Il sondaggio che lancia l’allarme: ecco perché gli italiani non votano

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Una ricerca sulle ragioni del non-voto in Emilia-Romagna, realizzata a febbraio scorso dall’Istituto Demopolis su iniziativa delle associazioni “Bologna Bene Comune” e “Incontri Esistenziali”, getta una luce interessante sul sentimento con cui la gente guarda la politica, anche a livello nazionale. Il punto di partenza sono gli esiti delle ultime elezioni regionali, ma con interviste fatte a febbraio 2026 su un campione stratificato e rappresentativo di cittadini, considerati anche per età: 2.052 intervistati complessivi, di cui il 29% tra i 18 e i 39 anni, il 44% tra i 40 e i 64 anni, il 27% con 65 anni o più. La ricerca ha inoltre considerato anche un sotto-campione di 510 astenuti alle Regionali 2024. Sono tre le aree di interesse: i motivi del non-voto, le priorità attuali per i cittadini e le ragioni per cui chi non è andato a votare potrebbe decidere di farlo.È estremamente interessante scorrere la ricerca perché, sostanzialmente, mette in relazione la decisione di non andare a votare con una percezione più negativa della propria situazione rispetto a chi ha deciso di votare, con uno scetticismo più marcato nei confronti del potere che le istituzioni e la politica hanno di incidere e migliorare la vita concreta della gente.In Emilia-Romagna, nelle ultime elezioni regionali, è andato al voto il 46% degli elettori; nel 2005 aveva votato il 77%. In vent’anni la Regione ha perso quasi un milione di votanti (da 2,6 milioni a 1,6 milioni), smarrendo il primato storico di partecipazione. Quello che emerge dalle interviste, anche fra chi è andato a votare, è che la fiducia è ai minimi. Solo il Presidente della Repubblica supera il 50%, con il 65% di fiducia. La Regione si ferma al 42%, l’Unione Europea al 26%, il Parlamento al 18%. Se dovessero impegnarsi in prima persona, 6 cittadini su 10 sceglierebbero battaglie legate alla propria città, non ai partiti.Oggi il 38% dei residenti in Emilia-Romagna dichiara di non essere “per nulla” interessato alla politica. Nella scelta di voto, il 55% dice di seguire idee e convinzioni personali. Solo il 21% dice di seguire un partito. L’elezione diretta dei sindaci raccoglie il 66% di giudizi positivi. Il 50% promuove l’elezione del Presidente di Regione. Solo il 16% apprezza il Rosatellum bis per le Politiche. E il dato dei giovani, in particolare della fascia 18-39 anni, peggiora ulteriormente questa situazione.Sulle priorità percepite la graduatoria è netta: l’81% mette al primo posto gli investimenti in sanità e la riduzione delle liste d’attesa. Segue la maggiore sicurezza nelle città con il 76%. Dopo le alluvioni del 2023, il 73% chiede la messa in sicurezza del territorio. Il 55% sollecita una gestione più oculata dell’immigrazione e il 40% misure a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie.Questi dati cambiano guardando chi non ha votato alle Politiche 2022 e alle Regionali 2024. Qui il clima è più amaro: la soddisfazione per la qualità della vita crolla al 50%, 15 punti sotto la media regionale. Anche la fiducia nel Capo dello Stato scende al 44%, cioè 21 punti in meno rispetto al dato medio. La ragione dirimente del non-voto è la delusione verso i partiti, ancora più marcata tra gli under 40. Il 64% degli astenuti alle Politiche dichiara di non sentirsi rappresentato. Tra i più giovani pesa anche la percezione che la politica non incida più sulla vita reale. Nella ricerca si chiede anche che cosa potrebbe riportare alle urne chi ha deciso di non andare a votare. Il 72% chiede che la politica “esca dalla mischia sterile” e torni sui problemi concreti: sicurezza, sanità, costo della vita. Il 69% invoca una migliore selezione della classe dirigente.Qual è la ragione profonda di questa sfiducia che porta a disinteressarsi della cosa pubblica?I giovani, nella ricerca, chiedono di avere a che fare con persone credibili, capaci di portare proposte concrete e di avere una visione di futuro. Mi sembra un ottimo programma per noi adulti. I giovani chiedono che la politica esca dalla guerra continua, dagli scontri senza fine. L’individualismo, la mancanza di interesse per il bene comune e lo scetticismo che non fa neanche alzare dal divano per andare a votare hanno come radice profonda una mancanza di speranza e l’idea che il bene comune, in ultima analisi, non coincida con il proprio bene privato.C’è una trascuratezza di fondo che, piano piano, ci fa pensare che tanto sia inutile. Ognuno è chiuso nel proprio guscio, nella propria famiglia, nel proprio giro di amici. Vedo un grande individualismo e una grande solitudine.Non è un caso che in Italia una famiglia su due sia composta da una sola persona. Soprattutto i giovani hanno bisogno di avere davanti persone credibili, a cui poter dare fiducia: persone che non deludono, che fanno quello che dicono, persone che sanno intercettare la loro domanda, anche in modo molto concreto, e che hanno una visione di speranza.Se vogliamo impegnarci in politica, dobbiamo fare una proposta all’altezza delle aspettative, delle domande, delle persone con cui entriamo in relazione, sapendole ascoltare.Presentazione di Demopolis: https://www.elenaugolini.it/wp-content/uploads/2026/04/Report_NonVoto_EmiliaRomagna_Demopolis_2026.pdfL'articolo Il sondaggio che lancia l’allarme: ecco perché gli italiani non votano proviene da Nicolaporro.it.