AGI - Raccontare la storia della nascita della Repubblica alla luce del sistema di potere che prende forma in Italia tra la fine della Seconda guerra mondiale e le elezioni del 18 aprile 1948. È questa la chiave di “Ombre sulla Repubblica. 1945-1948: una guerra civile latente”, il nuovo saggio di Aldo Giannuli, pubblicato da Ponte alle Grazie (462 pagine, 19,90 euro), nel quale lo storico propone una ricostruzione del triennio costituente come fase decisiva per comprendere l’intera vicenda repubblicana italiana.La guerra civile latenteLa tesi centrale del volume è che l’Italia del dopoguerra sia stata attraversata da una “guerra civile latente”, mai sfociata in conflitto aperto ma costantemente presente nelle istituzioni, nei partiti, negli apparati di sicurezza, nei rapporti internazionali e nella società. Secondo Giannuli, quella tensione si trasformò poi in una “guerra civile fredda”, parallela alla Guerra fredda tra blocchi, destinata a segnare la Prima Repubblica ben oltre il 1948.Il libro affronta il passaggio dalla monarchia alla Repubblica, il ruolo dell’Assemblea Costituente, il referendum istituzionale, la nascita del sistema dei partiti, la ricostruzione dei servizi segreti, la strage di Portella della Ginestra, il tentato golpe del 1947, il rapporto tra Pio XII, Stati Uniti e Democrazia cristiana, fino al nodo del Pci togliattiano.Giannuli rivendica un approccio transdisciplinare: la storia politica è intrecciata con diritto costituzionale, sociologia dei partiti, storia economica, storia dell’intelligence e relazioni internazionali e contesta l’idea di una storiografia ridotta a tribunale del passato e propone invece un metodo fondato sul tentativo di “capire tutti e non fare sconti a nessuno”, anche quando si analizzano attori politicamente lontani o moralmente compromessi.L'equilibrio tra i partitiParticolare rilievo ha la nascita della Costituzione materiale della Repubblica. Per Giannuli, il sistema politico-economico del dopoguerra si struttura attorno a un equilibrio tra partiti, mondo finanziario, apparati dello Stato e collocazione internazionale dell’Italia. Il risultato è un modello che garantisce stabilità, ma anche immobilismo: una Repubblica capace di evitare il destino della Grecia e di restare una democrazia liberale, ma segnata da continuità profonde, corporativismo, scarsa mobilità politica e irrisolto dualismo Nord-Sud.Lo storico attribuisce a Dc e Pci un ruolo ambivalente: il merito di aver impedito la guerra civile aperta e consentito la tenuta costituzionale del Paese, ma anche la responsabilità di aver costruito un sistema bloccato. De Gasperi, nella lettura di Giannuli, comprese più di Togliatti la logica della democrazia occidentale competitiva e lavorò alla costruzione di un blocco moderato-conservatore, mentre il leader comunista, pur abile, avrebbe commesso gravi errori strategici nella stagione costituente.Un saggio che, nell’anno dell’ottantesimo anniversario repubblicano, punta a riaprire la discussione sulle origini dello Stato democratico italiano, mostrando quanto quelle origini siano state più fragili, conflittuali e meno pacificate di quanto spesso si racconti.