Oltre alle accuse dell’ex guardalinee Domenico Rocca contro i vertici dell’Aia su quel che accadeva nella sala Var di Lissone, ci sono anche quelle dell’ex arbitro Pasquale De Meo che aggiunge dettagli alle famigerate “bussate”, durante le analisi delle azioni. In un’intervista all’Agi, De Meo descrive un sistema di segnali, una sorta di morra cinese applicata al calcio, con cui dalla vetrata si sarebbero comunicate indicazioni agli addetti al Var per modificare le decisioni considerate errate. Nel mirino finiscono ancora loro: il designatore auto-sospeso Gianluca Rocchi e il supervisore Var Andrea Gervasoni, già al centro dell’inchiesta della Procura di Milano per concorso in frode sportiva.Come funzionavano i gesti in sala VarI codici, secondo il racconto di De Meo, sarebbero stati concordati nei ritrovi settimanali della categoria: «Erano gesti decisi nei raduni riservati degli arbitri che venivano stabiliti ogni settimana. Per esempio, uno era quello del “pugno-carta-forbice”». Si trattava, sempre stando alla ricostruzione fornita all’Agi, di una pratica consolidata che gli arbitri conoscevano e avrebbero vissuto con disagio. L’ex direttore di gara, che non operava in sala Var, sostiene di riferire ciò che era patrimonio comune nell’ambiente.Perché si parla di campionato falsatoIl punto, per De Meo, è che qualunque interferenza dall’esterno violerebbe il protocollo, perché i Var, che comunica direttamente con l’arbitro in campo, e gli Avar, cioè l’assistente al Var, sono designati e nessuno dovrebbe intervenire dall’esterno. La domanda che pone è però un’altra: «Perché in alcune partite scattava il “pugno-carta-forbice” e in altre no? Così veniva falsato il campionato». Una contraddizione che, a suo dire, basterebbe a sollevare dubbi sulla regolarità di quanto accaduto in alcune giornate di Serie A.Quale obiettivo dietro ai segnaliSul perché venisse usato quel sistema di codici, De Meo non si sbilancia e resta sulle ipotesi. Non parla di favoritismi verso un club specifico, ma ipotizza una protezione delle carriere interne alla categoria, dato che un errore non corretto si traduce in un punteggio più basso per il direttore di gara. De Meo, che non arbitra più da due anni, evita ricostruzioni più ampie e si limita a descrivere ciò che, secondo la sua testimonianza, accadeva nella prassi.Esposti archiviati e l’attesa della ProcuraSecondo l’ex arbitro De Meo, la sua vicenda è molto simile a quella di Rocca, sul cui profilo Facebook aveva subito solidarizzato, dopo che era diventata pubblica la notizia dell’indagine su Rocchi. Anche il suo esposto al procuratore federale Giuseppe Chiné, presentato nel 2023, era stato archiviato, così come quello di Rocca contro Rocchi, Orsato e Valeri. «Oggi non ho niente da festeggiare ma sono contento che sia intervenuta una Procura ordinaria e che ci sarà un giudizio imparziale da parte di un organo super partes su quello che succedeva», afferma De Meo all’Agi, affidando dunque alla magistratura milanese il compito di chiarire cosa avvenisse davvero davanti a quella vetrata.L'articolo L’ex arbitro De Meo e i codici «pugno-carta-forbice» di Rocchi. Le accuse sulle “bussate” in sala Var: «Così si falsava il campionato» proviene da Open.