L’Italia rallenta e rallenterà ancora, perché le circostanze sono “totalmente eccezionali” e le conseguenze del conflitto in Medio Oriente imprevedibili, tanto che potrebbe essere necessario aggiornare nuovamente le stime appena validate. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il Documento di finanza pubblica (Dfp), si presenta in conferenza stampa con le nuove previsioni, che prendono atto della correzione di rotta. Il dato più immediato riguarda la crescita: il Pil 2026 viene rivisto al ribasso dallo 0,7% allo 0,6%, con un rallentamento che si estende anche agli anni successivi. Una limatura più ‘ottimistica’ rispetto alle previsioni di Bankitalia e Fmi, che stimano il Pil in crescita di mezzo punto quest’anno. Tanto che lo stesso titolare del Tesoro ha precisato che si tratta di cifre che “già nelle prossime settimana sono meritevoli di adeguamenti”. Cresce rapporto debito/Pil: al 138,6% nel 2026La revisione del Pil si accompagna a un peggioramento dei conti. Il rapporto debito/Pil, al 137,1% nel 2025, viene fissato al 138,6 nel 2026, al 138,5 nel 2027 e a 137,9 nel 2028. Il deficit limato al 2,9% del Pil nel 2026 – rispetto al più ottimistico 2,8% di ottobre scorso – per poi calare al 2,8% nel 2027. Numeri che complicano il percorso di rientro del deficit, uno degli obiettivi politici più rivendicati dall’esecutivo. Un’ora prima che si riunisse il Cdm è arrivato il verdetto dell’Eurostat: la notifica conferma la stima dell’Istat del 3 marzo, il deficit/Pil per il 2025 si ferma al 3,1%, sopra la soglia del 3% fissata dalla Unione Europea. Un livello che, quindi, impedisce all’Italia di chiudere la procedura per disavanzo eccessivo già quest’anno. Il rientro viene così rinviato, anche se le valutazioni della Commissione europea sono attese a giugno con il cosiddetto pacchetto di primavera. Giorgetti: “Non escludo scostamento di bilancio”“Come diceva Boskov ‘rigore è quando l’arbitro fischia’. L’arbitro ha deciso rigore, puoi essere d’accordo o no ma queste sono le regole del gioco”, la risposta lapalissiana di Giorgetti, che aggiunge: “Capisco che in questo Paese ci sono dei dirigenti sportivi che esultato per l’eliminazione delle nazionale di calcio. E quindi alcuni esultano per una decisione in questo senso dell’arbitro. Siamo fatti così, in altri Paese non avviene”. In questo contesto, il ministro ha aperto esplicitamente alla possibilità di uno scostamento di bilancio. “Ci muoveremo da soli? Non lo escluderei”, ha risposto, evocando uno scenario in cui Roma potrebbe intervenire senza un coordinamento europeo. Il riferimento è soprattutto all’emergenza energetica: l’obiettivo è evitare una nuova spirale inflattiva. Giorgetti ha ribadito che sul tavolo c’è la proposta di tassazione degli extra-profitti delle società energetiche, appoggiata però solo da alcuni Stati Ue, tra cui Germania e Spagna. “Una tassazione eccezionale da parte delle grandi compagnie”, l’ha definita: “Non mi sembra che la nostra proposta sia stata ben accolta, ma chi fa il medico nell’ospedale da campo sta in una situazione diversa da chi sta allo stato maggiore”. Quando ci sono feriti che arrivano da tutte le parti “l’aspirina” non basta. E all’indirizzo dei partner europei ribadisce: “quello che non va è la rigidità rispetto ad approcciare un mondo che è completamente cambiato”. Al momento l’Ue non sembra orientata ad utilizzare strumenti eccezionali senza una recessione conclamata. Una risposta è invocata dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini che sottolinea: “Se non si risolve la crisi nel Golfo, se arriviamo a fine anno, al rischio di recessione abbiamo quasi certezza di arrivarci”. Questo articolo Documento finanza pubblica, il governo taglia le stime di crescita proviene da LaPresse