“Se non è Liberazione….”. Montanari senza vergogna sulla Venezi

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Il 25 aprile 2026 è stato esattamente come ce lo aspettavamo. Ignobile. E preoccupante. Ignobile nella rappresaglia, nella protervia teppistoide di una sinistra che lo usa per potenziare il suo messaggio unico: qui comandiamo noi e lo sappiamo, sappiamo che nessuno può ricondurci a ragione e civiltà, men che meno questo governo che definiamo fascista sapendolo debole, incline al compromesso, alla lamentazione sterile credendola ottima strategia dimostrativa mentre è pura sottomissione alla nostra violenza evocativa, programmatica a tout prix, pura dimostrazione di debolezza, di impotenza.Vogliamo cominciare dagli aspetti in apparenza tangenziali, scollegati? La Beatrice Venezi fatta fuori dalla Fenice veneziana a furor di orchestrali che da mesi cercavano un pretesto, arrivato con la denuncia forse incauta, forse cercata per sottrarsi a un logorio non più sostenibile, del nepotismo orchestrale, anche orchestrale, ennesimo segreto di Pulcinella dell’egemonismo culturale post comunista, sempre molto comunista. E subito il Tomaso Montanari degli insulti triviali, delle provocazioni svaccate: “Fuori un’altra. Se non è Liberazione questa…”.Il fuori un’altra nel segno della resistenza chiude il cerchio, è un manifesto programmatico di ostentata canagliaggine: qui comandiamo noi, qui entra solo chi diciamo noi non importa chi comanda, chi nomina, qui scegliamo noi e non prendiamoci in giro, non ci prendessero in giro i signori orchestrali: Venezi potrà anche stare sui coglioni per quell’aria convinta, patinata, per quell’enfasi quando dirige, ma non ci si venga a dire che la questione è tecnica, è artistica: lei paga la vicinanza non rinnegata, non nascosta con Giorgia Meloni ovvero per essere un corpo estraneo dell’egemonismo. E da mesi riceveva insulti, offese pesanti, difficilmente sostenibili, che la stampa organica s’incaricava di diffondere, di esaltare. Quanto a Tomaso, è uno col physique du rôle, scrive sul Fatto Quotidiano e dice: ne abbiamo fatta fuori un’altra. Ma gli incarichi dal governo se li tiene.“Fatta fuori un’altra”. Con gli orchestrali che anche loro bulleggiano, hanno vinto, hanno dato la dimostrazione che inseguivano da più di un anno. E la ragione è semplice, è l’insegnamento di brigatistica memoria, colpirne una per educare gli altri. “Fuori un’altra” e non provateci più. Chissà che ne penserà la Venezi di essere stata mollata, sacrificata alla tracotanza sinfonica di PD e CGIL.Vogliamo continuare? Il 25 aprile 2026 si son viste cose turpi. Un fragile manifestante di 81 anni, cui hanno tolto la bandiera ucraina, investito da un energumeno che ai penosi, impauriti “lei non mi deve toccare” lo investiva sempre di più, gli impediva di muoversi, di avanzare, fino alla violenza di cacciarlo, irriso da giovinastri con bandiere di Hamas, di Hezbollah.Una scena oltre la vergogna e la vigliaccheria, peggio che miserabile, fascismo in purezza nel giorno che celebra la caduta del fascismo. Facile, fare il prepotente con un vecchio, per di più in gruppo. Questo guardiano della rivoluzione si chiama Giacomo Marchetti, 52 anni, da Bologna, in fregola insurrezionale, estimatore del regime nordcoreano.Ma c’è pure quell’assessore ragazzino lecchese Michele Gamba, che ha già capito come funziona: prima si segnala su X, “Israele è uno Stato terrorista e va annientato”, testuale, totalmente protetto dal partito che non gli fa neanche un buffetto, indi rincara per il 25 aprile: “noi saremo lì accanto per farvi passare un brutto pomeriggio, la bandiera israeliana rappresenta uno stato fascista e un’ideologia suprematista e coloniale: il sionismo”.Il fanatismo da assemblea studentesca dei presuntuosi, questo, vedi caso, iscritto al PD. Perché il PD mai come in questo 25 aprile si è palesato, come ha scoperto il fuoruscito Emanuele Fiano, per un partito antisemita guidato da un’ebrea che non fa una piega. Non la fa neppure alle esagitazioni di un altro influencer che sfila riprendendosi: “è inutile che frignate, il 25 aprile è la Resistenza e i terroristi [ebrei] verranno cacciati e ve lo ricorderemo con sempre più intensità”. Cioè come, con le pallottole o le spranghe? Uno che al massimo con crescente intensità può spararsi i selfie.Un altro, questo ventenne Alessandro Corti, consigliere municipale piddino a Milano, che prima le sputa e poi annuncia querele con tracotanza d’ordinanza, “vi consiglio di ascoltare bene, ci legge il mio avvocato, vado dai carabinieri”, che quando servono evidentemente non disturbano; ma gli dice male perché “il Tempo” tira fuori il video integrale dove questo guerrigliero di mamma salmodia che “la lotta armata è sempre legittima che sia fatta dai socialisti o dagli islamisti, Hamas non è l’Isis”. Seguito dall’obbligatorio invito ad “andare a studiare”, ma tu senti da che pulpito questi pulcini pigolanti.La Liberazione dei bambocci non ci mancava e non avremmo voluto vederla, anzi rivederla dopo il massimalismo coglione e farabuttesco degli anni Settanta. Ma è destino che la risacca italiana debba sempre rivomitare il peggio. Quo usque tandem abutere patientia nostra? E per nostra, attenzione, non intendiamo necessariamente aderenti alla destra più o meno nostalgica ma semplicemente cittadini che assistono sgomenti, nel disagio di una sensazione di sbando, di vulnerabilità, a una celebrazione risolta in una sagra delle prepotenze, delle intimidazioni, delle minacce, per colmo di grottesco da mocciosi con la kefiah e i capelli zozzi.Allora vediamo: sparano a Trump ed è colpa sua perché provoca (e non si è lasciato ammazzare); fanno violenza a un vecchio ed è colpa sua perché provoca con la bandiera ucraina; chiamano saponette mancate gli ebrei e la colpa è degli ebrei perché si fanno vedere, perché Hitler non ha finito il lavoro.Meno male che sono inclusivi, democratici. Ma finché glielo si lascia fare, finché restano liberi di apologizzare la strage, l’olocausto, la lotta armata, la “crescente intensità”, la purga da “fuori un’altra”, hanno ragione loro.Max Del Papa, 27 aprile 2026L'articolo “Se non è Liberazione….”. Montanari senza vergogna sulla Venezi proviene da Nicolaporro.it.