Investimenti nelle armi nucleari in aumento: 301 società finanziarie coinvolte, anche banche italiane

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Mentre crescono le tensioni globali e si raggiungono livelli record di spesa militare, sempre più istituzioni finanziarie investono nei produttori di armi nucleari. Dopo il segnale positivo di un calo costante a partire dal 2021, è la prima volta che i numeri tornano a salire con 301 società che in tutto il mondo puntano su questo settore (+15% sull’anno precedente). L’allarme viene lanciato nel report “Don’t Bank on the Bomb“, pubblicato ogni anno dal 2014 e promosso da Ican e Pax con il titolo “Investing in the Arms Race”.“Per la prima volta da anni, il numero di investitori che cercano di trarre profitto da una corsa agli armamenti è in aumento: si tratta di una strategia a breve termine e rischiosa, che contribuisce a una pericolosa escalation”, ha dichiarato Susi Snyder, Direttrice dei Programmi di Ican. I capofila del riarmo sono gli Stati europei, spinti dal timore della guerra in Ucraina e dal progressivo disimpegno degli Stati Uniti nella sicurezza del continente. Per questo molti governi hanno intensificato la pressione sugli investitori perché vengano superate le restrizioni etiche sugli investimenti nel settore militare. Su questa linea, i maggiori investitori globali sono colossi come Vanguard, BlackRock e Capital Group per quanto riguarda azioni e obbligazioni. Sul fronte dei prestiti, invece, dominano Bank of America, JPMorgan, Chase e Citigroup.L‘Italia non è esclusa, anche se registra un leggero calo. Tra gennaio 2023 e settembre 2025, nove istituzioni finanziarie hanno intrattenuto rapporti significativi con aziende del settore, per un totale di oltre 5,74 miliardi di dollari tra prestiti e sottoscrizioni. Il dato evidenzia però una flessione rispetto ai 6,3 miliardi dell’anno scorso, nonostante l’aumento del numero di banche coinvolte (da otto a nove). “Il sistema bancario italiano non è estraneo alla corsa agli armamenti nucleari. Il calo dei volumi è un segnale positivo, ma l’aumento del numero di banche coinvolte indica che la rotta non è ancora cambiata”, osserva Francesco Vignarca, coordinatore campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo. In testa c’è UniCredit, con 2,84 miliardi di dollari (-4,5 miliardi sull’anno precedente) e rapporti finanziari con Honeywell, Leonardo, Lockheed Martin, Northrop Grumman, RTX, Rolls-Royce, Thales e Airbus. Al secondo posto Intesa Sanpaolo, con 718 milioni ed esposizioni verso Bechtel, Boeing, Lockheed Martin e Rolls-Royce. Fanno seguito Banco BPM, BPER Banca, Cassa Depositi e Prestiti, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Passadore & C., Banca Popolare di Sondrio e Mediobanca: tutte però coinvolte solo con Leonardo.Secondo il report, sono 25 le aziende coinvolte nella produzione di armi nucleari nel mondo. Le tre società con i contratti di maggior valore sono General Dynamics (28 miliardi), Honeywell International (75 miliardi) e Northrop Grumman (16 miliardi). L’unica azienda italiana presente tra le produttrici di armi nucleari identificate nel rapporto è Leonardo. La società, il cui azionista di maggioranza è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, detiene il 25% del consorzio MBDA, impegnato nei programmi missilistici nucleari francesi. Inoltre ha ottenuto contratti per oltre 4 miliardi di dollari per componenti destinati ai sottomarini nucleari della Marina statunitense. Considerando che le banche italiane investono in questi armamenti, conclude Vignarca, “i risparmiatori italiani hanno il diritto di sapere dove finiscono i loro soldi”.“Invece di investire in questa industria dannosa, le istituzioni finanziarie dovrebbero esercitare la propria influenza per promuovere comportamenti aziendali responsabili”, ha detto Alejandra Muñoz di Pax, autrice principale del Rapporto. Una norma in effetti c’è e per qualche anno ha effettivamente spinto le aziende a non investire nel settore. Ad oggi gli asset gestiti da soggetti che escludono le aziende coinvolte nella produzione di armi nucleari superano i 4mila miliardi di dollari. In molti citano tra i motivi di questa scelta il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), entrato in vigore nel 2021. I dati di cui parla il report segnano quindi una prima frattura rispetto agli ultimi cinque anni.L'articolo Investimenti nelle armi nucleari in aumento: 301 società finanziarie coinvolte, anche banche italiane proviene da Il Fatto Quotidiano.