Questo scandaloso 25 aprile, tra le altre cose, ci ha ricordato come l’ANPI e simili siano un coacervo di ottuagenari sempre più lontano dalla libertà e dal pluralismo, che vivono di fantasmi della guerra e che hanno il vitale bisogno di un nemico perenne per giustificare la propria, ormai triste, esistenza. Senza lo spettro di un fascismo da combattere ogni giorno, l’antifascismo si ridurrebbe a ciò che in realtà è già ma non sa ancora di essere: un circolo di nostalgici con una indebita visibilità mediatica, uno strano ruolo politico e delle preferenze geopolitiche davvero discutibili.Per questo i signori della Liberazione perenne, ottantuno anni dopo, insistono ancora nel riprodurre toni da guerra civile, insultando volgarmente gli avversari politici e portando avanti una narrazione da resistenza armata come se l’Italia fosse ancora nel ‘40. Emblematico in tal senso è l’intervento di Adelmo Cervi ai Campi Rossi di Casa Cervi durante le manifestazioni di questo 25 aprile. Dal palco, davanti a migliaia di persone, Adelmo (figlio di uno dei sette fratelli fucilati dai nazifascisti) ha lanciato un attacco durissimo al Governo in carica: “La Russa tutte le sere accarezza il testone di Mussolini… La Russa è un bastardo, e lo ripeterò all’infinito. Difficilmente la Meloni se ne andrà da sola, dovremo essere noi a cacciarla. Dobbiamo unirci per cacciare i fascisti nelle fogne”.Parole pesanti, pronunciate rigorosamente con una maglia rossa recante un simbolo sovietico, contro le massime cariche dello Stato democraticamente elette. Eh già: Adelmo Cervi dimentica che questo governo è stato scelto dagli italiani e non sta in alcun modo minando la democrazia. E così quello di Cervi è a pieno titolo un delirio assoluto che trasforma una giornata di memoria nazionale in una maratona di rancore e vendetta eterna. Casa Cervi, luogo simbolo sostenuto con risorse pubbliche, diventa malsano palcoscenico di uno spettacolo agghiacciante: la perpetuazione di una spaccatura che il Paese dovrebbe aver superato da generazioni.Leggi anche:Dopo questo (indegno) 25 aprile non venite più a parlarci di democrazia del Colonnello De SantisA che serve un 25 aprile così? di Max del PapaE c’è una cosa ancora più grave: Elly Schlein, presente a sorpresa all’evento, non ha preso le distanze da queste parole assurde. Anzi, ha abbracciato sorridente Adelmo Cervi, legittimando di fatto l’attacco frontale al governo e alle istituzioni. Un gesto che la dice lunga sulla linea attuale del Pd: invece di condannare gli eccessi degli estremisti rossi, si sceglie di cavalcare la narrazione dell’antifascismo militante permanente. Con tutte le conseguenze del caso.E davanti a ciò è legittimo preoccuparsi, perché mentre Meloni prende le distanze dal fascismo, ricordando che il 25 aprile è il ricordo della liberazione da un fenomeno liberticida, la sinistra continua a fischiettare nei confronti dei suoi radicali. E così ANPI e altre associazioni beneficiano di strutture e fondi pubblici polarizzando e incattivendo.E forse oggi si può giungere a una consapevolezza: i veri nostalgici non sono più gli elettori di centrodestra, bensì chi a sinistra continua con questa pericolosa retorica. E l’antifascismo più chiassoso finisce per essere il miglior produttore di quel “postfascismo” che dichiara di odiare. Un paradosso comico e tragico: per non morire di irrilevanza, l’ANPI resuscita ogni giorno il nemico.Alessandro Bonelli, 27 aprile 2026L'articolo Insulti choc dal palco del 25 aprile: “La Russa è un bastard***”. Poi l’attacco a Meloni proviene da Nicolaporro.it.