Gli incidenti occorsi durante le manifestazioni per il 25 aprile, purtroppo prevedibili, sono stati di due tipi tra loro molto diversi e la loro compiuta valutazione spetta alla magistratura. Dal punto di vista politico si devono in primo luogo condannare e stigmatizzare gli atti criminali connessi con le ragioni della manifestazione; ad esempio il ferimento con una pistola ad aria compressa di due manifestanti che portavano il fazzoletto dell’Anpi avvenuto a Roma. Fatti di questo tipo sono probabilmente ascrivibili a minoranze nostalgiche che manifestano un odio viscerale per la Costituzione repubblicana e vorrebbero tornare ad un passato che non hanno conosciuto e che in qualche modo distorto considerano onorevole, anziché disastroso e vergognoso.In secondo luogo, e separatamente, devono essere valutati gli incidenti connessi con la strumentalizzazione della manifestazione da parte di manifestanti che hanno portato ed esibito simboli politici legati ad eventi odierni, che nulla avevano a vedere con la commemorazione della liberazione dall’occupazione nazista e dal regime fascista. Ad esempio, a Roma alcuni manifestanti avevano portato bandiere dell’Ucraina e sono stati violentemente attaccati da altri manifestanti evidentemente filorussi, mentre a Milano la Brigata Ebraica aveva portato alla manifestazione bandiere di Israele ed è stata violentemente contestata da manifestanti evidentemente filopalestinesi con slogan inneggianti al genocidio nazista e alla fine allontanata dal corteo.La responsabilità di questo tipo di incidenti ricade su tutti coloro che vi hanno preso parte, in un senso come nell’altro, e consegue a ragioni di divisione politica diverse da quelle che animano i (pochi) neofascisti. Certamente devono essere condannati tutti gli atti violenti e discriminatori; ma allo stesso modo devono essere condannati gli atteggiamenti consapevolmente provocatori. L’Ucraina è vittima di una aggressione da parte della Russia di Putin, un uomo su cui pende un mandato di arresto internazionale per crimini di guerra; ma la guerra in Ucraina non c’entra con la liberazione dal nazifascismo e non si devono confondere nella stessa manifestazione rivendicazioni diverse, che i manifestanti non condividono.Il caso delle bandiere dello stato di Israele è ancora più criticabile, perché contro quello stato è in corso un processo per genocidio presso la Corte di Giustizia Internazionale, e anche contro il primo ministro di quello stato è stato emesso un mandato di arresto internazionale: se l’Ucraina è vittima di crimini di guerra, Israele è imputato di crimini di guerra. La Brigata Ebraica ha partecipato alla guerra contro il nazifascismo in un’epoca in cui lo stato di Israele non esisteva e non c’è ragione oggi di portare le bandiere di uno stato su cui pendono gravi accuse alla commemorazione di un evento storico precedente alla sua fondazione.Molti ebrei italiani o naturalizzati italiani che furono vittime del nazifascismo erano antisionisti e non è certo un omaggio alla memoria di questi eroi portare le bandiere di Israele ad una manifestazione che dovrebbe ricordarli: basti citare il caso di Leone Ginzburg che definiva l’ipotesi dello stato di Israele un progetto imperialista. Si deve anche notare che il gruppo “Voci Ebraiche per la Pace”, che non portava simboli divisivi, ha partecipato a tutta la manifestazione in piena armonia con gli altri manifestanti.In una intervista al Corriere della Sera in merito alle contestazioni alla Brigata Ebraica, l’On. Emanuele Fiano ha sostenuto che “è giusto opporsi a Netanyahu, ma non bisogna confonderlo col popolo ebraico”. L’affermazione è ineccepibile, ma il gruppo intervenuto alla manifestazione, che certamente non rappresentava l’intero popolo ebraico e neppure la maggioranza degli ebrei italiani, portava la bandiera dello stato di cui Netanyahu è primo ministro da vent’anni. Gli slogan che inneggiano alla Shoah sono inaccettabili e devono essere respinti con fermezza; ma la bandiera israeliana è il simbolo dello stato contro cui è in corso un processo per genocidio.Per farla breve: questo è uno di quei casi in cui non si può stare né con la Brigata Ebraica né con chi l’ha contestata.L'articolo Perché per me non si può stare né con la Brigata Ebraica né con chi l’ha contestata proviene da Il Fatto Quotidiano.