Al referendum sulla riforma Nordio della magistratura abbiamo improvvisamente scoperto che i giovani avevano votato contribuendo in misura forse determinante alla vittoria del No con circa quindici milioni di voti. Sì, perché forse non lo ricordavamo nemmeno più di avere tanti giovani!Restano sempre una minoranza: i giovani sotto i 25 anni, infatti, sono circa 6,3 milioni, rappresentando il 10,6% della popolazione totale. Questo dato evidenzia un forte calo demografico negli ultimi vent’anni, con una drastica diminuzione rispetto agli oltre 8,6 milioni del 2004 (Istat). L’età media in Italia è tra le più alte al mondo, attestandosi intorno ai 48-49 anni. Il fenomeno è causato da una bassa fecondità e dall’aumento dell’aspettativa di vita, che porta la percentuale degli over 65 a rappresentare quasi un quarto della popolazione (Istat).Complessivamente la popolazione residente è in costante diminuzione. Dai circa 59 milioni attuali, è previsto un calo a 58,6 milioni entro il 2030 e a 54,1-54,8 milioni entro il 2050 (Istat). Nel 2025, si stima un numero di nati molto basso (circa 355 mila) a fronte di oltre 650 mila decessi, confermando l’inverno demografico. Anche la fecondità in calo: circa 1,14 figli per donna nel 2025, tra le più basse in Europa la cui media è 1,34 (Eurostat), nonostante che “Dio, Patria e Famiglia” sia l’asse portante del governo Meloni dal 2022.Ciononostante in cima alle preoccupazioni della destra c’è l’ossessione per il rischio immaginario di “invasione” di migranti, il pericolo di “sostituzione etnica”, al punto tale da fare della “remigrazione” il prossimo cavallo di battaglia elettorale, insieme alla deportazione nei centri in Albania.Eppure, sebbene si preveda un saldo migratorio positivo (più immigrati che emigrati, ad esempio +296mila nel 2025), questo flusso non sarà in grado di invertire la tendenza al calo demografico strutturale, causato dal basso numero di nascite e dall’elevato numero di decessi e non potremmo mai fare a meno di quelle braccia, che servono nei nostri campi, nelle fabbriche, nei ristoranti e per sollevare i nostri anziani.Purtroppo molti giovani, soprattutto quelli con maggiore qualità professionale, ma non solo, emigrano per trovare un lavoro migliore all’estero: 191 mila nel 2024 (Istat) cosa facciamo per fermare questa emorragia? Poco o nulla.PS. A proposito proprio i lavoratori e lavoratrici dell’Istat hanno protestato in questi giorni per denunciare le basse retribuzioni e la dequalificazione della loro professionalità. Cos’altro ancora deve succedere?L'articolo Neanche il flusso migratorio può fermare l’emorragia demografica in Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.