Nessun coinvolgimento di Giorgia Meloni nel “licenziamento” di Beatrice Venezi da parte del Teatro La Fenice. A sottolinearlo è Palazzo Chigi che in una nota smentisce quanto apparso oggi sulla stampa. “È privo di ogni fondamento quanto riportato oggi in un articolo del Corriere della Sera sulla decisione del Teatro La Fenice di Venezia di annullare tutte le future collaborazioni con il Maestro Venezi: il Presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo sul tema e quindi non avrebbe potuto dare alcun ‘via libera’, come invece sostenuto”, si legge nel comunicato. La Fondazione Teatro La Fenice ha comunicato ieri l’interruzione di qualsiasi collaborazione con la direttrice d’orchestra che doveva entrare in carica il prossimo primo ottobre come direttore musicale dell’istituzione veneziana. A provocare la decisione è stata un’intervista rilasciata da Venezi a un quotidiano argentino in cui ha accusato di nepotismo i professori dell’orchestra del teatro. La nomina di Venezi, ritenuta vicino all’attuale governo e a Fratelli d’Italia, aveva provocato sin da subito tantissime polemiche nei mesi scorsi ed era stata contestata duramente dagli orchestrali. I musicisti e i lavoratori della Fenice di Venezia protestano contro la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale , avvenuta senza coinvolgimento dell’orchestra – Venezia, 10 novembre 2025 (Foto di Paola Garbuio/Lapresse)Dopo la decisione del sovrintendente Nicola Colabianchi ieri è arrivata anche la nota del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha preso atto “della decisione di Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza” confermando”al Sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia”. Amato (M5S): “Venezi come Santanchè, Venezia Waterloo Meloni”Dall’opposizione il Movimento 5 Stelle è tornato oggi all’attacco: “Venezia è la Waterloo del governo Meloni. La forza e la dignità culturale di questa città stanno annientando l’arroganza e la pochezza delle politiche culturali della destra. Venezia è lo specchio poi delle enormi differenze che ci sono tra chi si occupa di cultura”, afferma il deputato M5S Gaetano Amato. “Da un lato abbiamo Nicola Colabianchi, un burocrate piazzato da questo governo che fino a quando gli è stato ordinato ha difeso Beatrice Venezi, nonostante le rimostranze della lavoratrici, dei lavoratori e di un’intera città, salvo poi scaricarla come una Santanchè qualunque quando ha capito che il vento era cambiato. Dall’altro abbiamo Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, dal quale siamo politicamente distantissimi, ma a cui riconosciamo il valore enorme della coerenza, della responsabilità e soprattutto della schiena dritta in ambito culturale mentre tanti altri si sarebbero limitati a obbedire. Peccato che Alessandro Giuli e questo governo abbiano piegato la cultura italiana verso il modello Colabianchi e abbiano abbandonato al suo destino Buttafuoco. Se il nostro ministro della cultura avesse anche lui un minimo di schiena dritta, avrebbe fatto il contrario, difendendo Buttafuoco e inchiodando alle sue responsabilità il pavido soprintendente”. Questo articolo Teatro La Fenice “licenzia” Beatrice Venezi, Palazzo Chigi: “Meloni non coinvolta” proviene da LaPresse