Sentenza storica a Foggia: aggressori di un uomo condannati con l’aggravante della discriminazione per orientamento sessuale

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Prima gli insulti, poi i pugni, infine i calci mentre era a terra. “Ricchione, gay di merda, frocio”, gli urlavano contro. È iniziata così, nella notte di San Lorenzo di due anni fa, l’aggressione ai danni di M., un uomo do 57 anni, a San Giovanni Rotondo. Un pestaggio violento, culminato con un trauma cranico e lesioni al volto, interrotto solo dall’intervento di un passante. Venerdì 17 aprile, quel caso approdato in tribunale a Foggia è arrivato a sentenza. Il giudice ha condannato gli imputati a 3 anni e 10 mesi di reclusione, riconoscendo non solo le lesioni aggravate ma anche la matrice omofoba dell’aggressione.Nei capi d’imputazione la ricostruzione è netta: si parla di un’aggressione avvenuta “per motivi di discriminazione legata all’orientamento sessuale” della vittima, culminata con percosse e calci anche quando l’uomo era già a terra e privo di sensi. Un’azione che, secondo l’accusa, gli avrebbe provocato lesioni tali da determinare una prognosi superiore ai quaranta giorni. È su questa impostazione che si fonda la decisione del tribunale, che riconosce agli imputati la responsabilità per tutti i reati contestati. Un passaggio che potrebbe avere un peso anche oltre il singolo procedimento: il giudice ha infatti applicato l’aggravante prevista dall’articolo 604 ter del codice penale, estendendola alla discriminazione per orientamento sessuale, in uno dei primissimi casi in cui un giudice arriva a questo tipo di riconoscimento.Secondo quanto ricostruito dalle indagini, M. Stava andando via da un bar quando un gruppo di giovani si è avvicinato. “Sai che anche noi siamo gay?”, la provocazione. Lui non reagisce, li ignora. A quel punto scatta la violenza: un pugno, la caduta a terra, poi i colpi ripetuti mentre perde i sensi. “Ero uscito per vedere le stelle e invece mi sono arrivate addosso”, dirà in seguito. “Si è concluso venerdì il processo per lesioni aggravate a danno di M., vittima di un’aggressione disumana da parte di un ragazzo maggiorenne e di una minorenne”, spiega a ilfattoquotidiano.it l’avvocata Fiorella Shane Arveda, che ha assistito M. Il quale “fu pestato a sangue e lasciato tramortito a terra. Solo l’intervento di un passante ha evitato conseguenze ancora più gravi”. Per la legale il punto centrale è il movente. “La spedizione punitiva non era casuale ma specificatamente diretta verso di lui perché gay. Tutto è partito da una provocazione: ‘Sai che siamo anche noi gay?’. Al rifiuto di reagire, sono passati immediatamente alla violenza, accompagnata da insulti omofobi”. Da qui la scelta difensiva di spingere su un’interpretazione più ampia del reato. “Fin da subito abbiamo prospettato alla Procura che non si trattasse solo di lesioni gravi, ma che fosse pienamente integrata una discriminazione per orientamento sessuale”, spiega Arveda. “Abbiamo chiesto che venisse ricompresa nell’aggravante prevista dall’articolo 604 ter, normalmente utilizzata per discriminazioni di altro tipo”. Una tesi accolta prima dall’accusa e poi dal giudice. “Grazie a questa interpretazione si è arrivati alla condanna a 3 anni e 10 mesi, con provvisionale immediatamente esecutiva di 5mila euro e spese legali. L’aggravante speciale è stata riconosciuta”.Oltre a quella della discriminazione, il tribunale ha contestato anche la minorata difesa – per aver approfittato della notte e del contesto – e il coinvolgimento di una minore. “La somma delle aggravanti avrebbe potuto portare a una pena ben più alta, fino a 10 anni, poi ridotta per il rito abbreviato e le attenuanti”, chiarisce la legale. Il nodo resta però giuridico. “In Italia le sentenze non sono vincolanti come nel sistema anglosassone, ma hanno comunque un valore nelle decisioni successive e questo è significativo”, sottolinea Arveda. “Il riconoscimento di questa aggravante, anche se non è prevista esplicitamente a livello legislativo, rappresenta un modo per sopperire a una lacuna”. Un passaggio non scontato, anche alla luce dell’assenza di una norma specifica. “Attraverso un’interpretazione estensiva dell’aggravante per motivi razziali o religiosi si è ricompresa la discriminazione per orientamento sessuale. Questo significa che, anche senza una legge ad hoc, è possibile applicare un aumento di pena quando il movente è discriminatorio”.Proprio la rarità del caso ne aumenta il peso. “Si tratta di un evento molto raro in Italia. Qui i fatti erano strettamente legati all’orientamento sessuale della vittima: è stato colpito in quanto gay. Questo lo rende molto rappresentativo e crea un forte precedente”. Secondo la legale, il significato va oltre il piano giudiziario. “Al legislatore bisogna dare uno stimolo, come è accaduto in altri ambiti. Finché manca uno strumento specifico, queste interpretazioni restano l’unica strada. Ma questa sentenza dovrebbe portare a integrare le norme esistenti”. E c’è anche un effetto potenziale sulle vittime. “Molte persone non denunciano per vergogna o perché non credono nella giustizia. Questo caso può riattivare fiducia”, dice Arveda. “Durante un sit-in di solidarietà nei confronti di M. sono emerse storie di aggressioni analoghe mai denunciate. La speranza è che questa sentenza possa avere anche un effetto deterrente”.L'articolo Sentenza storica a Foggia: aggressori di un uomo condannati con l’aggravante della discriminazione per orientamento sessuale proviene da Il Fatto Quotidiano.