Artificiali o naturali che siano, qualcuno li chiama strettoie, o rotte obbligate; nel mondo dei trasporti marittimi e dell’interscambio commerciale via mare (80% dell’interscambio di beni e merci viaggia sulle navi) vengono definiti choke points.Lo Stretto di Hormuz con un una performance annua di circa il 20% del petrolio mondiale e una quota rilevante della produzione di gas naturale, è sotto i riflettori. Ma altri choke points di analoga importanza sono monitorati ora per ora. E’ il caso dello Stretto di Bab el Mandab, che separa l’Oceano Indiano dal Mar Rosso e dalla rotta verso Suez attraverso il quale transita circa il 10% del totale interscambio mondiale via mare. Fra il 2023 e il 2025 in questo stretto e quindi nel Mar Rosso sono state attaccate più di cento navi, nella quasi totalità dai ribelli Houthi nello Yemen. Lo stato di perenne allerta nello Stretto di Bab el Mandab, ha spinto le principali compagnie di navigazione a dirottare la maggior parte dei loro traffici e quindi delle loro flotte verso la rotta che prevede la circumnavigazione dell’Africa. Rotta per altro, che a partire dalle coste somale, per poi “sfiorare” le coste nigeriane e quelle del West Africa, presenta un altissimo rischio pirateria.All’emergenza Bab el Mandab è strettamente legata anche la crisi di un altro choke point strategico, il Canale di Suez (12% del traffico marittimo mondiale e circa il 30% del traffico di navi container), che nella storia ha evidenziato la sua vulnerabilità con la chiusura totale decisa dall’Egitto fra il 1967 e il 1975 (15 navi bloccate per otto anni dentro al Canale) e in tempi più recenti con l’incidente della Ever Given, la portacontainer della compagnia Evergreen che arenandosi nel Canale ne provocò nel 20221 il blocco per sei giorni.Ma il choke point strategicamente più importante è lo Stretto di Malacca fra Malesia, Indonesia e Singapore. Si calcola che vi transitino più di 100.000 navi all’anno, nonostante la sua conformazione molto stretta che rende in taluni tratti quasi impossibile il suo utilizzo contemporaneo nelle due direzioni. E’ determinante per tutte le economie dell’Asia e del Pacifico. Fra il 22 e il 23% del traffico marittimo mondiale percorre questa rotta che è strategica per il 25% dei traffici petroliferi del mondo.Tornando in Europa un altissimo valore specie per alcuni tipi di commodities aveva lo Stretto dei Dardanelli che collega il Mar Egeo al Mar di Marmara, e quindi (tramite il Bosforo) al Mar Nero. Choke point strategico in particolare per il trasporto di grano e cereali dalla Russia e dall’Ucraina, con un traffico oggi quasi azzerato a causa del conflitto fra questi due Stati.Ovviamente una posizione di rilievo è occupata nella classifica delle strettoie del traffico marittimo, dal Canale di Panama, (6% del traffico marittimo mondiale e un’importanza strategica confermata dalla lotta Usa-Cina per il controllo dei porti collocati ai due accessi, in Atlantico e in Pacifico) che, nonostante i lavori di allargamento relativamente recenti, soffre le conseguenze del cambiamento climatico e di una siccità che in alcune stagioni ha limitato la sua transitabilità.Una crisi contemporanea di più choke points avrebbe conseguenze disastrose per l’economia mondiale, probabilmente scatenando una reazione a catena negli equilibri geo-politici, uno choc petrolifero ed energetico di ben maggiori dimensioni rispetto a quello attuale, la distruzione della catena logistica e degli approvvigionamenti.Per altro nell’elenco classico dei choke points spesso non vengono presi in considerazione strettoie come quella di Gibilterra, quella dello Stretto di Bering e dei passaggi indispensabili per lo sfruttamento della rotta Artica.E forse per la prima volta anche le grandi potenze, spesso disattente in materia, si trovano a dare ragione a Temistocle, quando affermava Temistocle che “chi controlla i mari controlla il mondo”. Con una integrazione: “chi controlla gli Stretti potrebbe determinare una guerra globale”L'articolo Allerta massima sulle strettoie del traffico marittimo mondiale proviene da Nicolaporro.it.