Beatrice Venezi è «serena. Sto ricevendo migliaia di messaggi, mail, commenti social. Un’ondata di affetto dall’Italia e dall’estero perché la notizia è esplosa nel mondo». La direttrice d’orchestra parla con il Corriere della Sera del licenziamento da parte del Teatro La Fenice di Venezia dopo l’intervista a La Nacion. E si difende: «Non ho accusato nessuno di nepotismo. L’intervista parla chiaro. Vogliamo dire della disparità di trattamento da parte della fondazione nei miei confronti? I dipendenti sono andati avanti per mesi con denigrazioni e diffamazioni, con il tacito consenso del sovrintendente». Il riferimento è a Nicola Colabianchi, che ieri ha spiegato la sua versione sull’allontanamento.Beatrice Venezi e il Sovrintendente«Se si fanno proclami dal palco durante un concerto senza il via libera del sovrintendente si rischiano lettere e sanzioni, che dalla fondazione non sono mai arrivate ai responsabili. Colabianchi ha concesso all’orchestra di fare una campagna di odio contro di me, con spillette e lancio di volantini, dando al mondo un’immagine scadente della Fenice. Hanno messo in discussione la mia competenza, il mio talento, il mio percorso. Sono arrivati a dire che il Colòn di Buenos Aires è un teatro di provincia», sostiene Venezi. Sugli orchestrali che si tramandano il posto di padre in figlio, «Mai detto. Era un paragone tra la mia situazione e quella presente nel nostro mondo. Io non vengo da una genealogia di musicisti, mi sono fatta da sola e nessuno ha avuto per me il minimo rispetto, umano prima che artistico».La spilla SwarovskiDice anche che «non mi sembra un’offesa aver detto che sulla spilletta di protesta potevano metterci dei brillantini». Poi fa i nomi dei presunti figli di: «Ad esempio Marco e Anna Trentin, attualmente in organico, parenti dello storico oboista della Fenice, Giorgio. Magari sono i migliori sulla piazza, oppure no. Ma è evidente che ci sia una facilità». Anche sui concorsi truccati replica: «Mai detto. Ma al momento di scegliere, l’appartenenza a una famiglia di musicisti gioca un ruolo. Un vantaggio competitivo che io non ho mai avuto». E sulla premier: «Io sono stata scelta dal sovrintendente. Fossi stata scelta da Giorgia Meloni sarei ancora alla Fenice». Sulle presunte chiamate della premier: «Non ho sentito nessuno di FdI. Le uniche testimonianze di solidarietà le ho avute da Salvini, Ceccardi e Santanchè. Se tornassi indietro non cederei alla richiesta insistente di Meloni di suonare a un convegno di FdI, prima del voto del 2022. Guardi lei quanti danni ho avuto in cambio… Sono stata fatta carne da macello, nessuno mi ha tutelata».Non ho tessereIl governo non l’ha difesa, secondo Venezi, «perché io non ho tessere e non sono funzionale. Non sta a me fare valutazioni politiche, decideranno gli italiani quando sarà il momento di votare». Sul padre un tempo dirigente di Forza Nuova: «La sfido a trovare una mia dichiarazione che possa essere associata al fascismo o all’intolleranza. Io sì che sono stata trattata con intolleranza, come un oggetto, un corpo estraneo da espellere dal sistema». Secondo lei tutto comincia «dopo Sanremo. Prima di salire su quel palco nel 2021 ero stata osannata persino da Augias, che definì “prezioso” il mio libro, salvo poi dopo il 2022 affermare in tv che non ero diplomata. Poi c’è stata la polemica sull’uso del termine maestro o maestra, la Boldrini mi ha attaccata e tutto ha preso una dinamica politica».Il premio AtrejuE ribadisce: «Non ho mai avuto una tessera di partito, non devo niente a Roma, non ho mai fatto politica in vita mia. Mio malgrado sono diventata un simbolo di cambiamento. Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via. Non sono stata difesa perché non sono organica al partito». Sul premio Atreju, la festa di FdI: «Lo hanno ricevuto anche tanti personaggi dello sport e dello spettacolo. E poi, se fossi stata la raccomandata che tutti dicono, sarei ancora saldamente alla Fenice. Invece chi è ancora là è il sovrintendente, contro cui sono state fatte non so quante proteste». E sul sovrintendente che vorrebbe favorire la moglie soprano: «L’ho letto sul Corriere , mi sembra un elemento molto importante di riflessione, magari va detto a Report ».Meloni e il licenziamentoUn retroscena (smentito) del Corriere qualche giorno fa parlava di un via libera di Meloni al suo licenziamento: «Io non ho avuto alcun tipo di contatto con Roma. Per dire del savoir faire , le rivelo che ho saputo dell’annullamento dall’Ansa. Il sovrintendente mi ha spedito una mail senza farmi prima una telefonata». Sulla causa che potrebbe fare a La Fenice rivela: «L’aspetto legale è in costruzione, lo farà il mio avvocato. Ma voglio dire ancora qualcosa sulla disparità di trattamento tra me e i dipendenti. Negli ultimi mesi ho subìto una campagna diffamatoria, fino al bullismo». E ribadisce la sua amicizia con Pietrangelo Buttafuoco, che alla Biennale ha aperto il padiglione russo: «Penso che Buttafuoco faccia bene, sono una sua grande sostenitrice. Viva l’arte libera, viva gli intellettuali liberi».Colabianchi e la sinistraInfine, dice che la sinistra governa la cultura anche se c’è la destra al potere: «Colabianchi si è trasformato nel perfetto cavallo di Troia a favore dei sindacati e della sinistra. Era più facile farmi fuori per mantenere il quieto vivere e tenersi il doppio stipendio, sovrintendente e direttore artistico. E l’orchestra mi ha così osteggiata per paura del nuovo, paura di uscire da una struttura consolidata in cui si è sempre fatto così». L’ultima battuta: in futuro, starà alla larga dalla politica? «Questo è poco ma sicuro».L'articolo Beatrice Venezi: «Nella cultura comanda ancora la sinistra. Non suonerei più per Meloni» proviene da Open.