A quattro mesi dal trapianto e due dalla morte, il caso di Domenico Caliendo entra nella sua fase più delicata. L’incidente probatorio disposto dal giudice per le indagini preliminari, Mariano Sorrentino, segna infatti il passaggio da una ricostruzione frammentata dei fatti a un’analisi tecnico-scientifica destinata a pesare in un eventuale processo.L’incidente probatorio entra nel vivoLa vicenda del piccolo Domenico Caliendo – attaccato a una macchina per due mesi perché nel suo petto era stato trapiantato un cuore “bruciato” – entra nella fase decisiva dell’inchiesta. Con l’avvio dell’incidente probatorio disposto dal giudice la ricostruzione dell’intero percorso clinico diventa materia di analisi tecnico-scientifica destinata a incidere in modo determinante sul procedimento. Dodici quesiti sono stati affidati al collegio peritale composto da Ugolino Levi, Ferdinando Luca Lorini e Biagio Solarino. L’obiettivo è chiarire ogni passaggio del trapianto eseguito il 23 dicembre 2025 al Ospedale Monaldi, verificando eventuali difformità rispetto alle linee guida e stabilendo se una diversa gestione clinica avrebbe potuto modificare l’esito. Il punto centrale è uno: stabilire se vi siano state “difformità non giustificate” rispetto alle linee guida e, soprattutto, se una diversa condotta avrebbe potuto cambiare l’esito.Una catena di eventi sotto esameL’indagine non riguarda un singolo momento ma l’intera sequenza che ha portato al fallimento del trapianto. I periti dovranno analizzare la fase di espianto del cuore a Bolzano, il trasporto verso Napoli, l’intervento chirurgico e la gestione successiva al fallimento. Al centro dell’attenzione c’è anche il comportamento dell’equipe sanitaria, compresa la cardiochirurga Gabriella Farina, che ha eseguito l’espianto e coordinato il trasporto dell’organo. Le ipotesi investigative emerse nei mesi precedenti parlano di possibili criticità già in questa fase iniziale, con il sospetto che il cuore potesse aver subito un danno prima ancora dell’impianto.Il nodo del trasporto e la conservazione dell’organoUno dei punti più controversi riguarda il trasferimento del cuore da Bolzano a Napoli. Alcune ricostruzioni hanno ipotizzato condizioni di conservazione non corrette, con l’organo descritto come eccessivamente congelato durante il trasporto. Circostanza fosse confermata dalle dichiarazioni del personale presente in sala operatoria la mattina del 23 dicembre 2025. Non a caso, tra i quesiti dei periti rientra proprio la verifica delle modalità di trasporto e della corretta gestione della catena di conservazione. Una volta arrivato al Monaldi, il cuore è stato trapiantato dal team guidato dal cardiochirurgo Guido Oppido. In questa fase si concentrano alcune delle valutazioni più delicate dell’inchiesta.Il collegio peritale dovrà stabilire se la cardiectomia, cioè la rimozione del cuore malato del bambino, sia stata eseguita nei tempi e nei modi corretti o se potesse essere anticipata rispetto all’arrivo dell’organo da trapiantare. La tempistica delle decisioni chirurgiche è considerata uno dei punti centrali per comprendere l’eventuale catena causale dell’esito finale. Durante l’interrogatorio davanti al gip la difesa del cardiochirurgo sono stati mostrati una foto e un video con il cuore di Domenico che batte ancora alle 14.34, mentre cartella clinica e testimonianze avevano fissato il clampaggio alcuni minuti prima.Il cuore trapiantato e i segnali di malfunzionamentoSecondo alcune ricostruzioni, il cuore trapiantato avrebbe manifestato da subito segni di grave sofferenza funzionale, fino a fenomeni anomali come il gonfiore del tessuto cardiaco già a Bolzano. Questi elementi, se confermati dalle analisi, aprirebbero due scenari distinti. Da un lato l’ipotesi di un organo già compromesso prima dell’impianto, dall’altro quella di criticità emerse durante o subito dopo l’intervento chirurgico. In entrambi i casi, la conseguenza sarebbe un possibile fallimento non riconducibile a una singola causa ma a una combinazione di fattori. Un ulteriore elemento centrale riguarda la gestione clinica dopo il fallimento del trapianto. I periti dovranno valutare se siano state adottate tutte le misure disponibili o se esistessero alternative terapeutiche praticabili come il Berlin Heart.Tra le ipotesi da verificare rientrano eventuali supporti meccanici o protocolli di emergenza che avrebbero potuto modificare l’evoluzione clinica. Il giudizio tecnico dovrà stabilire se tali opzioni fossero realisticamente applicabili nel contesto specifico. L’inchiesta della Procura di Napoli, coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, vede indagati sette medici per omicidio colposo in concorso. Tra questi figurano il cardiochirurgo Guido Oppido e la collega Gabriella Farina. Al primo anche un presunto falso. Il prossimo passaggio giudiziario riguarda l’8 maggio, quando gli indagati saranno nuovamente ascoltati in relazione alla richiesta di una misura interdittiva.Per la famiglia del piccolo, rappresentata dall’avvocato Francesco Petruzzi, l’incidente probatorio rappresenta un passaggio fondamentale per fare chiarezza dopo mesi di ricostruzioni contraddittorie. Sul piano tecnico, però, ogni conclusione è rinviata ai risultati degli esami sui tessuti e sui cuori analizzati, quello malato di Domenico e quello che avrebbe dovuto portarlo a vivere una vita normale, attesi a partire dal 10 giugno.L'articolo Cuore “bruciato”, dodici quesiti ai periti per la verità sul trapianto di Domenico Caliendo. Attesa per l’incidente probatorio proviene da Il Fatto Quotidiano.