Qui al bar stiamo ancora raccogliendo i cocci dell’ennesima cocente mancata qualificazione dell’Italia da un campionato mondiale di calcio. E ancora dobbiamo capire se Giovanni Malagò, il candidato ufficioso per la successione alla guida della Federazione, sia l’uomo giusto per ricostruire ciò che è in macerie. Ma ora scopriamo che, nel Paese più pazzo del mondo che ospita una parte dei Mondiali insieme al Messico, la sorpresa potrebbe essere dietro l’angolo: Paolo Zampolli, l’inviato speciale di Donald Trump nel nostro Paese, ha infatti proposto al presidente della Fifa, lo svizzero Gianni Infantino (un altro piuttosto incline ad assecondare l’ego del presidente Usa) di portare d’ufficio l’Italia al torneo, facendola subentrare all’Iran. Secondo Zampolli, i quattro titoli da noi già vinti sono sufficienti a giustificare un atto di prepotenza sportiva: la nazionale degli ayatollah si è regolarmente qualificata, a differenza nostra. E ha confermato pure di essere pronta a partecipare alla rassegna iridata. L’inviato speciale pensa che, con una mossa del genere, potrebbe ricucire i rapporti tra Trump e Giorgia Meloni, dopo che l’inquilino della Casa Bianca si è detto scioccato dal rifiuto di Roma di aiutarlo nella guerra in Medio Oriente. Ma se Infantino si prestasse veramente a una simile assurdità, subiremmo di certo la rappresaglia di Teheran. Considerando che quattro nostre navi sarebbero attese nello Stretto di Hormuz per le attività di sminamento, rischieremmo di trasformare un Mondiale in un pericoloso casus belli. E poi, c’è da scommettere – o forse da sperare – che l’Iran vada a giocare e giochi negli Usa anziché solo in Messico, a suggello di una pace di ritrovata. Inverando il famoso detto di Winston Churchill: gli italiani perdono le guerre come partite di calcio e le partite di calcio come guerre. Il BarisraL'articolo Se l’amico di Trump gli chiede di portare l’Italia ai mondiali proviene da Nicolaporro.it.