sull’Antitrust il cui vertice scade il 4 maggio.Il punto è che il via libera a Freni continua a non arrivare, impigliato in un negoziato tra Lega e Forza Italia. Nelle scorse settimane, nei corridoi della maggioranza, lo schema che ha circolato con più insistenza era questo: l’ingresso di Barelli al governo avrebbe rappresentato una compensazione per gli azzurri, a fronte del via libera di Tajani alla nomina di Freni. Ma alla prova dei fatti quell’intesa non ha retto. Barelli è entrato nell’esecutivo, mentre il veto su Freni è rimasto. Attorno al sottosegretario leghista pesano sia valutazioni politiche sia cautele tecniche. Le richieste sulla ConsobIl nodo formale riguarda il suo attuale ruolo al Mef e il fatto che si sia occupato della riforma del mercato dei capitali, materia che incrocia direttamente l’ambito d’azione della Consob. Ma il rinvio della nomina ha soprattutto un sapore politico. Ed è qui che entra in scena l’Antitrust, tirato in ballo oggi dallo stesso Giorgetti. Anche la scadenza del mandato del presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato impone infatti una decisione a stretto giro. E l’idea che il rinnovo dei vertici dell’altra authority di peso sia finito sullo stesso tavolo negoziale della Consob non è peregrina. Forza Italia, ottenuto il ricollocamento di Barelli, potrebbe aver deciso di non concedere ancora il sospirato via libera a Freni e di guardare invece anche all’altra poltrona pesante che sta per liberarsi.L'articolo Nomine: Meloni chiude il dossier sottosegretari, ancora al palo il via libera a Freni per la Consob. E sul tavolo spunta l’Antitrust proviene da Open.