di Mario Agostinelli e Domenico VitoNel silenzio climatico generato dal frastuono dei conflitti e dal caos geopolitico globale, sotto l’indifferenza di un mondo ormai assuefatto ad un manipolo di despoti, ma nell’attenzione di molti della società civile si terrà nella città colombiana di Santa Marta, dal 24 al 29 aprile 2026, la prima Conferenza internazionale dedicata alla transizione dai combustibili fossili. Ufficialmente promossa da Colombia e Paesi Bassi, l’iniziativa si propone come uno spazio di dialogo e cooperazione tra Stati, governi locali e altri stakeholder che riconoscono l’urgenza di abbandonare progressivamente le fonti fossili. L’obiettivo è promuovere una transizione giusta, ordinata ed equa, in linea con gli obiettivi climatici globali e le migliori evidenze scientifiche disponibili.Sebbene questa non sia ufficialmente una conferenza in seno alla Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici, essa rappresenta un momento fondamentale per il multilateralismo climatico, proposto dall’Accordo di Parigi. La conferenza nasce infatti nelle stanze della scorsa COP30 in Brasile dall’insoddisfazione di molti paesi, tra cui in testa i paesi promotori dell’evento, che non hanno visto inserita nella decisione finale (il cosiddetto “global mutirão”) la richiesta di una pianificazione nazionale da parte degli stati firmatari dell’accordo sul clima, dell’uscita dai combustibili fossili al 2050. La proposta di tale pianificazione che discende dalle decisioni della COP28 a Dubai in cui fu dichiarata un’uscita dalle fonti fossili al 2050 – il cosiddetto e dibattuto transitioning away -, ha suscitato grande entusiasmo nella prima settimana delle scorse negoziazioni climatiche, ma incontrò grandi resistenze da alcuni paesi tra cui Italia e Polonia che ne determinarono la cancellazione dal Global Mutirão.Ed è proprio su questo posizionamento, espresso dall’Italia all’ultima COP in sede internazionale e sulla partecipazione alla conferenza di Santa Marta che una vasta rete di organizzazioni della società civile italiana ha deciso di attivarsi per sostenere questo appuntamento cruciale per il futuro climatico globale e per chiedere al governo delucidazioni in merito alla strategia che intende attuare in merito alla road map globale per il phase-out da carbone, petrolio e gas. Organizzazioni ecologiste, movimenti e sindacati hanno difatti lanciato un appello a deputati, senatori ed europarlamentari italiani mentre si mobilitano a sostegno della Conferenza internazionale di aprile in Colombia.Nell’Appello, le organizzazioni firmatarie – A Sud, CGIL, Ecora, Extinction Rebellion Italia, Fridays for Future Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Osservatorio Parigi, Per il clima fuori dal fossile, VAS – Verdi Ambiente e Società, WWF Italia – denunciano l’insufficienza delle politiche climatiche attuali, sia a livello globale che europeo e nazionale. In Italia, sottolineano una distanza sempre più evidente tra gli impegni internazionali e le scelte politiche concrete. A rendere questa contraddizione ancora più evidente è il fatto che secondo comunicazioni ufficiali della presidenza colombiana, il governo italiano avrebbe confermato la partecipazione alla Conferenza di Santa Marta. Una notizia che, tuttavia, non trova riscontro né sui canali ufficiali dei ministeri competenti né nel dibattito pubblico nazionale, alimentando interrogativi sulla reale posizione che l’Italia intende assumere a livello internazionale.Le politiche energetiche del governo, poi, appaiono contraddire gli impegni assunti in sede internazionale. L’Italia ha infatti recentemente rinviato il phase-out dal carbone dal 2025 al 2038, posticipando di tredici anni rispetto agli obiettivi precedentemente fissati, riaprendo la possibilità di utilizzo del combustibile più inquinante e motivando la decisione con esigenze di sicurezza energetica. Allo stesso tempo, il governo italiano ha sostenuto a livello europeo la necessità di allentare o sospendere il sistema ETS (Emission Trading System), uno degli strumenti chiave della politica climatica europea, indicando chiaramente una direzione orientata alla riduzione dei vincoli ambientali piuttosto che al loro rafforzamento. Tutte azioni che continuano a essere fortemente orientate al mantenimento e al prolungamento della dipendenza dalle fonti fossili.Quello di Santa Marta invece rappresenta un appuntamento cruciale, nato dal desiderio degli Stati più ambiziosi per dotare la comunità internazionale di uno strumento capace di governare il phase-out dei combustibili fossili e costruire un futuro sicuro e sostenibile. L’iniziativa è collegata alla Fossil Fuel Treaty Initiative, un’alleanza tra Stati e società civile che promuove l’adozione di un trattato internazionale giuridicamente vincolante per la progressiva eliminazione di carbone, petrolio e gas. L’obiettivo è dotare la comunità internazionale di uno strumento capace di governare il phase-out dei combustibili fossili e costruire un futuro sicuro e sostenibile, che oltretutto vede oggi più che mai l’economia fossile generare forte instabilità geopolitica.In definitiva quindi la conferenza di Santa Marta rappresenta un passaggio cruciale “al di fuori” dell’Accordo di Parigi e dall’UNFCCC, che tuttavia vuole trovarne i principi fondanti e agire concretamente in uno spazio franco al fine di raggiungere l’obiettivo cardine di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C. Ma l’Italia cosa farà realmente?L'articolo L’Italia parteciperà o no alla conferenza sulla transizione in Colombia? Dal governo mosse contraddittorie proviene da Il Fatto Quotidiano.