La grazia a Minetti può essere annullata? I casi di revoca e l’ipotesi contro-decreto: i dubbi su uno scenario senza precedenti

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La grazia a Nicole Minetti può essere revocata? La domanda sorge spontanea ora che gli scoop del Fatto hanno dimostrato la falsità dei presupposti che hanno postato all’annullamento della condanna a tre anni e 11 mesi di carcere per favoreggiamento della prostituzione e peculato all’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, infatti, ha esercitato il suo potere di clemenza sulla base delle “gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore” di Minetti, un figlio adottivo uruguaiano che nell’istanza di grazia era presentato come “abbandonato alla nascita”. Come racconta Thomas Mackinson sul nostro giornale, però, in questa ricostruzione moltissimi aspetti non tornano. L’ultimo: i genitori del bimbo sono viventi e identificati, e la potestà sul figlio è stata tolta loro solo nel 2023 grazie a una causa intentata da Minetti e dal suo compagno, l’imprenditore milionario Giuseppe Cipriani. A seguito di quest’ultima rivelazione, il Quirinale ha scritto al ministero della Giustizia, a cui spetta l’istruttoria sulle domande di grazia, chiedendo di “acquisire con urgenza le necessarie informazioni”: via Arenula sta svolgendo accertamenti insieme alla Procura generale di Milano, da cui era arrivato il parere favorevole alla concessione.Ma cosa accadrebbe se la falsità degli elementi contenuti nella domanda fosse confermata? La situazione non ha precedenti. Istintivamente verrebbe da rispondere che la grazia dovrebbe essere subito revocata, essendo stata concessa sulla base di presupposti falsi. Ma le cose non sono così semplici: la clemenza presidenziale infatti non è un atto amministrativo, ma politico, e come tale non può essere annullato in autotutela (cioè spontaneamente) se risulta viziato. L’unico caso di revoca esplicitamente previsto dalla legge (articolo 681 del codice penale) è quello di grazia condizionata, cioè subordinata al rispetto di prescrizioni da parte del beneficiario: la condizione più comune, generalmente inserita nei decreti, è quella di non commettere nuovi reati dolosi nei cinque anni dopo la clemenza (dieci se la pena annullata è l’ergastolo). Proprio questa è la clausola che costò la revoca a Graziano Mesina, il bandito sardo graziato nel 2004 da Carlo Azeglio Ciampi, ma poi arrestato di nuovo nel 2013 per traffico di stupefacenti: la clemenza fu revocata dopo la condanna in primo grado.Poiché i decreti di grazia non sono pubblici, però, non è dato sapere se nel caso di Minetti siano state poste delle condizioni al beneficio: è improbabile, in ogni caso, che queste condizioni riguardassero la veridicità della storia del minore. Le verifiche su questo aspetto, infatti, spettavano in toto al ministero della Giustizia e alla Procura generale: come ha ricordato il Quirinale, il capo dello Stato “non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti”. Per questo, interpellato dal Fatto, il costituzionalista dell’Università di Cagliari Andrea Deffenu ipotizza una “revoca atipica” basata sul principio dell’atto contrario, secondo cui l’annullamento o la revoca di un provvedimento deve avvenire tramite lo stesso procedimento e con le stesse forme previste per la sua adozione: “A seguito di una nuova istruttoria del ministero, se emergessero elementi tali da dimostrare la falsità degli elementi contenuti nella domanda, si può ipotizzare un “contro-decreto” del presidente della Repubblica per annullare la grazia già concessa. Ma è un’ipotesi mai verificata”, spiega.La stessa soluzione sembra suggerire Alfonso Celotto dell’Università Roma Tre: “È un principio generale del diritto quello dell’atto uguale e contrario, non si può mai escludere che ci sia spazio per far venire meno una grazia se si scopre che la grazia era stata concessa sulla base di presupposti non sussistenti o non conferenti”. Mentre si spinge ancora più in là Stefano Ceccanti, professore alla Sapienza ed ex parlamentare Pd: “È evidente che se i presupposti dell’atto di grazia fossero infondati l’atto sarebbe annullabile”, twitta. La confusione, insomma, è grande. E al Quirinale di certo non sono felici di questo episodio imbarazzante.L'articolo La grazia a Minetti può essere annullata? I casi di revoca e l’ipotesi contro-decreto: i dubbi su uno scenario senza precedenti proviene da Il Fatto Quotidiano.